Videosorveglianza, condominio e privacy

Nel corso degli ultimi anni si è constatato un forte incremento dell’impiego di sistemi a circuito chiuso, di telecamere e di altri sofisticati strumenti di rilevazione di immagini da parte sia di soggetti pubblici, sia di soggetti privati. Cosicché il Garante privacy è dovuto intervenire, a più riprese, per fornire chiarimenti relativi all’uso privato delle telecamere.
Prendiamo in esame un caso comunissimo, che può riguardare ogni giorno tutti noi: l’impiego di sistemi di videosorveglianza nei condomini.

Il provvedimento del Garante datato 29 aprile 2004 ha precisato che:

6.2.4. Videocitofoni
Sono ammissibili per identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati videocitofoni o altre apparecchiature che rilevano immagini o suoni senza registrazione. Tali apparecchiature sono dislocate abitualmente all’ingresso di edifici o immobili in corrispondenza di campanelli o citofoni, appunto per finalità di controllo dei visitatori che si accingono ad entrare. La loro esistenza deve essere conosciuta attraverso una informativa agevolmente rilevabile, quando non sono utilizzati per fini esclusivamente personali (art. 5, comma 3 del Codice).

Per quanto concerne, invece, l’installazione di dispositivi di rilevamento e controllo, il discorso si fa -inevitabilmente- più complesso. :-(

Il Codice in materia di dati personali trova applicazione in caso di utilizzazione di un sistema di ripresa di aree condominiali da parte di più condomini, oppure da un condominio (o dalla relativa amministrazione, comprese le amministrazioni di residence o multiproprietà). L’installazione, in questi casi, è ammissibile esclusivamente in relazione all’esigenza di preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni da concrete situazioni di pericolo, di regola costituite da illeciti già verificatisi, oppure nel caso di attività che comportano, ad esempio, la custodia di denaro, valori o altri beni (recupero crediti, commercio di preziosi o di monete aventi valore numismatico).
La valutazione di proporzionalità va effettuata anche nei casi di utilizzazione di sistemi di videosorveglianza che non prevedano la registrazione dei dati, in rapporto ad altre misure già adottate o da adottare (ad esempio sistemi comuni di allarme, blindatura o protezione rinforzata di porte e portoni, cancelli automatici, abilitazione degli accessi).

L’installazione ad iniziativa di singoli condomini non è soggetta all’applicazione del Codice privacy quando i dati non sono comunicati sistematicamente o diffusi (art. 5 comma 3), ma richiede comunque l’adozione di cautele a tutela dei terzi.
Secondo il Garante, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata

Art. 615-bis. Interferenze illecite nella vita privata
Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione, escludendo ogni forma di ripresa anche senza registrazione di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o antistanti l’abitazione di altri condomini.

La Cassazione, al riguardo, esprime un orientamento differente: estende la possibilità di effettuare riprese in parti comuni, ammettendo, in ambito probatorio, l’utilizzabilità delle videoregistrazioni quando

Cassazione penale, sez. V, sentenza num. 22602 del 14 maggio 2008

…l’area interessata dalle videoregistrazioni, operate con telecamera sita all’interno dell’appartamento, ricade nella fruizione di un numero indifferenziato di persone e non attiene alla sfera di privata dimora di un singolo soggetto; e, con specifico riferimento a riprese effettuate dalla pubblica via verso l’ingresso di un privato edificio, si è opinato che vadano considerate legittime – e pertanto utilizzabili – le videoregistrazioni dell’ingresso e del piazzale di accesso a un edificio sede dell’attività di una società commerciale, eseguite dalla pg dalla pubblica strada, mediante apparecchio collocato all’esterno dell’edificio stesso, non configurando esse un’indebita intrusione nè nell’altrui privata dimora, nè nell’altrui domicilio, nozioni che individuano una particolare relazione del soggetto con il luogo in cui egli vive la sua vita privata, in modo da sottrarla a ingerenze esterne, indipendentemente dalla sua presenza…

La ripresa di aree comuni non può ritenersi in alcun modo indebitamente invasiva della sfera privata dei condomini, in quanto l’indiscriminata esposizione alla vista di altri, in un’area che costituisce pertinenza domiciliare e che non è deputata a manifestazioni di vita privata esclusive, è incompatibile con una tutela della riservatezza.

La Corte, fa di più, prendendo in considerazione la circostanza che l’impianto consenta anche la ripresa, dall’esterno, di limitate zone di proprietà esclusiva di altri condomini: parte di un balcone o di un davanzale. In detta ipotesi, valutando la volontarietà dell’imputato circa la configurabilità del reato di interferenza nella sfera privata altrui, osserva che

Cassazione penale, sez. V, sentenza num. 44156 del 21 ottobre 2008

…non era certamente volontà dell’imputato, che secondo le stesse sentenze di merito aveva installato l’impianto solo per ragioni di sicurezza esterne, riprendere anche aspetti della vita privata dei suoi vicini all’interno della loro casa: e di tanto danno atto indirettamente le stesse decisioni di merito, evidenziando che l’angolazione delle telecamere consentiva la visuale solo incidentale di piccole porzioni di uno sporto e di un poggiolo, non interessandosi affatto del tipo e della estensione di tale visuale, e, soprattutto, ricordando che l’imputato aveva fornito ai vicini la possibilità di controllare quanto visualizzato dalle telecamere (in realtà di una non si è neppure sicuri che avesse mai funzionato) mediante i televisori all’interno delle loro case.
Sicchè può concludersi che, in relazione alla ripresa di immagini attinenti alla vita privata svolgentesi in ambito domiciliare protetto, difetta comunque l’elemento soggettivo del reato.

In conclusione, saranno pienamente legittime le videoriprese effettuate tramite una telecamera esterna rivolta verso luoghi qualificati come esposti al pubblico, poiché caratterizzati da uno spazio soggetto alla visibilità di coloro che vi si trovino, senza alcuna intrusione nella sfera privata.

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