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Responsabilità dei siti per commenti: quel che non ha detto la Corte di Strasburgo

Quando si parla di commenti… i commenti fioccano!

Ecco, si potrebbe sintetizzare così quello che sta succedendo a pochi giorni dalla pubblicazione di una sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) che sta facendo parecchio discutere.

Il contraddittorio, la divergenza di punti di vista e di possibili interpretazioni è il sale della democrazia e più persone vi partecipano, meglio è. Ma quando si parla di diritto può tornare utile anche qualche nozione “tecnica” ossia di come funziona il sistema giuridico: tra opinione personale – atecnica – e riflessioni giuridiche – al limiti dei pareri tecnici – infatti, ce ne corre.

Attenzione: non sto dicendo che di diritto possano parlare solo giuristi o laureati in legge. Continua a leggere

Il dirittto e.. le scimmie.

Il diritto e i giuristi danno per scontate tante “cose” o, semplicemente, le ignorano nel senso più nobile del termine.

Si tratta di “cose” che non sono scritte nei testi di legge, quindi, fin qui nulla di male o di strano, giacché i dettati normativi si interessano di precetti, divieti, sanzioni…

Ma non sono “cose” scritte nemmeno nei libri che i futuri giuristi usano nelle Facoltà (ops.. Scuole come si chiamano ora..) di Giurisprduenza e questo dovrebbe far riflettere, perchè il diritto, da solo, non basta. Non basta conoscere  a menadito istituti o dottrine giuridiche per saper trattare con un cliente, un giudice, un collaboratore, per fare una sentenza corretta; per sapere come funziona la memoria del testimone o il libero arbitrio; non basta per saper comunicare efficacemente; non basta per evitare errori cognitivi o per riconsocere euristiche fallaci; non basta, soprattutto, per comprendere quel fenomeno che il diritto dovrebbe in qualche modo gestire: il conflitto.

Quello di cui vado parlando sono le cd. competenze trasversali che servono in egual misura all’avvocato, al medico, all’ingegnere o al pilota di aerei. File:Wreckage of Air Florida Flight 90 being removed from Potomac River (1982-01-19).jpg

Servono a tutte quelle figure che hanno una grossa competenza tecnica che però da sola non basta per svolgere al meglio la propria professione: non possedere queste competenze può determinare autentici disastri, come nel drammatico caso del volo Air Florida 90 in cui morirono 78 persone, anche a causa di problemi di comunicazione e gestione del conflitto nella cabina di pilotaggio.

E se l’avvocato non uccide nessuno, nondimeno può commettere errori e più frequentemente di quel che si creda, come mostra uno studio durato oltre 40 anni in cui si sono stati documentate aspettative irrealistiche in capo a molti legali.

Una delle  prime “cose” che un giurista dovrebbe sapere attiente – solo per fare un esempio – a come funziona il comportamento degli esseri umani e per far ciò è utile tenere presente alcuni dati:

  • l’uomo condivide con le scimmie oltre il 98% del DNA (vedi Science versione italiana o Molecularlab in cui si riporta la notizia reperita su Nature,)Lo Scimmione intelligente
  • l’uomo ha somiglianze anche con le ostriche come ha scritto sul Corriere della Sera Edoardo Boncinelli, noto genetista, autore col filofoso e matematico Giulio Gioriello di un libro dal titolo assai evocativo: Lo scimmione intelligente
  • l’uomo è una scimmia senza peli o per dirla col famoso zoologo Desmond Morris è una scimmiaLa scimmia nuda. Studio zoologico sull'animale uomo  nuda.
  • l’uomo è un animale; un animale sociale che ad un certo punto della sua evoluzione ha acquisito la capacità di fonare e di sviluppare un linguaggio verbale. Tuttavia è una  conquista assai recente in termini evolutivi avvenuta cioè negli ultimi 200/300.000 anni di una storia iniziata oltre 4 milioni di anni fa.

Tutto questo ha implicazioni enormi sul modo di comunicare, relazionarsi e gestire il conflitto poichè implica meccanismi emotivi ed automatici che sfuggono al controllo razionale e consapevole, come le neuroscienze stanno mostrando.

 

Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione; il primo istinto è quello di abolire queste spiacevoli situazioni.

Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione.

Poiché fondamentalmente si tratta di una volontà di liberarsi da idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega l‘ignoto come conosciuto fa tanto bene che la  si “crede vera”  […]

L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura.

(Nietzsche)

Se il sistema democratico ideale non esiste…dove va a finire la giustizia?

Non sono certamente uno resistente al cambiamento ed anzi soffro, semmai, di eccesso di innovazione,  pretendendo di associare il diritto alle cose più “strane” come le neuroscienze, i geni, l’antropologia e via dicendo….ma scoprire solo oggi certi limiti è un po’ sconcertante anche per me.

Un po’ lessato dal caldo mi cade la freccina del mouse su un link che porta ad un video in cui compaiono due interessanti protagonisti: Piergiorgio Odifreddi e Marco Cattaneo: un logico-matematico, noto divulgatore ed un fisico direttore della rivista Le Scienze (parente stretta dell’omologa pubblicazione in lingua inglese) . Insolito – l’apparenza spesso inganna …- l’accoppiamento con l’argomento.. giacché si parla della “logica impossibile della democrazia”.

Se avete la pazienza di seguire l’oretta scarsa di video, scoprirete, invece, che non c’è nulla di insolito, anzi…

Scoprirete anche che un’altra delle tante certezze su cui pensiamo di far poggiare questa nostra traballante esistenza è destinata se non a scomparire a fare un salto notevole: passando da “assoluta” a “relativa”… che poi è il motivo fondamentale di una certa forma mentis, un certo modo di intendere la vita e le conoscenze. Un pensiero semplice ed abbastanza comune: esiste il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto, esiste la democrazia e la dittatura. Noterete che i primi termini sono tutti postivi e gli altri negativi.. purtroppo semplici e pericolose riduzioni che ci danno tante false quotidiane certezze.

Chi d’altronde così di primo acchito sarebbe disposto a mettere in discussione simili dicotomie ? Sono normali, comuni, pratiche ed usatissime.

Già, ma chi ci dice che siano anche “esatte” in termini logico-razionali?

Non sono impazzito, il fatto è che mi hanno abbastanza convinto non solo gli argomenti, ma anche il metodo seguito per dimostrare che.. il sistema democratico ideale non esiste!

E non meno sconvolgente è notare come non sia una scoperta recente, ma vecchia almeno di 50 anni. Mi chiedo dove erano i miei maestri di vita in questo mezzo secolo…Nel 1951, infatti,  il premio Nobel per l’economia Kenneth Arrows dimostrò – in termini matematici – con il suo teorema dell’ impossibilità che non esiste un sistema democratico “neutro” ciò che non influenzi o manipoli in nessun modo i risultati, dati certi presupposti – ovviamente per noi scontati – come la non dittatorialità,  la libertà di voto o la rappresentatività.

Eppure andiamo a votare pensando di usare un sistema elettorale  “giusto” o almeno accettabile.. ed invece non solo si nota che quello italiano è uno dei peggiori, ma che quello ideale non esiste… E non è l’unico problema.. c’è il paradosso (sempre dimostrato matematicamente) dell’Alabama, in cui con 1 rappresentante in più si prendono meno seggi.. o quello di Condorcet che predisse in certo senso quel che accadde nel 1976 negli Stati Uniti d’America quando Ford fu battuto da Carter che però avrebbe perso contro Regan, teorizzando la mancanza della proprietà transitiva in ambito elettorale. Ma la cosa d’altra parte è risaputa in ambito sportivo quando scegliere quali sfidanti far incontrare (nei tornei con partite a due contendenti) può determinare in maniera più o meno pesante il vincitore finale.

Una risposta alla domanda nel titolo ovviamente non ce l’ho, ma mi vien da pensare che, come nota Odifreddi, parole importanti come democrazia e dunque anche giustizia, sono idee “metafisiche” non verificabili cioè scientificamente. Eppure in molti ci fanno un grandissimo affidamento quasi che fossero valori assoluti. Dunque anche noi giuristi o bisognosi di giustizia viviamo – consapevoli o meno fa poca o nulla differenza – in un bel sogno… quello in cui dovrebbe esistere:

  • un sistema di norme sostanziali “ideale”
  • un sistema di norme processuali “ideale”
  • un giudice “ideale”
Dunque, se, almeno in termini matematici, nessuno dei tre può esistere..il discorso pare ancora più complicato che per la democrazia..
Certo si potrebbe obiettare che questa “visione matematica” è a sua volta opinabile (ma la scienza dovrebbe parlare di fatti e non di opinioni…) o parziale. C’è un fatto comunque: lasciare ad una manciata di norme (non ce ne sono di più nei nostri codici) ed all’intelletto del giudice la norma logica in termini sostanziali e processuali è un metodo di per sé non completo e non ideale.
Sempre che quello ideale esista..a questo punto…

 

 

 

Imputabile a 18 anni per legge, ma non per le neuroscienze. Che fare?


Nel  nostro codice penale, che  è del 1930, esiste il problema dell’imputabilità del soggetto di età inferiore agli anni 18 (art. 98) e di quello inferiore agli anni 14 (art. 97).

Si dà per scontato che a 18 anni la persona sia imputabile; l’unica eccezione è la mancanza di capacità di intendere e di volere (art. 85).

Domanda: che dati usa (ha usato..) il legislatore per stabilire questo limite?

Forse la domanda è peregrina per difetto di rilevanza, giacché la risposta sarebbe piuttosto inutile: a 18 il giudice ti condanna, punto e a capo…

Ma è davvero così? Se esistessero prove scientifiche del fatto che a 18 anni il cervello umano non si è ancora sviluppato del tutto a livello fisico e che ciò avvenga dopo i venti anni o addirittura a 25?

Non sto parlando di una “bislacca” teoria psicologica, con tutto il rispetto per gli psicologi…ma con la consapevolezza che taluni giuristi aborrono talvolta tale dimensione.

Sto al contrario parlando di una evidenza clinica di qualcosa che può essere misurato strumentalmente, non applicando una teoria o un procedimento inferenziale o introspettivo sulla mente del soggetto analizzato.

Al convegno che si è concluso venerdì scorso, i relatori (neuroscienziati) davano per scontato questo dato chiedendosi un po’ ironicamente se il legislatore ne fosse al corrente!

Non solo non ne è a conoscenza il legislatore – che è di poco posteriore agli anni della Belle Époque –  ma probabilmente nemmeno il giurista medio!

Il che, almeno a me, crea dei bei problemi di coscienza. Quella coscienza che forse il giurista non dovrebbe avere per rispettare i dogmi giuridici. Se fossi io il difensore di un ragazzo di 18 anni imputato di un reato cosa dovrei fare? Ingoiare il rospo dicendo che così è la legge o cercare di convincere il giudice a fare… cosa?

Nell’attesa proverei a chiedere una consulenza tecnica d’ufficio per confermare quella che è solo – visto che non sono un neuroscienziato – una mia intuizione.. per poi passare la palla al magistrato: se vuole condannare una persona con un cervello non dico a metà ma almeno a 3/4 faccia lui.

Il fatto è che se io questa cosa la ignoro… la perizia non la chiedo..e se il giudice non la dispone d’ufficio.. siamo in un vicolo cieco.

Ecco, oggi io vorrei condividere una sorta di torcia o pila per provare ad illuminare questo vicolo. Segnalano quindi un interessante sito della pubblica amministrazione in cui ci sono delle pubblicazioni gratuite di carattere divulgativo, ma con dovizia di citazioni scientifiche, dalla cui lettura si può dedurre che:

  • il cervello dell’adolescente non è come quello di una persona matura;
  • il cervello dell’adolescente a causa del mancato completamento – mielinizzazione – delle fibre di connessione (che coinvolgono, dentriti, assoni e neuroni) soprattutto nella corteccia prefrontale  (la parte evolutivamente più giovane del cervello, ma l’ultima  a svilupparsi in termini di crescita del soggetto) non è in grado di valutare in maniera perfetta i rischi o di gestire gli impulsi emotivi (che si svolgono nella zona più antica del soggetto che è, invece, la prima a formarsi sin dalla prima età);
  • l’uso di sostante psicotrope o di alcol in età adolescenziale può aggravare quanto precede
Ah, … poi ci sarebbe di quello che la Prof. Antonella Marchetti (ordinario i Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell’Educazione presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)  ha  definito “l’adolescente con le rughe” ossia colui che non matura del tutto neanche dopo i venti anni.. ma questa è un’altra storia…

 

 

Il cervello del pedofilo: questioni delicate in tema di libero arbitrio

Si sta svolgendo in questi giorni (in queste ore…) un interessante convegno di neuroetica presso l’università di Padova.

Sembrano argomenti lontani dal diritto, ma solo in apparenza.

Nella relazione del prof. Alberto Priori sono state mostrate delle immagini ottenute con l’impiego di tecniche di neuroimaging, dalle quali risultava una ridotta presenza di materia grigia nel cervello dei pedofili. Si discute sul fatto che il cervello dei pedofili sia “diverso”…. quali le conseguenze etiche, morali e giuridiche..?

Non voglio e non possa fare il riduzionista né ricondurre tutte le azioni umane a biologia, chimica, elettricità ed ormoni;  mi limito a segnalare che i classici dogmi giuridici non sono al passo con le più recenti scoperte delle neuroscienze.

Segnale questo video – ripreso davvero “al volo”…. –  in cui il Prof. Pietrini mi pare che sintetizzi con molta efficacia i termini del problema. Ne avremmo di che discutere nelle aule dei tribunali e nelle facoltà di giurisprudenza.


Fast Tube by Casper

Anche se al convegno non c’erano (tanti?)  giuristi :-0

Ops… costo 30 euro (per 3 giorni ) e nessun credito formativo: anche su questo ci sarebbe da riflettere..