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Il caso dell’email e del termine perentorio.

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Il fatto (tratto da T.A.R. Abruzzo, Sez. Pescara n. 730/2009)

Caia partecipa ad un concorso per un posto di dirigente presso la Provincia Alfa ottenendo l’identico punteggio di 69/90 di Tizio e Sempronio, preceduti con punteggio superiore da Mevio (81/90) e da Mevia(72/90).

Con raccomandata a r. del 17.12.2008 il Responsabile del procedimento li ha, pertanto, inviati a produrre, entro il termine perentorio di cinque giorni, i titoli di preferenza ai fini della formulazione della graduatoria finale. Continua a leggere

Pubblicità legale, bandi di gara: gazzetta ufficiale o web?

Andrea ButiUna pubblica amministrazione forma un bando di gara che viene pubblicato sia sul sito internet che sulla Gazzetta Ufficiale, ma con contenuti diversi.

Se si fosse fatta piana applicazione del diritto in maniera  “tradizionale” si sarebbe dovuto concludere che l’unico testo idoneo “a far fede” fosse quello pubblicato nella Gazzetta – appunto – Ufficiale.

Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con sentenza n. 1949 del 3 maggio 2007, però, ha giustamente rilevato come la versione informatica, dotata di una capillare capacità di penetrazione avrebbe potuto indurre “potenziali partecipanti a confidare nella conformità all’originale del bando pubblicato nel sito”.

Per tale motivo è stato ritenuto corretto procedere – in via di autotutela – all’annullamento della gara, al fine di ripristinare una corretta simmetria informativa tra versione informatica e cartacea.

Ora, l’approccio “classico” (ossia la preminenza della G.U.C.E.) avrebbe comportato una sostanziale ingiustizia ed una strumentalizzazione.

Il testo comparso sul sito dell’amministrazione, infatti,  riportava dei requisiti molto restrittivi, posseduti da pochissimi soggetti: ciò ha comprato che la maggior parte di coloro che avevano letto il bando si fossero astenuti dal presentare offerte per partecipare alla gara, considerando che non possedevano tali – elevati – requisiti.

Nella versione “ufficiale”, però era riportato il testo “corretto” del bando che, in realtà, non prevedeva affatto così rigidi requisiti.

Quindi, in teoria, se tutti i soggetti che avevano “gettato la spugna”, fidandosi del testo su web, avessero invece controllato la Gazzetta Ufficiale, si sarebbero accorti di come stessero le cose in realtà; di conseguenza avrebbero potuto tranquillamente partecipare alla gara.

La domanda intelligente e pratica è: “quanti dopo aver letto il bando sul web si mettono a controllare la Gazzetta Ufficiale ?

Per fare tale controllo, infatti occorre avere o un servizio di Gazzetta on-line (a pagamento) o recarsi fisicamente presso il Municipio o il Tribunale per leggere fisicamente il cartaceo..Insomma tutte soluzioni meno diffuse e comuni rispetto al semplice (gratuito e comodo) accesso via internet…

Passaporto bloccato informaticamente

Una mamma, venuta a conoscenza che il passaporto del figlio era stato bloccato, in data 24 giugno 2006 inoltrava alla questura istanza di revoca dello stesso blocco e di accesso alla documentazione amministrativa. La signora con la sua istanza chiedeva, in particolar modo di ottenere una copia del provvedimento con cui era stato disposto il blocco e di tutta la documentazione relativa al caso. In seguito all’incuranza da parte dell’amministrazione ad adempiere a quanto era stato richiesto, l’interessata adiva il TAR lamentando l’illegittimità dell’inadempimento e della emanazione di un provvedimento interdittivo alla libera circolazione di un cittadino.
L’amministrazione costituendosi in giudizio, resisteva all’accusa.
Successivamente il TAR respingeva il ricorso. Avverso detta sentenza la parte soccombente promuoveva appello lamentando che l’inserimento di un blocco informatico sul passaporto deve essere consequenziale ad un provvedimento restrittivo alla libera circolazione, che quindi deve essere portato a conoscenza dell’interessato.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia (8 ottobre 2007 n. 927) nel riformare la sentenza impugnata, nota come questa attribuisca all’ “atto” o “documento” un significato non condivisibile. Per comprendere meglio i termini della questione è utile ricordare che attraverso i sistemi informatici la pubblica Amministrazione è autorizzata a gestire una moltitudine di posizioni giuridiche virtualmente rappresentate dalle informazioni immagazzinate in supporti magnetici. Le operazioni informatiche sono identiche a quelle concernenti i dati, riguardanti i cittadini, trattati e conservati cartaceamente tramite registri, elenchi, o raccolte di documenti scritti.
Il sistema informatico utilizza anch’esso una sorta di “firma” (in senso molto lato e non aderente alle disposizioni contenute nel Codice dell’Amministrazione Digitale d. lgs. 82/2005), costituita dalle cosiddette registrazioni di log che individuano attraverso l’uso della password attribuita ad un determinato funzionario, il soggetto che ha avuto accesso al sistema,  il giorno, l’ora ed il contenuto della  operazioni. Il decreto legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 considera documenti informatici le “rappresentazioni di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”. Una simile disposizione consente di concludere per la piena rilevanza giuridica delle cd. “evidenze informatiche” (cioè ciò che avviene all’interno di una sistema informatico o che può essere conservato e documentato su supporti informatici). Da ciò si evince che il “blocco” che è apparso in corrispondenza del passaporto di Tizio, costituisce in sé un provvedimento amministrativo adottato – sotto forma elettronica – da un soggetto appartenente alla amministrazione. Il minore Tizio ha, in pratica subito una compressione del suo diritto costituzionale alla mobilità, sancito dall’art. 16 della Costituzione, per motivi ignoti e che l’amministrazione non ha voluto chiarire.
Dopo la legge n. 241 del 1990 il cittadino ha diritto a sapere quale sia il funzionario che ha adottato un determinato provvedimento, la ragione e le norme di legge che sono state applicate. Infatti risulta palese che la parte privata ha interesse a conoscere tutti gli estremi riguardanti un procedimento come quello in esame, e il giudice amministrativo è chiamato ad analizzare e verificare i vizi che abbiano comportato la lesione di tale fondamentale interesse. Da ciò si evince che il ricorso di primo grado è fondato e pertanto l’appello deve essere accolto. L’amministrazione fornirà al ricorrente tutte le informazioni riguardanti la procedura di blocco del passaporto del minore, e tutti gli elementi concernenti gli operatori che hanno contribuito alla decisione di emissione del blocco “informatico”.

Antonio Sangiovanni

Comunicazione e informatica al servizio della p.a. (e di imprese o cittadini)

Prima premessa. L’essere umano, oggi, comunica con il cd. modulo “digitale” (che non ha nulla di informatico, ma molto di matematico… come ben sapeva Pitagora) – ossia con il linguaggio astratto basato su alfabeti fonetici – solo da qualche migliaio di anni, a dispetto di una presenza dei primi progenitori che risale ad oltre 2 milioni di anni. E’ facile dedurre, che la maggior parte dell’evoluzione dell’uomo è stata contraddistinta da interazioni interpersonali basate sul modulo cd. “analogico” (linguaggio del corpo, cinesica, espressioni corporee, atteggiamenti etc..): si può allora dedurre che siamo quantomeno poco “allenati” a comunicare con le parole…

Se a ciò si aggiunge che al linguaggio comune si sovrappongono i linguaggi tecnici (scientifici o legali) l’efficacia dei processi di trasferimento dell’informazione ne risulta in certa parte compromessa, specie se i contenuti debbono essere trasferiti a soggetti che quel tipo di comunicazione “tecnica” non conoscono.

Seconda premessa. In Italia sono in circolazione oltre 100.000 leggi. Non ho dati in relazione al numero dei provvedimenti amministrativi che vengono emessi ogni giorno, ma tra comuni, province, regioni ed amministrazioni centrali, il numero complessivo avrà diversi zeri…

Conclusione. Tralasciando il fatto che comunicare male in generale ed intendere, interpretare o applicare male la legge, avrà una sua rilevanza su circa 4.000.000 di cause (solo quelle civili) pendenti nel nostro Paese, vale la pena rimarcare i vantaggi che possono offrire le tecnologie informatiche al fine di migliorare i processi comunicativi negli e con gli enti pubblici.

Ignoro se alla base del progetto ci siano tali considerazioni, ma in ogni caso, mi piace pensare che valutazioni non troppo dissimili abbiano svolto coloro che hanno lavorato alla realizzazione di PACTO. Si tratta di un portale realizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione dell’ ITTIG per la produzione e l’accesso di documenti amministrativi. Tra gli strumenti: modelli, banche dati e editor XML per la creazione di documenti strutturati (sia sotto Windows che Linux).

Oltre all’aspetto delle applicazioni software è stato curato anche quello della formazione del personale coinvolto con la creazione di una piattaforma e-learning e di un manuale in .pdf (disponibile sotto licenza CC) in cui sono contenuti preziosi consigli sulla redazione degli atti amministrativi, proprio a cominciare da quelli relativi ad una buona scrittura.

La complessità del panorama normativo (riferimenti incrociati, abrogazioni, modifiche) e del linguaggio giuridico (non tutti quelli che producono atti amministrativi e – di certo – la gran parte di quelli che ne sono i destinatari, sono dotati di una laurea in legge…) possono essere gestiti con adeguati strumenti al fine di migliorare l’azione amministrativa degli enti locali e l’accesso/accessibilità agli atti: non sembra una cosa da poco.

Ci si lamenta spesso del fatto che le leggi non siano fatte bene o che non vengano applicate correttamente o che manchino fondi: stavolta sembra che qualcuno sia sia rimboccato le maniche di una ideale camicia “informatica” per non lasciare sulla carta la “digitalizzazione” (di una parte almeno) della pubblica amministrazione. E non solo.

Natale….d’autore (Disabilità e uso di opere protette)

E’ stato emanato il “Regolamento attuativo dell’articolo 71-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto d’autore (GU n. 295 del 20-12-2007)”. Si tratta di un provvedimento legislativo che si va ad inserire nel solco tracciato – ad esempio – dalla cd. Legge Stanca in favore di situazione, oggi, tutelabili anche si sensi della legge 67/2006 .

Ricostruiamo in breve l’iter.

Primo Tempo – Già 6 anni fa una direttiva comunitaria (CE/2001/29) volta ad armonizzare “taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione” considerava che “Si dovrebbe dare agli Stati membri la possibilità di prevedere talune eccezioni o limitazioni in determinati casi, ad esempio (…) per l’uso da parte di portatori di handicap (…)” ed anche che ”è in ogni caso importante che gli Stati membri adottino tutte le opportune misure per favorire l’accesso alle opere da parte dei portatori di un handicap che impedisca di fruirne, tenendo particolarmente conto dei formati accessibili”.

In forza di tali considerazioni, all’art. 5 si prevedeva che: “3. Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni o limitazioni ai diritti di cui agli articoli 2 e 3 nei casi seguenti:
(…) b) quando si tratti di un utilizzo a favore di portatori di handicap, sempreché l’utilizzo sia collegato all’handicap, non abbia carattere commerciale e si limiti a quanto richiesto dal particolare handicap;

La direttiva, però, non ha (di regola) come destinatario finale il singolo cittadino interessato dalla norma, ma lo Stato e, dunque, la previsione non è immediatamente applicabile, fintanto che non viene recepita in Italia.

Secondo Tempo – Il recepimento è avvenuto con d. lgs. 9 aprile 2003 n. 68 che, in forza delle norma contenuta nell’art. 9, apporta modifiche all’art. 71 bis della legge 633/41, prevedendo: “1. Ai portatori di particolari handicap sono consentite, per uso personale, la riproduzione di opere e materiali protetti o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all’handicap, non abbiano carattere commerciale e si limitino a quanto richiesto dall’handicap“.

2. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il comitato di cui all’art. 190, sono individuate le categorie di portatori di handicap di cui al comma 1 e i criteri per l’individuazione dei singoli beneficiari nonché, ove necessario, le modalità di fruizione dell’eccezione.

Mancava, dunque, nel 2003, il Decreto del Ministero”.

Terzo Tempo – Tale decreto, è finalmente giunto e prevede, ora, all’articolo 1: “(…) sono consentite, per uso personale, alle persone con disabilita’ sensoriale, la cui situazione sia stata accertata ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 , la riproduzione di opere e materiali protetti dalla legge o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, nel rispetto dei fini e nei limiti consentiti dalla predetta legge“.

Il  comma seguente prevede che “La riproduzione e l’utilizzazione della comunicazione al pubblico, di cui al comma 1, di opere e di materiali protetti ai sensi dell’articolo 71-bis della legge, si attuano attraverso la registrazione audio su qualsiasi tipo di supporto delle opere o l’impiego di dispositivi di lettura idonei per gli ipovedenti, la sottotitolazione delle opere e dei materiali protetti visualizzabili e comunque la trasformazione in un formato elettronico accessibile con le tecnologie assistite, secondo quanto previsto dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”.

All’articolo 2, prevede, inoltre: “ 1. Al fine di renderne accessibile il contenuto alle persone con disabilita’ sensoriali, la riproduzione e l’utilizzazione della comunicazione al pubblico di opere e materiali protetti puo’ anche essere effettuata per il tramite delle associazioni e delle federazioni di categoria rappresentative dei beneficiari, che non perseguono scopo di lucro, sulla base di appositi accordi stipulati ai sensi dell’articolo 71-quinquies, comma 2, della legge 22 aprile 1941, n. 633“. Il comma 2 recita: “Gli accordi di cui al comma 1 sono volti a consentire l’esercizio della eccezione di cui all’articolo 71-bis e dovranno prevedere la definizione di procedure che consentano alle predette associazioni e federazioni di convertire i file all’uopo loro forniti dai titolari dei diritti in formati idonei ad essere utilizzati secondo le finalita’ e nei modi previsti dal precedente articolo 1 e di consegnare il prodotto di tale attivita’ alle persone che dimostrino di possedere i requisiti soggettivi richiesti”.

In sintesi: l’attuale quadro normativo prevede la riproduzione o trattamento con tecnologie assistive di opere protette purchè ciò avvenga:

  • in favore di portatori di handicap la cui disabilità sia però accertata come previsto dalla legge 104/92
  • sia per uso personale.

Ne consegue che:

  • il disabile che non abbia attivato le procedure previste dalla legge 104/92 o non rientri nelle ipotesi ivi previste, non godrà del beneficio, pur potendo trarre giovamento dall’applicazione della norma…
  • ove l’impiego non sia per uso personale, non si potrà operare alcuna eccezione alla legge 641/33…

Non è chiaro se la direttiva volesse effettivamente la prima limitazione (ossia se il concetto di portatore di handicap” a livello comunitario sia effettivamente diverso da quello di “disabile”), ma più chiaramente non ha previsto la seconda, ossia l’uso personale.