Trattamento dei dati personali e mediazione: interviene il Garante

In relazione al tutela dei dati personali nell’ambito dei procedimenti di mediazione finalizzati alla conciliazione ex d. lgs. 28/2010, si deve osservare ogni cautela per i dati sensibili e giudiziari.

Per il consenso è da notare come sia necessario e sufficiente – in generale – che esso sia fornito per scritto, mentre per quanto riguarda l’autorizzazione si può ricordare come questa possa essere particolare o generale.

A tale ultimo riguardo non risultavano, sino a pochi giorni fa, autorizzazioni generali specificamente riferite ad organismi o mediatori ed il quadro che ne risulta era un po’ frammentario.

Il 21 aprile, però il Garante per la tutela dei dati personali è intervenuto con 2 provvedimenti.

Il quadro precedente

Per quanto concerne il trattamento di dati relativi alle condizioni di salute (basti pensare ad un certificato medico, una perizia o una fotografia in cui siano rappresentate lesioni fisiche) si potrebbe richiamare l’autorizzazione generale n. 2/2009 espressamente estesa (punto 1.2, lett. “e”) “alle persone fisiche e giuridiche, alle imprese, agli enti, alle associazioni e ad altri organismi, limitatamente ai dati, ove necessario attinenti anche alla vita sessuale, e alle operazioni indispensabili per adempiere agli obblighi, anche precontrattuali, derivanti da un rapporto di fornitura all’interessato di beni, di prestazioni o di servizi”. L’ampia formulazione utilizzata non induce ad escluderne icto oculi l’applicazione all’organismo e al mediatore, sia nei riguardi della parte che propone l’istanza di mediazione quanto nei confronti di quella che vi aderisce, poiché i servizi di mediazione sono svolti nei confronti di entrambi (tanto è vero che tutte le parti sono tenute a pagare l’indennità).

Tuttavia si deve ricordare che l’ambito sanitario (individuato esplicitamente nell’autorizzazione) è assai diverso e lontano da quello della mediazione.

Occorre, inoltre, considerare che tale autorizzazione riguarda solo di dati relativi alla salute (ed alla vita sessuale) che non esauriscono la categoria dei dati sensibili: i dati relativi ad esempio, alle convinzioni politiche o religiose, o l’iscrizione a partite e sindacati non rientrano nell’ambito di operatività dell’autorizzazione come ha stabilito il Garante per la tutela dei dati personali che ha vietato “il trattamento dei dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose (…) degli interessati, effettuato illecitamente dalla società, e dispone il blocco di quelli già trattati illecitamente nei medesimi termini”.

Per i tipi di dati non rientranti nell’autorizzazione n. 2/2009, non sembra nemmeno utile l’applicazione della coeva autorizzazione generale n. 5/2009 relativa “al trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari”. Tale ultimo provvedimento è infatti diviso in singoli capi individuanti le seguenti categorie:

  • attività bancarie, creditizie assicurative, di gestione di fondi, del settore turistico, del trasporto ed altre attività autorizzate
  • sondaggi e ricerche
  • attività di elaborazione dati
  • attività di selezione di personale
  • mediazione a fini matrimoniali.

L’unica categoria astrattamente rilevante sembrerebbe quella relativa alle mediazioni familiari, che però diverge radicalmente dalla mediazione civile di cui al d. lgs. 28/2010 sia sotto il profilo soggettivo che funzionale. L’autorizzazione è stata infatti rilasciata “alle imprese, alle società, agli istituti e agli altri organismi o soggetti privati che esercitano, anche attraverso agenzie autorizzate, un’attività di mediazione a fini matrimoniali o di instaurazione di un rapporto di convivenza. la finalità del trattamento che è infatti individuata “ e “ai soli fini dell’esecuzione dei singoli incarichi conferiti in conformità alle leggi e regolamenti”.

Sembrerebbe, dunque, che il trattamento di dati sensibili diversi da quelli attinenti alle condizioni di salute e la vita sessuale non sia al momento autorizzata provvedimento generale né a favore degli organismi né a favore dei singoli mediatori.

Si potrebbe con riguardo a questi ultimi rilevare che, ove fossero avvocati o comunque professionisti autorizzati ai sensi dell’autorizzazione generale n 4/2009 potrebbe – apparentemente – operare detto provvedimento autorizzativo. A ben vedere, però, nell’esercizio prestazione del mediatore non viene in rilievo – si è detto – né la competenza né – si aggiunge – la funzione dell’avvocato (che non è neanche un requisito di qualificazione professionale). D’altronde diversa sarebbe anche la finalità del trattamento che in detta autorizzazione sono così individuate in relazione all’ambito forense:

“a) per curare gli adempimenti in materia di lavoro, di previdenza ed assistenza sociale e fiscale nell’interesse di altri soggetti che sono parte di un rapporto di lavoro dipendente o autonomo, ai sensi della legge 11 gennaio 1979, n. 12, che disciplina la professione di consulente del lavoro;

b) ai fini dello svolgimento da parte del difensore delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, anche a mezzo di sostituti e di consulenti tecnici, o, comunque, per far valere o difendere un diritto anche da parte di un terzo in sede giudiziaria, nonché in sede amministrativa o nelle procedure di arbitrato e di conciliazione nei casi previsti dalla normativa comunitaria, dalle leggi, dai regolamenti o dai contratti collettivi. Qualora i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il diritto da far valere o difendere deve essere di rango pari a quello dell’interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile;

c) per l’esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi, nei limiti di quanto stabilito dalle leggi e dai regolamenti in materia, salvo quanto previsto dall’art. 60 del Codice in relazione ai dati sullo stato di salute e sulla vita sessuale”.

Inoltre le parti litiganti non avrebbero con il mediatore un rapporto professionale che è, evidentemente un pre-requisito.

La formulazione dell’autorizzazione, comunque contiene elementi che induco a ritenerla applicabile alla figura del mediatore, ma non all’organismo.

Il provvedimento, infatti, fa esplicito riferimento ad “altri professionisti iscritti in albi o elenchi” e finanche ad ausiliari o tirocinanti.

L’ipotesi della mediazione, peraltro, non rientra neanche fra quelle esplicitamente escluse.

Era quindi legittimo chiedersi:

  1. se il mediatore anche ove non avvocato, commercialista, notaio o altro esercente una professione protetta o indipendentemente dal possesso di detta qualifica, possa effettivamente godere dell’autorizzazione n. 4/2009 per il trattamento dei dati sensibili dei litiganti;
  2. se l’organismo ente pubblico o privato può godere dell’autorizzazione n. 4 o 5 /2009 o di altre autorizzazione per il trattamento dei dati sensibili dei litiganti e, in ipotesi, negativa emettere una nuova autorizzazione.

Oggi: i provvedimenti del Garante

A queste domande ha risposto il Garante con i provvedimenti di seguito sintetizzati.

Con il primo provvedimento del 21 aprile il Garante riconosce che, in effetti, le autorizzazioni generali già concesse non sono in effetti idonee allo scopo che a noi interessa, pertanto stabilisce di emettere in via provvisoria due autorizzazioni: una per i dati sensibili nella procedura di mediazione ed una per i dati giudiziari dei mediatori e formatori.

La prima quindi autorizza gli organismi di mediazione (e per relationem – in mancanza di espressi riferimenti – i mediatori che vi operano, previa nomina quali incaricati) a trattare i dati sensibili delle parti ed a comunicarli alle alre parti coinvolte.

Viene ovviamente ribadito il principio del cd. pari rango: qualora i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il diritto da far valere o difendere deve essere di rango pari a quello dell’interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile. In alre parole non può essere usato una dato di tale specie (cd. dati super-sensibili) solo per tutelare un diritto a contenuto patriomoniale o un mero diritto di credito che non coinvolga appunto un diritto della personalità:

La seconda autorizzazione è, invece, relativa al trattamento dei dati giudiziari (in relazione ai requisiti di onorabilità) riguardanti, soci, mediaotri e formatori che collaborano con gli organismi di cocniliazione o con gli enti di formazione.

E’ da notare che le autorizzazione sono espressamente definite provvisorie: la loro efficacia andrà quindi a cessare in data 30 giugno 2012. Entro tale data, infatti, si ritiene che sarà definitivamente completato il percorso di entrata in vigore integrale del D. Lgs. 28/2010 (specie in seguito all’emanazione del decreto “milleproroghe” – l. 26 febbraio 2011 n. 10 [pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 47] – che ha rinviato l’entrata in vigore della mediazione con riferimento alle controversie in materia di condominio e responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti).


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