Ubuntu, Mandela, gestione dei conflitti e bit.

Ubuntu è il nome di una “distribuzione” (ossia un tipo di sofware) open source o free, libero o gratuito basato su Linux. L’aspetto più caratteristico è da rintracciare non tanto e non solo nel fatto che è distribuito gratis (chiunque lo può “scaricare” liberamente da internet), ma nel suo essere un sistema “aperto” sul quale tutti i programmatori che sono in grado farlo possono lavorare, interagendo sul codice sorgente (le istruzioni che fanno “girare” il programma) al fine di migliorarlo e implementarlo.
Come si può leggere nel sito web della comunità che lavora al progetto in Italia (www.ubuntu-it.org), Ubuntu è nato come sviluppo di Debian che, a sua volta “è un progetto volontario di sviluppo di una distribuzione GNU/Linux. Debian nasce più di dieci anni fa ed è cresciuta fino a coinvolgere oltre 1000 membri con lo status di sviluppatori ufficiali, e numerosi altri volontari e collaboratori. La sua espansione è arrivata a circa 17.000 pacchetti di software e documentazione Free e Open Source”.
Domanda: se il software è libero e gratuito,  cosa spinge un migliaio di persone a lavorare gratis per regalare un sistema operativo a degli estranei? Una risposta è rintracciabile nel nome stesso ubuntu. Tale termine esprime l’idea che “le persone diventano persone grazie ad altre persone”. La filosofia dell’ubuntu è mirabilmente sintetizzata da Nelson Mandela in un video (http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=kC9Ju63Bchk) in cui il premio Nobel per la pace spiega come, tra i molteplici aspetti che contraddistinguo questo modo di essere, siano ricompresi i concetti di rispetto, condivisione, comunità, fiducia e altruismo al fine di chiedersi: “sei disposto a dare qualcosa per aiutare la gente che sta intorno a te…perché abbiano la capacità di migliorare la tua comunità?”
Ovviamente, poiché, non tutti possono o vogliono fare i missionari, anche la comunità dell’open source deve poter ottenere un reddito dal proprio lavoro; per questo esistono dei pacchetti professionali o personalizzati a pagamento. Ciò non toglie che il sistema operativo e moltissimi applicativi sono completamente gratuiti e costantemente aggiornati. Chiunque può testare la qualità dei prodotti in questione scaricando ed installando un software come Open Office, che fa le stesse cose di Word (incluso ovviamente aprire, modificare e salvare i documenti nel noto formato .doc) senza però dover sborsare nemmeno un solo euro.
Ubuntu come filosofia è stato anche alla base del cd. rinascimento africano ed ha consentito di superare ed uscire dal dramma dell’apartheid per il tramite della Truth and Reconciliation Commission (TRC), “Commissione per la verità e la riconciliazione”.
“Quando il nostro presidente Nelson Mandela uscì di prigione, il suo primo messaggio al paese fu: «riconciliazione e unità»; e molti si sorpresero nel vedere il nostro leader che, dopo tanti anni di prigione, parlava, senza tracce di amarezza, di riconciliazione. Ma è proprio a partire da questo messaggio di comprensione e di riconciliazione che si è reso necessario riesaminare il passato. Per superare l’apartheid c’è stato un compromesso? Credo che, a un certo livello, sia vero. Però il compromesso non ha riguardato il bisogno di democrazia o il rifiuto del razzismo, ha riguardato «come» arrivare alla democrazia e al rifiuto del razzismo. «Ci uccidiamo a oltranza, per arrivarci, oppure cerchiamo un’altra soluzione?»..” (Russell Ally, Signor nemico crudele: lei è stato perdonato, in: Diario della settimana, anno III, n.10, 11/17 marzo 1998).
La comunità informatica è riuscita a trasformare quella che per qualcuno è un’utopia in qualcosa di tangibile.
E in ambito giuridico?
Magari anche sul versante della gestione delle controversie si potrebbe fare qualcosa, cominciando da quelle civili e commerciali, considerato che in determinate situazioni e con i dovuti distinguo è stato possibile conciliare crimini ben più gravi e tremendi.
D’altronde valori come solidarietà e cooperazione sono chiaramente alla base della nostra Carta Costituzionale nonché del codice civile, solo che talvolta vengono relegati in secondo piano in un’ottica individualizzante ed egoistica di approccio al conflitto, propria di questi ultimi lustri.
Forse basterebbe che litiganti ed avvocati provassero ad essere dei piccoli, piccolissimi,  Nelson Mandela.

Un pensiero su “Ubuntu, Mandela, gestione dei conflitti e bit.

  1. Adamo Crespi Autore articolo

    Un ottimo articolo sull’open source che ne evidenzia l’aspetto saliente:l’esere aperto, e pone nella giusta luce la gratuità, conseguenza indiretta del modello open source.
    I miei complimenti all’autore. Lei hai collegato temi molto eterogenei, ha suggerito uno strumento di lavoro valido ai suoi colleghi ed ha aggiunto riflessioni profonde circa “filosofie” che condivido pienamente dando un altro colpo a modi di relazionarsi non costruttivi.

    Nota: Commento ricopiato dall’autore dell’articolo e presente nel vecchio sito.

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