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Notizie utili a “crackare” ed etica hacker: libertà d’espressione o responsabilità penale?

Un amico mi chiede: “che succede se pubblico sul mio sito informazioni che spiegano come è stato crackato qualcosa?”

Rispondo:  “che cosa intendi in particolare?

beh..diverse cose” mi fa lui..

Ed io: “tipo?”

Risponde: “tipo.. come sono riusciti a violare l’algoritmo che consente di generare una chiave crittografia a 1024 bit…

Mmhhh penso e gli faccio: “dunque sarebbe un articolo tecnico scientifico..”

Risposta “ni“..

cioè?” chiedo..

scientifico ma non solo..” risponde lui

c’è dell’altro…?” insisto

si, come ad esempio..dove trovare – cambiando ipotesi..- anche il sistema pratico per sfruttare praticamente quelle informazioni“..

Rimango un po’ perplesso..

Mi tornano in mente le questioni sulla responsabilità degli intermediari sorte intorno al caso della Baia dei Pirati…, penso al 110 c.p. ed a come è stato scritto 60 anni fa..ed al fatto che se quell’informazione o – peggio ancora – lo strumento software linkato dal mio amico venisse utilizzato per commettere un reato.. potrebbe finirsi in mezzo pure lui..poiché si è inserito nella catena causale di eventi che hanno condotto alla commissione dell’illecito.

D’altronde la giurisprudenza in tema di concorso non ci va molto per il sottile: basta  la semplice “agevolazione” a far scattare il concorso e sarebbe innegabile che l’aver messo in linea il link con il software crackante (e le connesse spiegazioni..) agevolerebbe di certo la commissione del reato.

Se poi dalle indagini dovesse emergere un collegamento diretto, perché magari il reo era un assiduo frequentatore del sito del mio amico.. beh le cose prenderebbero una brutta piega..

Ci ripenso, sfoglio il codice penale ed incappo negli art. 615 quater e quinquies.. Accidenti ci potrebbe stare pure questo: un conto è l’articolo teorico ed un conto lo strumento pratico..Borbotto qualcosa, cercando un linguaggio meno legalese possibile..e lui ribatte:

Eh, ma se non metto il link..sembra che mi sono inventato tutto! Io devo dimostrare che quelle informazioni sono corrette e che il tutto funziona. Mi vuoi far passare per ciarlatano?

Non sia mai!” Faccio io..più da amico che da avvocato..

Prendo un po’ di tempo..e, nel mio peregrinare giurisprudenziale,  trovo una sentenza interessante che parla di canne (non quelle del gas..). Il  Tribunale di Rovereto con sentenza n. 300 del 29.11.2007 ha riconosciuto che non è istigazione all’uso di stupefacenti il fornire attraverso un sito web informazioni in tema di antiproibizionismo  e di mariuana..Insomma di fumo si può parlare: non lo si può vendere..né coltivare, non si può istigare all’uso, ma ci si può fare un forum, poiché.. soccorre l’art. 21 della Costituzione.

La questione mi pare carina e penso che prima o poi dovrò farci un case study. Bene, rifletto, tornando con la mente al mio caso del cracking “intellettuale…., se si può parlare di hashish e affini, perché non parlare di algoritmi violati etc..Addirittura – penso – nemmeno esiste il reato di “istigazione a crackare”..Già, però c’è quel maledetto 110 c.p…

Incuriosito recupero il sito sequestrato (si può fare…facilmente) e faccio un giretto nel forum (com’era prima che lo sequestrassero perché vendeva “fumo..”) e quasi subito mi appare una bella finestra che ostacola l’ulteriore navigazione:

“Attenzione caro navigatore, in questo sito si parla di canne.. vendere le canne è reato, etc..

Carina ‘sta cosa, penso, e quindi suggerisco al mio amico di fare un qualcosa di simile: un avviso in cui si spiega chiaramente la finalità dell’articolo e, soprattutto, del fatto che sia stato linkato il software al solo fine di consentire di verificare la correttezza scientifica dell’articolo ed il funzionamento effettivo di quanto ivi descritto. Dopo tutto il concorso è pur sempre doloso (tranne rare ipotesi con cui non vi voglio tediare) e l’intenzione non è quella di delinquere. E’ vero, si dovrebbe sospettare che qualcuno utilizzi a fin di male quelle informazioni, ma, in fondo, chi vende i coltelli non si pone affatto il problema dell’uso illecito di quanto appena venduto. Non è vietato vendere i coltelli e non è vietato scrivere di cracking..

Certo, forse, in chiave statistica si potrebbe dire che la stragrande maggioranza dei coltelli sono usati per tagliare alimenti e non per uccidere qualcuno, ma… gli articoli di cracking?

Considerato che nessuno è colpevole fino a prova contraria, starà al Pubblico Ministero dimostrare che la gran parte degli articoli in materia sono usati a fini illeciti…

Il problema è che in Tribunale, magari, non si ragiona così..