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Il dirittto e.. le scimmie.

Il diritto e i giuristi danno per scontate tante “cose” o, semplicemente, le ignorano nel senso più nobile del termine.

Si tratta di “cose” che non sono scritte nei testi di legge, quindi, fin qui nulla di male o di strano, giacché i dettati normativi si interessano di precetti, divieti, sanzioni…

Ma non sono “cose” scritte nemmeno nei libri che i futuri giuristi usano nelle Facoltà (ops.. Scuole come si chiamano ora..) di Giurisprduenza e questo dovrebbe far riflettere, perchè il diritto, da solo, non basta. Non basta conoscere  a menadito istituti o dottrine giuridiche per saper trattare con un cliente, un giudice, un collaboratore, per fare una sentenza corretta; per sapere come funziona la memoria del testimone o il libero arbitrio; non basta per saper comunicare efficacemente; non basta per evitare errori cognitivi o per riconsocere euristiche fallaci; non basta, soprattutto, per comprendere quel fenomeno che il diritto dovrebbe in qualche modo gestire: il conflitto.

Quello di cui vado parlando sono le cd. competenze trasversali che servono in egual misura all’avvocato, al medico, all’ingegnere o al pilota di aerei. File:Wreckage of Air Florida Flight 90 being removed from Potomac River (1982-01-19).jpg

Servono a tutte quelle figure che hanno una grossa competenza tecnica che però da sola non basta per svolgere al meglio la propria professione: non possedere queste competenze può determinare autentici disastri, come nel drammatico caso del volo Air Florida 90 in cui morirono 78 persone, anche a causa di problemi di comunicazione e gestione del conflitto nella cabina di pilotaggio.

E se l’avvocato non uccide nessuno, nondimeno può commettere errori e più frequentemente di quel che si creda, come mostra uno studio durato oltre 40 anni in cui si sono stati documentate aspettative irrealistiche in capo a molti legali.

Una delle  prime “cose” che un giurista dovrebbe sapere attiente – solo per fare un esempio – a come funziona il comportamento degli esseri umani e per far ciò è utile tenere presente alcuni dati:

  • l’uomo condivide con le scimmie oltre il 98% del DNA (vedi Science versione italiana o Molecularlab in cui si riporta la notizia reperita su Nature,)Lo Scimmione intelligente
  • l’uomo ha somiglianze anche con le ostriche come ha scritto sul Corriere della Sera Edoardo Boncinelli, noto genetista, autore col filofoso e matematico Giulio Gioriello di un libro dal titolo assai evocativo: Lo scimmione intelligente
  • l’uomo è una scimmia senza peli o per dirla col famoso zoologo Desmond Morris è una scimmiaLa scimmia nuda. Studio zoologico sull'animale uomo  nuda.
  • l’uomo è un animale; un animale sociale che ad un certo punto della sua evoluzione ha acquisito la capacità di fonare e di sviluppare un linguaggio verbale. Tuttavia è una  conquista assai recente in termini evolutivi avvenuta cioè negli ultimi 200/300.000 anni di una storia iniziata oltre 4 milioni di anni fa.

Tutto questo ha implicazioni enormi sul modo di comunicare, relazionarsi e gestire il conflitto poichè implica meccanismi emotivi ed automatici che sfuggono al controllo razionale e consapevole, come le neuroscienze stanno mostrando.

 

Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione; il primo istinto è quello di abolire queste spiacevoli situazioni.

Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione.

Poiché fondamentalmente si tratta di una volontà di liberarsi da idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega l‘ignoto come conosciuto fa tanto bene che la  si “crede vera”  […]

L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura.

(Nietzsche)

Se il sistema democratico ideale non esiste…dove va a finire la giustizia?

Non sono certamente uno resistente al cambiamento ed anzi soffro, semmai, di eccesso di innovazione,  pretendendo di associare il diritto alle cose più “strane” come le neuroscienze, i geni, l’antropologia e via dicendo….ma scoprire solo oggi certi limiti è un po’ sconcertante anche per me.

Un po’ lessato dal caldo mi cade la freccina del mouse su un link che porta ad un video in cui compaiono due interessanti protagonisti: Piergiorgio Odifreddi e Marco Cattaneo: un logico-matematico, noto divulgatore ed un fisico direttore della rivista Le Scienze (parente stretta dell’omologa pubblicazione in lingua inglese) . Insolito – l’apparenza spesso inganna …- l’accoppiamento con l’argomento.. giacché si parla della “logica impossibile della democrazia”.

Se avete la pazienza di seguire l’oretta scarsa di video, scoprirete, invece, che non c’è nulla di insolito, anzi…

Scoprirete anche che un’altra delle tante certezze su cui pensiamo di far poggiare questa nostra traballante esistenza è destinata se non a scomparire a fare un salto notevole: passando da “assoluta” a “relativa”… che poi è il motivo fondamentale di una certa forma mentis, un certo modo di intendere la vita e le conoscenze. Un pensiero semplice ed abbastanza comune: esiste il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto, esiste la democrazia e la dittatura. Noterete che i primi termini sono tutti postivi e gli altri negativi.. purtroppo semplici e pericolose riduzioni che ci danno tante false quotidiane certezze.

Chi d’altronde così di primo acchito sarebbe disposto a mettere in discussione simili dicotomie ? Sono normali, comuni, pratiche ed usatissime.

Già, ma chi ci dice che siano anche “esatte” in termini logico-razionali?

Non sono impazzito, il fatto è che mi hanno abbastanza convinto non solo gli argomenti, ma anche il metodo seguito per dimostrare che.. il sistema democratico ideale non esiste!

E non meno sconvolgente è notare come non sia una scoperta recente, ma vecchia almeno di 50 anni. Mi chiedo dove erano i miei maestri di vita in questo mezzo secolo…Nel 1951, infatti,  il premio Nobel per l’economia Kenneth Arrows dimostrò – in termini matematici – con il suo teorema dell’ impossibilità che non esiste un sistema democratico “neutro” ciò che non influenzi o manipoli in nessun modo i risultati, dati certi presupposti – ovviamente per noi scontati – come la non dittatorialità,  la libertà di voto o la rappresentatività.

Eppure andiamo a votare pensando di usare un sistema elettorale  “giusto” o almeno accettabile.. ed invece non solo si nota che quello italiano è uno dei peggiori, ma che quello ideale non esiste… E non è l’unico problema.. c’è il paradosso (sempre dimostrato matematicamente) dell’Alabama, in cui con 1 rappresentante in più si prendono meno seggi.. o quello di Condorcet che predisse in certo senso quel che accadde nel 1976 negli Stati Uniti d’America quando Ford fu battuto da Carter che però avrebbe perso contro Regan, teorizzando la mancanza della proprietà transitiva in ambito elettorale. Ma la cosa d’altra parte è risaputa in ambito sportivo quando scegliere quali sfidanti far incontrare (nei tornei con partite a due contendenti) può determinare in maniera più o meno pesante il vincitore finale.

Una risposta alla domanda nel titolo ovviamente non ce l’ho, ma mi vien da pensare che, come nota Odifreddi, parole importanti come democrazia e dunque anche giustizia, sono idee “metafisiche” non verificabili cioè scientificamente. Eppure in molti ci fanno un grandissimo affidamento quasi che fossero valori assoluti. Dunque anche noi giuristi o bisognosi di giustizia viviamo – consapevoli o meno fa poca o nulla differenza – in un bel sogno… quello in cui dovrebbe esistere:

  • un sistema di norme sostanziali “ideale”
  • un sistema di norme processuali “ideale”
  • un giudice “ideale”
Dunque, se, almeno in termini matematici, nessuno dei tre può esistere..il discorso pare ancora più complicato che per la democrazia..
Certo si potrebbe obiettare che questa “visione matematica” è a sua volta opinabile (ma la scienza dovrebbe parlare di fatti e non di opinioni…) o parziale. C’è un fatto comunque: lasciare ad una manciata di norme (non ce ne sono di più nei nostri codici) ed all’intelletto del giudice la norma logica in termini sostanziali e processuali è un metodo di per sé non completo e non ideale.
Sempre che quello ideale esista..a questo punto…

 

 

 

Straordinaria

Non servono molte altre parole per descrivere la storia dell’uomo che sto per illustrare e che avrei potuto inserire nella categoria Non solo diritto, finendo, però, per trasformare il tutto  solo in una specie di “divagazione” in un blog più o meno giuridico.

Ma avrei fatto un torto al protagonista di questa fantastica storia: Nick Vujicic, un uomo nato senza gambe né braccia che ha trasformato il suo handicap in una grandiosa opportunità. Ha creato una organizzazione e fa…  il motivatore: per farlo gli è sufficiente dimostrare a tutti come vive. Solo questo.

Invece, ho pensato di spuntare la categoria “gestione dei conflitti” che è solo uno dei tanti modi in cui l’esperienza di Nick può essere usata.

Io almeno dopo aver visto il video non sarò più libero di lamentarmi delle cose che più o meno non vanno (o potranno non andare) nella mia vita. Non posso io lamentarmi di qualcosa, quando ci sono persone come Nick che non lo fanno e ne avrebbero ben ragione.  Ed in pochi avrebbero ragione a farlo…

Già la ragione..Qui ovviamente c’è una forza interiore mossa da un sentimento religioso, ma penso – o almeno mi piace pensare – che questo (la fede)  sia un aspetto per così dire secondario: prima viene l’entusiasmo e l’amore per la vita.

Ognuno può trovarlo dove vuole.

Invece, spesso ci lasciamo abbattere dalle difficoltà, divenendo ostaggi  delle nostre emozioni: la realtà si forma, difatti, prima di tutto, nella nostra mente. Recenti studi dimostrano come in molte situazioni subiamo un autentico “sequestro dell’amigdala” (Daniel Golemann) una piccola parte del nostro cervello più antico, che è realmente in grado di scavalcare i meccanismi del pensiero razionale inducendo decisioni sostanzialmente …errate (George Kohlrieser). Questo incide sulla fiducia nel prossimo e nel futuro, sulla nostra autostima: i nostri meccanismi mentali producono continuamente un auto-inganno che può essere positivo o negativo.

Non voglio avventurarmi in territori che non mi appartengono e se dunque non vogliamo parlare di depressione, parliamo di tristezza, apatia, irritabilità, vittimismo: riconosciamo, però, che gli stessi eventi che possono  produrre questi stati mentali negativi in alcune persone , possono, invece in un altre produrre stati positivi, tirare fuori il meglio da e di stessi.

Nick ne è un esempio eclatante: se lui può fare nelle sue condizioni il motivatore, noi cosa non potremmo, ma dovremmo, essere in grado di fare?

I nostri neuroni ed i suoi non hanno differenze. Come li facciamo funzionare fa la differenza….

In pochi minuti ho trovato una sintesi estremamente efficace per descrivere quello che manca per risolvere i nostri piccoli o grandi problemi (ivi inclusi, ovviamente, i conflitti): la volontà di farlo !!

La volontà della parte, la volontà dell’avvocato e naturalmente anche quella del mediatore quando e se serve.

E’ difficile assumere il punto di vista dell’altro? Accettare le debolezze altrui o le nostre? Perdonare qualcuno o chiedere di essere perdonati? E’ difficile accettare i nostri difetti o capire che quando siamo coinvolti in un conflitto siamo comunque parte di esso e dunque concausa? E l’elenco di cosa da fare è ancora lungo.. ma… difficile?

Dopo aver visto come vive Nick, possiamo dire che è difficile?

La frase che più mi ha colpito, togliendomi davvero il respiro, è quella che compare alla fine del video; una sintesi davvero spettacolare: “Se non ricevi un miracolo… diventalo!”.

C’è bisogno di credere in qualcosa per diventarlo. In noi stessi. Chiunque siamo e qualunque cosa facciamo.


Fast Tube by Casper

 

Diritto, scienza e fantascienza

La mia curiosità per come nasce e funziona al conflitto mi porta a fare strane “scoperte”. Dopo aver capito che alcune delle nostre scelte sono dettate da emozioni – anche se noi le riteniamo perfettamente razionali…- mi sono chiesto la rilevanza del “vecchi” concetti di “coscienza” e “volontà” presenti nei codici (sia civile che penale), all’interno del conflitto.

Insomma, dubito fortemente che qualcuno possa litigare dolosamente: è assai più facile – e molti studi lo dimostrano  – che ognuno si senta  (paradossalmente) attaccato dall’altro ed auto-giustifichi il proprio comportamento come una difesa piuttosto che come un attacco: sembra un controsenso, ma in realtà è proprio così.. la colpa dell’inizio del conflitto è sempre di qualcun altro…

Dunque ogni parte, dal suo punto di vista ovviamente, non si sentirebbe causa del conflitto, ma solo effetto e di conseguenza non responsabile, almeno soggettivamente, di quel che succede nel conflitto, perché la sua….sarebbe solo  una riposta all’attacco.

Ma il diritto è oggettivo.

Come la mettiamo, allora? La legge non può considerare i sentimenti, le credenze o le convinzioni di ciascuno. La legge è uguale per tutti…

Il fatto è che siamo tutti diversi e difficilmente potremmo omologare i nostri comportamenti quotidiani posto che esista ..una norma che ce lo comanda (le leggi non ci dicono “come” litigare, anche se sanzionano alcuni comportamenti di chi litiga: insulti, minacce, offese, violenza…).

Dunque siamo o non siamo liberi nel nostro litigare?

La risposta non la conosco, ma sono seriamente determinato a cercarne qualcuna e.. a forza di cercare, ho appunto “scoperto” che non solo gli animali hanno una certa capacità di apprendimento e facoltà di prendere decisioni in qualche misura autonome, ma anche i robot! Ma nessuno dei due ha una coscienza..

In pratica hanno applicato i principi dell’evoluzione ad una macchina e questa, in qualche modo, ha appreso come cooperare con altre macchine identiche, creando addirittura un proprio linguaggio.


Fast Tube by Casper

Un pezzo di  storia dell’evoluzione su un pezzo di silicio!

 

Se gli scienziati sono riusciti a fare questo (che apre scenari sconfortanti o entusiasmanti) è perché hanno profondamente studiato l’evoluzione, cercando di capire come si sono formate le strategie per la sopravvivenza: sono gli stimoli, l’ambiente, l’interazione a determinarle anche tramite modifiche nel DNA. Non sereve la coscienza e nemmeno la volontà.

In effetti i robot non fanno altro che replicare  alcuni meccanismi che utilizziamo anche noi – come specie – ma in maniera del tutto inconsapevole:

  • il robot va alla ricerca di energia,  condividendo la scoperta della fonte con i sui simili al fine di garantirsi anche una “progenie” (replicando l’omologo del nostro DNA)
  • l’uomo va alla ricerca di cibo, lo condivide con i suoi simili al fine di garantirsi anche una progenie (tutto codificato nel DNA)

Terribile? Eccessivamente semplificato ? Ok, è solo uno spunto di riflessione.

Morale della favola: ad un certo punto della sua evoluzione l’uomo ha acquisito la coscienza e consapevolezza di sé. Questo però è accaduto in tempi – evoluzionisticamente parlando – recenti: quando gran parte delle strategie-base era già scritta nei geni…

Ma.. il codice..presuppone la coscienza e volontà! Insomma che fine fa il libero arbitrio.?

Accidenti sento puzza di determinismo, nessuno sarebbe responsabile; tutta colpa dei geni!!

Niente affatto, il problema di non poco spessore nell’ambito della responsabilità giuridica lo vorrei, anzi, accantonare a favore di qualcosa che ci eviti posizioni “assolute” visto che siamo tutti esseri “relativi”…

Quando due litigano, appigliarsi a norme giuridiche che non si preoccupano di cosa passa o è passato (ambiente, esperienze, credenze) per la loro testa non può essere di una grande utilità…per risolvere davvero il problema.

Quindi  gli effetti indiretti di certi dogmi giuridici  (la libertà “pura” prima di tutto) che meriterebbero ben altre riflessioni, possono semplicemente essere – almeno in parte – evitati semplicemente cercando di comprendere il comportamento dell’altro recuperando un’altra strategia dell’evoluzione che l’uomo moderno sembra dimenticare: l’empatia, intesa come declinazione della cooperazione e della reciprocità.

Quei meccanismi, in fin dei conti, che ci hanno assicurato di esser ancora qui dopo qualche milione di anni.

Ignorare tali meccanismi potrebbe non assicurarci un futuro altrettanto lugno: come nota Andreoli, l’uomo è – tra tutti gli animali – il mammifero che uccide di più in assoluto i suoi simili…

 

 

Il cervello trino di MacLean: uomini o animali?

 

Dopo la bibliografia per mediatori, ho pensato potesse essere utile anche una recensione dei libri che ho letto e che consiglio non solo agli aspiranti mediatori, ma anche a tutti quei giuristi che non si sentono a loro agio con  conoscenze solo giuridiche e che ritengono che oltre al diritto, oggi, siano utili anche altre conoscenze, posto che comunque i diritti sono spesso riferiti a persone fatte  di carne, ossa sangue, cervello e mente.

Inauguro questa nuova categoria del blog con una delle diverse letture che hanno accompagnato l’umido luglio di quest’anno.

Si tratta di un libro niente affatto nuovo essendo del 1967 (io ho letto la ristampa curata da Vittorino Andreoli per la collana “Biblioteca della mente” edita dal Corriere della Sera), ma di una portata innovativa sconvolgente per un avvocato, oltretutto piuttosto “strano” come me ed avvezzo a letture non giuridiche e talvolta scientifiche.

Da diversi anni leggo tutto quello che posso per rispondermi a 2 domande;

  1. perché le persone litigano
  2. come aiutarle a risolvere il loro conflitto

Questo libro tuttavia non parla di conflitto, ma visto che le persone che litigano hanno un cervello, forse cercare di capire cosa c’è dentro potrebbe essere utile.

E.. caspita se lo è!

Così si capisce quanto abbiamo in comune con gli animali: a dire il vero questa non sarebbe una scoperta se la somiglianza si fermasse alle scimmie, ma scoprire che abbiamo un cervello rettiliano.. beh questo proprio non me l’aspettavo!

Quella che segue è solo una sintesi estrema (ergo pericolosa) e non vorrei davvero ridurre tutto il lucido, complesso e documentato pensiero di MacLean ad una sola immagine, ma questa è una recensione per il web… e non posso farla tanto lunga..

Prendo in prestito questa grafica che più di molte parole ci aiuta a comprendere come dentro la nostra testa ci sono 3 cervelli:

  1. quello più antico, appunto rettiliano (detto anche tronco-encefalico, in nero, che si spinge giù fino al midollo spinale)
  2. quello “successivo” (in termini di evoluzione) paleomammifero (che interessa il sistema limbico)
  3. quello più recente e giovane neomammifero (che interessa la corteccia complessa)
Cosa abbiamo in comune con i rettili che, ancora oggi posseggono solo questo tipo di cervello? Mangiamo e ci riproduciamo, ci proteggiamo e andiamo “a caccia”.

Con i primati condividiamo molto i più: ci sono specie che hanno una vita sociale (le scimmie regolano questa dimensione ad esempio attraverso il grooming, ossi la spulciarsi reciproco), una gerarchia (v. i lupi) e “provano” un qualcosa che non voglio meglio specificare (v. la fedeltà dei cani o le affettuosità del gatto).

E poi ci siamo noi: gli esseri umani. Esseri con un cervello molto più grosso (in termini di peso e volume) e gli unici dotati di linguaggio verbale, autoconsapevolezza e coscienza.

Che però non hanno perso gli altri due cervelli…

Per fortuna!

Altrimenti scomodare la neo-corteccia per governare una molteplicità di  attività quotidiane comporterebbe tempi assai più lunghi: i cervelli più antichi, infatti, usano una strada (struttura neurale) diversa da quella che si usa nel cervello più recente e che è molto più veloce, anche se spesso è inconsapevole.

Questa stessa strada – altra interessante scoperta – è quella usata per veicolare le emozioni.
Ma questo è argomento di una prossima recensione.

Non si tratta di teorie psciologiche, (anche se vengono illustrate ricadute patologiche)  ma, se posso usare l’espressione, di “neurscienze ante-litteram“. Studi su animali (stimolazione elettrica di determinate aree cerebrali ed analisi delle risposte elettriche del cervello, uso di determinate sostanze chimiche) e studi anatomici.

Non si usa un linguaggio ostico o ipertecnico ed a me è parsa una lettura godibilissima; ci sono anche molte immagini e raffigurazioni che aiutano assai la comprensione.

Sono circa 100 pagine, strutturate in 4 capitoli:
  1. Eredità limbica ed eredità rettiliana nell’uomo
  2. Il cervello limbico dell’uomo e le psicosi
  3. Nuove tendenze nell’evoluzione dell’uomo
  4. fattori sensoriali e percettivi nelle funzioni emotive del cervello trino
Esseri razionali?.. Non sempre o.. qualche volta, dipende dai casi..
Buona lettura.. 😉