Uso improprio delle tecnologie e cyberbullismo: rischi e rimedi

Oggi il fenomeno del bullismo è molto diffuso nelle scuole, ma anche in rete. È stato, pertanto, proposto il termine cyberbullismo per denominare proprio gli “atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, la messaggeria istantanea, i blog, i telefoni cellulari, i cercapersone e/o i siti web” eseguiti persistentemente da una persona singola o da un gruppo con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un’altra persona, che non può facilmente difendersi.
Alcuni studiosi anglofoni sono soliti distinguere il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, dal cyberharassment (cybermolestia), che avviene, invece, tra adulti o tra un adulto e un minorenne. Tuttavia, nell’uso corrente, il termine cyberbullismo viene utilizzato indifferentemente dall’età delle persone coinvolte.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, è possibile distinguere diverse categorie del fenomeno.
Il flaming (ossia la battaglia verbale online) è una forma atipica di cyberbullismo, in quanto i messaggi online violenti e volgari sono inviati da due contendenti che hanno lo stesso potere e che si affrontano “ad armi pari”, per una durata temporale delimitata dall’attività online condivisa.
L’harassment (dall’inglese “molestia”) consiste in messaggi insultanti e volgari che vengono inviati ripetutamente nel tempo, attraverso l’uso di email, sms, mms, pubblicazioni moleste su blog, spyware per controllare i movimenti online della vittima, telefonate mute.
Il cyberstalking (o cyber-persecuzione) si verifica quando le molestie divengono particolarmente insistenti ed intimidatorie cosicché la vittima inizia a temere per la propria incolumità fisica.
La denigrazione, a differenza di quanto avviene nel cyberstalking, può concretizzarsi in una sola azione, capace però di generare effetti denigratori per la reputazione della vittima. Ad esempio la pubblicazione all’interno di comunità virtuali, forum, messaggistica immediata, blog o siti web di “pettegolezzi” e commenti crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori.
L’impersonation (ossia la sostituzione di persona) consiste nella violazione dell’account di un’altra persona (ottenendo consensualmente la password o riuscendo ad individuarla) al fine di farsi passare per questa ed inviare messaggi ingiuriosi, che screditino o creino problemi alla persona stessa.
L’esclusione consiste nell’estromissione intenzionale di una persona da un gruppo online (una “lista di amici”), da una chat, da un game interattivo o da altre attività online, esclusivamente al fine di ferirla.
Inoltre è possibile che, successivamente ad un periodo di apparente amicizia nel quale si viene in possesso di informazioni riservate sul conto della futura vittima, il cyberbullo pubblichi su un blog o diffonda attraverso email, senza alcuna autorizzazione, le confidenze spontanee (outing) o le fotografie riservate e intime oppure solleciti l’amico a condividere online segreti e/o informazioni imbarazzanti su se stesso o su qualcun altro (trickery) per poi diffonderli ad altri utenti della rete.

Gli studi pubblicati sul fenomeno dimostrano che i cyberbulli credono di potersi nascondere dietro all’anonimato, pensano di essere invisibili, non identificabili, e per tale motivo di rimanere impuniti. Al contempo, nelle giovani vittime è molto radicata l’omertà, in quanto (pur essendo elevato il numero di bambini ed adolescenti che dichiara di essersi trovato coinvolto in episodi di bullismo online) è altamente improbabile che essi trovino il coraggio di parlarne con qualcuno. I giovani internauti hanno paura che, confidando l’accaduto, i genitori gli vietino l’accesso al web e, soprattutto, si sentono deboli, incapaci di difendersi, alimentando in loro un pericolosissimo senso di vergogna e d’inadeguatezza. Le conseguenze del cyberbullismo sono analoghe –se non maggiormente gravose a causa dell’elevato numero di persone coinvolte e della forza mediatica della pubblicazione di messaggi e foto sul web– a quelle del bullismo tradizionale. Tra gli effetti, più o meno gravi, è indispensabile riflettere sulla nascita di stati di depressione, ansie, paure, frustrazioni, bassa autostima, problemi scolastici e, nei casi più estremi, idee suicide. La loro pericolosità è da mettere in relazione non solo alla natura stessa degli attacchi, bensì alla possibile illimitata frequenza e permanenza in rete.

Vietare ai giovani l’accesso indiscriminato al web, pertanto, non serve a nulla! :-(
È, piuttosto, importante educare ed istruire i ragazzi ai vantaggi ed ai rischi dell’uso delle nuove tecnologie.

È indispensabile sapere che se si intende divulgare (inteso nel senso di “diffondere,” ossia comunicare con più persone non identificate) dati personali acquisiti mediante il proprio telefonino o altri dispositivi, esiste l’obbligo di porre in essere due adempimenti:

  • informare la persona interessata circa le finalità e le modalità del trattamento dei dati;
  • acquisire il consenso espresso dell’interessato.

Se viene effettuata la comunicazione di dati con una o più persone determinate (e quindi non si tratta di diffusione) e il trattamento è effettuato per fini personali non risulta applicabile il codice per la tutela dei dati personali.Entrambe le ipotesi sono disciplinate dall’art. 5 del d. lgs.196/2003.

L’inosservanza di tali obblighi (quando sussistono) comporta il pagamento di una sanzione amministrativa:

D. Lgs. n. 196/2003
Art. 161 (Omessa o inidonea informativa all’interessato)
1. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 13 é punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da tremila euro a diciottomila euro o, nei casi di dati sensibili o giudiziari o di trattamenti che presentano rischi specifici ai sensi dell’articolo 17 o, comunque, di maggiore rilevanza del pregiudizio per uno o più interessati, da cinquemila euro a trentamila euro. La somma può essere aumentata sino al triplo quando risulta inefficace in ragione delle condizioni economiche del contravventore.

Art. 166 (Procedimento di applicazione)
1. L’organo competente a ricevere il rapporto e ad irrogare le sanzioni di cui al presente capo e all’articolo 179, comma 3, é il Garante. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. I proventi, nella misura del cinquanta per cento del totale annuo, sono riassegnati al fondo di cui all’articolo 156, comma 10, e sono utilizzati unicamente per l’esercizio dei compiti di cui agli articoli 154, comma 1, lettera h), e 158.

In alcuni casi sarà, piuttosto, necessario segnalare il fatto all’Autorità Giudiziaria, in quanto potrebbe configurarsi una fattispecie criminosa.

L’indebita raccolta, rivelazione e diffusione di immagini attinenti alla vita privata che si svolgono in abitazioni altrui o in altri luoghi di privata dimora potrebbero rientrare nella previsione dell’art. 615bis c.p.

Art. 615bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata)
Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.
I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

Come sarà eventualmente possibile configurare il reato di ingiurie in caso si particolari messaggi inviati per offendere l’onore o il decoro del destinatario.

Art. 594 c.p. (Ingiuria)

Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro 1.032 se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.

Le pubblicazioni oscene possono rientrare nella previsione dell’art. 528 c.p.

Art. 528 c.p. (Pubblicazioni e spettacoli osceni)

Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente.
Tale pena si applica inoltre a chi:
1. adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo;
2. dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenità.
Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell’autorità.

Fino alla tutela estrema dei minori riguardo alla pubblicazione di materiale pedo-pornografico:

Art. 600ter c.p. (Pornografia minorile)

Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228.
Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164.
Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità.

Ancora una volta una sola parola per non limitare, censurare, condannare l’uso della rete, di socialnetwork, di email, sms, mms, etc.. prevenire! 😉

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