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Mediazione, conciliazione, legge 69/2009: decreto legislativo approvato. Ora tocca a noi

Considerato che sto per parlare di mediazione e conflitti che spesso nascono dal modo in cui si parla o si scrive, vorrei prendere due volatili con un legume: fornire una notizia ed illustrare qualche mini-concetto in materia di comunicazione.

A tale scopo darò l’informazione in due modi diversi: uno più negativo, un po’ remissivo e “lamentoso”, l’altro più positivo e propositivo.

Modo negativo. Quella di oggi, non sembra un’epoca di iniziative “dal basso” e la nostra Nazione non fa eccezioni: ci ritroviamo quindi, volenti o nolenti, a fare i conti con una politica legislativa che ha dovuto fare qualcosa per rimediare a quella crisi della giustizia a cui tutti hanno in qualche modo contribuito e per la quale nessuno ha autonomamente fatto nulla! Persone litigiose, avvocati interessati ed avversariali, elevata conflittualità sociale, tribunalizzazione dei conflitti, hanno prodotto oltre 5.000.000 di cause, tempi biblici e giustizia in molti casi, sostanzialmente negata.

Tra un anno (in luogo dei 18 mesi originariamente previsti) tutto cambierà, almeno in certe materie, tra cui l’RCA-auto; gli avvocati dovranno imparare a parlare di mediazione (?) ai propri clienti al primo colloquio in studio. Per fortuna il testo del vecchio decreto è stato modificato e invece della nullità, è stata prevista, in ipotesi di mancata informativa, solo l’annullabilità del mandato professionale; dovranno – i nostri esperti forensi – stare attenti all’improcedibilità di alcune azioni giudiziarie, ove risultasse non esperito il tentativo di conciliazione. Effetti sulle spese legali si avranno a causa del comportamento “intransigente” tenuto in sede di mediazione. Qualche beneficio fiscale e la possibilità di avere un titolo esecutivo che suggelli l’eventuale accordo.

Effetti di questo modo di comunicare sul lettore (qualcuno, ovviamente, non tutti…):

“Ma quale cambiamento! Qui non cambierà nulla..Questa mediazione farà la fine delle conciliazioni obbligatorie in materia di rapporti di lavoro: un inutile orpello rituale mirato ad ottenere quel pezzo di carta che impedisce l’improcedibilità. Incentivi fiscali? Poca roba..giusto per far decidere gli indecisi.. tutti gli altri in tribunale. La gente vuole litigare, c’è poco da fare..E gli avvocati che interesse avrebbero ad abbandonare un giudizio che – prima o poi, tanto o poco – genera profitto? Bah..”

Cambiamo registro.

Modo pro-positivo. Splendida occasione per una rivoluzione culturale senza precedenti: il Governo ha approvato con interessanti modifiche rispetto al testo circolato sinora, il decreto ex l. 69/2009 in materia di mediazione. Le novità contenute nel provvedimento saranno oggetto di seminari, libri, conferenze; la notizia farà il giro del web. Attratti dalla necessità di acquisire informazioni sulle importanti novità legislative in tema di annullabilità del mandato, materie coinvolte e rapporti con il giudizio, gli avvocati potranno per la prima volta iniziare a comprendere il mondo affascinante e complesso della comunicazione umana. Quel che la legge non dice, infatti, – pur trattandosi di presupposto, naturale o fisiologico –  è che la mediazione serve per risolvere i conflitti. Ed è uno dei 3 sistemi davvero efficaci per risolverli (gli altri due sono il cd. disarmo unilaterale o la meta-comunicazione): diversamente,  la sentenza non può disinnescare gli effetti nefasti di una comunicazione – spesso incolpevolmente – inefficace, bloccata o distruttiva che è alla base di moltissimi conflitti che finiscono – talvolta inopinatamente – in tribunale.

Così si eviterà di confondere la triste esperienza delle conciliazioni obbligatorie in materia di diritto del lavoro, con la moderna mediazione; gli avvocati, invece di considerare solo gli incentivi o i pericoli di improcedibilità, annullabilità ovvero di perdita delle spese legali, potranno davvero imparare un modo nuovo per fare quello per cui i clienti si rivolgono loro: risolvere i problemi delle persone.

Effetti di questo modo di comunicare sul lettore (qualcuno, ovviamente, non tutti…):

Ma che sta dicendo questo?

Comunicazione, conflitto? Che c’entra con la legge ? E con gli avvocati?

Chi ha sentito mai parlare di disarmo..meta-comunicazione..?

O è matto oppure.. mi manca qualche informazione; quasi..quasi..mi faccio un giro su Google per approfondire..

L’effetto-sorpresa o il senso di curiosità, sono in questo caso, ricercati e positivi, poiché stimolano un azione, un cambiamento (la ricerca di ulteriori informazione..su internet..): proprio ciò che servirebbe in quel settore nuovo o misconociuto che è la gestione alternativa delle controversia (ADR) in cui sono ricompresi la conciliazione e la mediazione.

Che effetti produce, invece, l’altro modo di comunicare? Disinteresse, noia, pressappochismo, laissez-faire..

Tutti sentimenti che io dovrei in qualche modo evitare.. Il fatto è che il buon giorno si vede dal mattino e, come recita il celebre aforisma, “non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione“..

Quindi, visto che io voglio suscitare il massimo interesse su questi argomenti, agisco, scrivo… comunico… tenendo a mente l’effetto che il modo di comunicare (non il cosa, ma il come..) può avere sul soggetto con cui mi sto relazionando (il lettore in questo caso).

Non dico che uno dei due modi sia sempre migliore dell’altro: al contrario, il problema sta nel fatto che:

1) non si può comunicare sempre nello stesso modo: dipende dalle persone e dalle situazioni. E’ difficile comunicare in modo efficace ed efficiente;

2) è bene considerare che quello che noi comunichiamo produce effetti sugli altri: ce ne sono, però, di voluti e non voluti. Sappiamo come governare il tutto per evitare che i secondi prevalgano sui primi?

3) se tutto ciò manca, scoppia o si intensifica il conflitto.

4) Quanto precede le parti litiganti di norma non lo sanno (altrimenti probabilmente non litigherebbero)..e, se non lo sanno nemmeno gli avvocati,.. c’è poco da mediare.. o da fare leggi in materia..

Ah.., a proposito, il nuovo decreto non è ancora disponibile, c’è solo un comunicato per ora..

Se avrete voglia di seguirci nel peregrinare su questi temi, vi posso assicurare che ritorneremo sull’argomento. Spesso e con diversi materiali..

Come diceva Gandhi:”Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”: se davvero ci interessa la crisi della giustizia e la conflittualità, dunque, dovremmo essere i primi a darci da fare.

P.S. Scusate se vi ho “ingannato” con un titolo non del tutto assonante con il contenuto dell’articolo. Sono i “misteri” della comunicazione…