Un ‘manifesto’ per l’avvocato che vuole comprendere i conflitti relazionali

E’ da molto che pensavo ad una cosa del genere: uno scritto concentrato che cercasse di esprimere pochi concetti dalla portata – a mio avviso – notevole. In pratica ho provato a ridurre l’approccio “diagnostico” alla lite in poco più di una paginetta: perché scegliere tra mediazione e processo in circa 700 parole ..

A voi le considerazioni circa l’efficacia, l’utilità, e la possibilità di condividere il tutto.

Buona lettura

Teoria della comunicazione e del conflitto

La comunicazione opera su 3 livelli

  1. sintassi (messaggio scritto bene o male a livello grammaticale)
  2. semantica (significato equivoco/inequivoco)
  3. pragmatica (effetti di quel che precede sul comportamento)

A noi interessa in particolare il 3° livello, ove opera la distinzione tra relazione e contenuto, ossia tra cosa dico e come lo dico. Se vi fidate delle mie letture, considerate che il come pesa per il 90% ed il cosa solo per il 10%. Quindi il come condiziona pesantemente il contenuto.

Esempio: io posso dire ad una persona, con riferimento ad un capo che indossa: “carino questo maglione” e fargli assumere due significati completamente diversi a livello di contenuto (1 e 2):

A) mi piace il colore, il materiale, come le sta in dosso etc. La comunicazione genera un accordo

B) non mi piace il colore, il materiale, o come le sta in dosso etc. La comunicazione genera un disaccordo.

A livello di relazione (3) a seconda del tono, delle espressioni facciali o corporee possono generarsi due diversi effetti che operano indipendentemente dal contenuto, ergo possono verificarsi tanto nel caso in cui ci sia accordo che nel caso in cui ci sia disaccordo:

  1. la persona si sente considerata/compresa: ti ho capito; io sono Ok tu sei Ok. Mi è “piaciuto” come ti sei comportato con me.
  2. la persona si sente squalificata o incompresa; io sono ok tu NON sei ok. Non mi è “piaciuto” come ti sei comportato con me. Questo può accadere perché il soggetto non accetta le critiche, non le accenda in quel modo, non le accetta da quella persona, o in quella circostanza, perchè è ipersensibile, suscettibile o perché io gli sto antipatico etc..

Queste sensazioni (non sono altro) dipendono solo dalla relazione che esiste, preesiste o si è creata in quel momento tra i due. Ne deriva:

  1. le relazioni che funzionano possono generare accordi o disaccordi: è il bello (o il brutto) della democrazia, dei matrimoni o delle unioni sentimentali, di lavoro o di amicizia che sono positive..
  2. le relazioni che non funzionano, teoricamente potrebbero egualmente dar luogo ad accordi o disaccordi, poiché sono fenomeni che operano su due piani diversi; in pratica è difficile che due che si detestano si trovino d’accordo su qualcosa..

PRATICA DELLA COMUNICAZIONE E DEL CONFLITTO RELAZIONALE

Esempio: Marito e moglie che litigano e vanno dall’avvocato per separarsi, lo fanno perché sono in disaccordo su una questione di contenuto (imbiancare o meno la casa, cambiare o meno l’auto..) o perché la loro relazione non funziona?

E gli esempi potrebbero moltiplicarsi:

Questione di condominio. Tizio e Caio litigano per la ripartizione delle spese condominiali (questione di contenuto in cui vi può essere accordo o disaccordo) o perché la loro relazione non funziona? Magari si detestano..

Una volta che si è compreso SE le parti che vanno da un avvocato:

  1. hanno un problema di merito-contenuto (accordo/disaccordo), oppure:
  2. un problema di relazione (relazione sana/insana)

l’avvocato potrebbe consigliare:

nel caso 1) uno strumento aggiudicativo (arbitrato o processo) che non considera la comunicazione, le incomprensioni, le emozioni etc., ma solo il contenuto

nel caso 2) una mediazione in cui si cerca di gestire (non sempre lo si può risolvere) il conflitto relazionale le emozioni e la comunicazione (che è non solo inefficace, ma distruttiva)

Un’ultima considerazione: portare una lite relazionale in tribunale non solo non la risolve, ma la aggrava: è come gettare benzina sul fuoco.

Infatti, gli aspetti di merito-contenuto vengono strumentalizzati dai litiganti al fine di alimentare il conflitto che a questo punto è un gioco (termine tecnico) relazionale da cui è quasi impossibile uscire perché ognuno si attribuisce una colpa (soggettiva) reciprocamente.

Ovvio che gli stessi avvocati risultano strumentalizzati: ci sono avvocati che conoscono questo fenomeno ed altri che non lo conoscono.

Ci sono avvocati che dopo averlo capito, vanno avanti in tribunale ugualmente, perché loro sanno solo di diritto ed i problemi personali non li riguardano o non li possono gestire.

Ci sono avvocati che dopo averlo capito entrano in crisi e non riescono a portare i clienti in tribunale perché sanno/immaginano/credono che questo non risolverà i problemi del cliente.

Io appartengo a questa ultima categoria.

Vorrei solo fare in modo che qualunque collega riesca a cogliere la differenza tra questioni di merito e questioni relazionali: poi ognuno, ovviamente libero di scegliere autonomamente.

Ci mancherebbe!

Vorrei solo che fosse una scelta consapevole. Se cerchi un aiuto per scegliere, dai un’occhiata a questo test.

Ecco, se io riesco a condividere con gli altri colleghi questa piccola-grande differenza, la notte dormo meglio (e di più..).

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