William Ury: lezione di umanità

Il 12 ottobre a Vicenza si è svolto un evento formativo fuori dal comune: una giornata con William Ury. Un vero mostro sacro dello studio e della pratica del negoziato e del conflitto a livello internazionale, che non richiede presentazioni. Non mi sono lasciato certo sfuggire l’occasione per una ghiotta fotografia che ha richiesto – ovviamente – un veloce negoziato con la sua assistente/segretaria/filtro che mi voleva.. allontanare.. William è una persona davvero speciale, non solo si è gentilmente prestato per la foto e per rispondere a qualche mia domanda, ma alla fine è restato a firmare autografi subissato da una folla a tratti opprimente (oltre 1.500 i partecipanti…) sempre con la massima disponibilità ed il sorriso sulle labbra. Un grande uomo. Una star che non si comporta da star…

Per i non addetti ai lavori  segnalo solo che è un antropologo, co-fondatore del PON (Program on Negotiation) ed è attualmente Senior Fellow of the Harvard Negotiation Project. Presso la stessa prestigiosa università tiene il corso intitolato “Dealing With Difficult People and Difficult Situations“. E’ stato coinvolto come terza parte (mediatore) in molti gravi conflitti internazionali. Autore di libri che sono autentici best-sellers (8 milioni di copie vendute, tradotte in oltre 30 lingue…) tra cui il famoso “Getting to yes” che non può mancare nella biblioteca di un qualunque appassionato di negoziazione; recentemente ha pubblicato in Italia “Il No positivo” che era poi anche il titolo del seminario vicentino in cui i suoi vecchi battaglia (BATNA e negoziato sugli interessi) sono stati integrati con mirabile approccio costruttivo per la conservazione dei valori sottostanti gli interessi e le posizioni.

Tante le storie di negoziati difficili in situazioni ad alto tasso di tensione (inclusi gli insulti ad appena 20 cm. dal proprio viso  proferiti presidente del Venezuela Ugo Chavez …), quella che maggiormente mi ha colpito è la vicenda di un uomo che ha salvato il mondo dalla Terza (e probabilmente ultima..) Guerra Mondiale e che purtroppo è rimasto sconosciuto ai più: Vasili Arkhipov

Una dimostrazione , se ce ne fosse di bisogno, di come il mondo e la vita sono sostanzialmente ingiusti: nessuno ottiene quel che merita, se non in rari casi. Non c’è nessuna entità speciale che è in grado di attribuire a ciascuno secondo i propri effettivi meriti. Altrimenti non si spiegherebbe come un autentico salvatore dell’umanità possa essere, non solo arrestato al suo rientro in patria (e questo può essere compreso ricordando la situazione politica dell’epoca…), ma semplicemente.. ignorato da tutti noi che, probabilmente non saremmo qui in questo momento se si fosse comportato diversamente. Se non avesse pronunciato quel NO che ha impedito il lancio di un missile dotato di testata nucleare in grado di scatenare la fine del mondo. La storia la potete leggere qui: io mi limito a constatare che un uomo del genere  – che, a mio avviso, meriterebbe più di una statua in giro per le piazze.. – aveva tutte le caratteristiche di un ottimo negoziatore.

Ha mantenuto il suo sangue freddo anche dopo che 60 giorni di immersione forzata in un sottomarino russo pedinato dalla marina americana, avevano stremato il fisico e la mente dei sommergibilisti: il comandante sovietico ed il consigliere politico, messi a dura prova dal lancio di bombe da parte delle navi americane in superficie avevano già deciso di usare un missile nucleare, ma Vasili disse NO. Per fortuna, il protocollo preveda l’unanimità tra i 3 della linea di comando: il No di Arkhipov evitò qualcosa di assolutamente irreparabile e che sarebbe stato solo il frutto di una decisione emotiva. Gli americani, infatti, non stavano realmente attaccando: si limitavano a “stanare” i sommergibili, anche se le bombe potevano facilmente essere scambiate per atti ostili e non per inviti ad emergere…

Classica decisione in situazione di incertezza: che fare? Sparare il missile o no? Quali i pro ed i contro di ogni scelta?

Se al posto di Vasili ci fosse stato qualcun altro, forse non staremmo qui oggi a parlarne: qualcuno che magari credeva – in perfetta buona fede – di dover eseguire gli ordini, o di reagire legittimamente ad un attacco. Qualcuno che si riteneva dalla parte della “ragione”, addossando ad altri “il torto”.

Ci vuole davvero tanto coraggio per pronunciare un NO del genere in una situazione del genere. Era molto più facile allinearsi; eppure anche nelle situazioni più drammatiche esiste sempre un alternativa. Bisogna tuttavia cercarla e valutarla a mente fredda.

Valutando l’immensità dell’accaduto e paragonandolo al modo di negoziare delle persone normali non posso che restare basito: si perde la testa per un niente scatenando al nostra piccola guerra nucleare che mette fine alla relazione con gli altri, quando non determina autentiche tragedie. L’essere umano moderno si circonda di tanti piccoli conflitti personali scartando a priori la ricerca di un alternativa che pure c’è e che solo un intelletto obnubilato dall’ira, dalla sofferenza, dalla rabbia e dall’orgoglio non riesce a vedere.

Almeno i professionisti del negoziato dovrebbero conoscere questi problemi ed evitarli, mentre invece, finiscono per lanciare i loro missili nucleari che annientano l’altro. E lo fanno tutto sommato a cuor leggero perché la loro decisione non farà morire nessuno, non si tratta di un pericolo per l’umanità… Quanti avvocati si sentono oggi un piccolo Vasili?

Eppure io non avrei voluto nessuno di costoro nel sommergibile, in quella giornata d’ottobre del ’62.

Qualcuno che antepone la questione del torto e della ragione alla sicurezza del sistema.

Ora potremmo anche pensare che il piccolo conflitto di condominio o tra coniugi non possa nemmeno essere paragonato allo scoppio della terza guerra mondiale: il problema sta proprio in questo. Non sono le dimensioni del conflitto a fare la differenza o la situazione in cui si svolge, ma solo l’atteggiamento delle persone coinvolte.

Per i visionari come me, che pensano che il conflitto può essere risolto a patto di provarci, segnalo questo incredibile progetto di William sulla madre di tutti i conflitti: quello apparentemente irrisolvibile tra israeliani e palestinesi: http://www.abrahampath.org/about.php

Noi crediamo che non importa ciò che ci divide; ciò che ci unisce è molto più grande

 

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