Test: processo o mediazione?

Processo e mediazione (quella facoltativa, ovviamente…)  – è solo il mio pensiero…- non sono due strumenti di risoluzione delle dispute in “concorrenza” tra di loro.

Il primo serve soprattutto per risolvere le controversie che hanno ad oggetto questione giuridiche mentre la seconda serve soprattutto per gestire i conflitti relazionali ed agevolare il procedimento negoziale al fine di facilitare il raggiungimento di un accordo.

Questo se il modo fosse perfetto…ma non lo è! Quindi spesso finiscono in tribunale conflitti  che non possono essere risolti con una sentenza e si portano in mediazione questioni che dovrebbero essere decise dal giudice.

Chiaro che, se assumiamo questo punto di vista, ha sbagliato anche il legislatore del d. lgs. 28/2010: decidere di rendere obbligatoria la mediazione a seconda delle materie oggetto di controversia, per esigenze probabilmente deflattive, non significa, infatti, operare una scelta oculata. Per una selezione efficace, infatti, bisogna capire i punti di forza e debolezza di ciascuna procedura.

In estrema sintesi due sono le tipologie di controversie che dovrebbero essere portate in mediazione (prescindendo dall’oggetto del contendere e dalla relativa disciplina giuridica, dunque):

  1. quelle che nascondono un conflitto relazionale spesso basato su problemi di comunicazione e “mascherato” o strumentalizzato dietro una pretesa giuridica (qui un articolo introduttivo)
  2. quelle  in cui si è iniziata, anche attraverso i rispettivi consulenti (avvocati, commercialisti o tecnici) una trattativa per trovare un accordo che, però, non è stato raggiunto (qui altro articolo introduttivo)

Schematizzando, questo è il quadro della situazione: il “prima” riguarda l’approccio “classico” alla lite e che conduce, però, alla cd. tribunalizzazione dei conflitti: qualsiasi controversia finisce in tribunale. Il “dopo” riguarda, invece, la situazione che si viene a creare dopo che si sono divise le diverse tipologie di dispute: a Cesare quel che è di Cesare,  insomma…

Come effettuare la selezione e la scelta: acquisendo conoscenze in materia di conflitti e di negoziazione e, in primissima approssimazione, usando un test. Una versione completa (seppur sempre sperimentale) è contenuta nel libro “I segreti della mediazione“: una versione ridotta è quella che segue, disponibile anche in .pdf.

L’idea è di fare il test con il cliente; rivolgendogli le domande: se i 2/3  circa delle risposte sono di tipo “A” forse conviene andare in tribunale; se prevalgono le risposte di tipo “B” è preferibile andare in mediazione. Nel dubbio è sempre preferibile iniziare con la mediazione che non impedisce (quando è facoltativa) di andare, poi, in caso di suo insuccesso, in tribunale. Più difficile trovare un accordo dopo che si è andati in  tribunale, anche se magari è il giudice a suggerirlo..

E’ una possibilità, ma non è la situazione ideale.

Test

Nota: Alcune domande sono rivolte all’avvocato/consulente ed altre al suo cliente.

Domande per l’avvocato

Il fattore tempo (ossia una veloce conclusione della lite) è:

A) importante per almeno una delle parti

B) non importante per nessuna, ovvero una parte trae un vantaggio economico se ritarda la definizione della lite

La pubblicità sulla vertenza:

A) dovrebbe essere evitata da entrambe le parti

B) beneficerà una parte o l’altra

Valutando l’attività processuale da compiere:

A) una o entrambe le parti desiderano evitare i tempi ed i costi ad essa connessi

B) una parte intende procurarsi in questa fase elementi ritenuti indispensabili (sequestro, inibitoria, ipoteca, decreto ingiuntivo, blocco dell’attività del concorrente o qualsiasi altro provvedimento provvisorio o sommario)

Una soluzione della lite che un tribunale non potrebbe mai disporre (per esempio, la rinegoziazione di alcune o tutte le condizioni del rapporto contrattuale tra le parti o una soluzione creativa) è desiderabile:

A) per almeno una parte, o forse per entrambe

B) per nessuna delle due

Le probabilità di vittoria al processo sono:

A) sconosciute o incerte (uguali o inferiori al 50%, giurisprudenza incerta, questione nuova)

B) molto elevate (giurisprudenza consolidata, “esperienza” sul caso)

Domande per il cliente

Il fattore tempo (ossia una veloce conclusione della lite) è:

A) importante per almeno una delle parti

B) non importante per nessuna, ovvero una parte trae un vantaggio economico se ritarda la definizione della lite

Vuol raggiungere una soluzione basata sui suoi reali interessi economici o personali, invece che puntare al mero risarcimento monetario (non è solo una questione di soldi…rispondere “Si” anche se una delle due parti vorrebbe “usare” la sentenza come mezzo di rivincita o “vendetta”):

A) si o forse si

B) no

Lei o un suo collaboratore/dipendente/familiare ritiene che l’eventuale vittoria di questa controversia sia un modo per riparare un torto personale, un sopruso o un offesa (anche non in senso giuridico) cagionati dalla controparte:

A) si o forse si

B) no

Prima della lite o indipendentemente da questa si è verificato un episodio o un’occasione in cui lei o un suo collaboratore/dipendente/familiare avete avuto la sensazione di essere stati “raggirati” o “incastrati” dalla controparte o da un suo dipendente/familiare/collaboratore:

A) si o forse si

B) no

Prima della lite o indipendentemente da questa si è verificato un episodio o un’occasione in cui lei o un suo collaboratore/dipendente /familiare avete avuto la sensazione che la condotta della controparte o un suo dipendente/collaboratore /familiare vi abbia danneggiato economicamente o moralmente:

A) si o forse si

B) no

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *