Archivio tag: ADR

Ubuntu, Mandela, gestione dei conflitti e bit.

Ubuntu è il nome di una “distribuzione” (ossia un tipo di sofware) open source o free, libero o gratuito basato su Linux. L’aspetto più caratteristico è da rintracciare non tanto e non solo nel fatto che è distribuito gratis (chiunque lo può “scaricare” liberamente da internet), ma nel suo essere un sistema “aperto” sul quale tutti i programmatori che sono in grado farlo possono lavorare, interagendo sul codice sorgente (le istruzioni che fanno “girare” il programma) al fine di migliorarlo e implementarlo.
Come si può leggere nel sito web della comunità che lavora al progetto in Italia (www.ubuntu-it.org), Ubuntu è nato come sviluppo di Debian che, a sua volta “è un progetto volontario di sviluppo di una distribuzione GNU/Linux. Debian nasce più di dieci anni fa ed è cresciuta fino a coinvolgere oltre 1000 membri con lo status di sviluppatori ufficiali, e numerosi altri volontari e collaboratori. La sua espansione è arrivata a circa 17.000 pacchetti di software e documentazione Free e Open Source”.
Domanda: se il software è libero e gratuito,  cosa spinge un migliaio di persone a lavorare gratis per regalare un sistema operativo a degli estranei? Continua a leggere

ADR e ODR a Barcellona: UNICAM e UOC

Prof. L. Ruggeri (UNICAM), Prof. Aura Esther Vilalta Nicuesa (UOC) e..io

Si è tenuto nei giorni scorsi a Barcellona il workshop dal titolo “Building bridges: legal framework and principles“, organizzato dall’Universitat Oberta de Catalunya.

Ho avuto l’onere di poter illustrare la mia relazione ed il piacere di parlare a fianco di Colin Rule (Director of Online Dispute Resolution for eBay and PayPal) ed Ethan Katsh PhD. Full University Profesor. University of Massachusetts, Amherst. Director of the National Center for Technology and Dispute Resolution (NCTDR).

Il “mio”tavolo:

10.45 am.    First Working Session. ADR/ODRs: taxonomies and standards
Chaired and concluded by: Ramón Herrera Campos. Full University Professor of Civil Law, University of Almeria.

Lucia Ruggeri. Doctor. Professor of Civil Law, University of Camerino (UNICAM), Italy.
ADRs and ODRs and their taxonomy. Identifying traits.

Pablo Cortés. Doctor. Lecturer, University of Leicester, UK.
Standards for the accreditation of suppliers of ODR in the EU.

Andrea Buti. Attorney and facilitator. Specialist in Civil Law and University Lecturer, University of Camerino.
Identification of parties, verification and liability for actions in ODR systems

Graham Ross. Founder and Director of TheMediationRoom. Member of the United Nations ODR panel of experts.
Building trust online: How to adapt mediation and negotiation techniques to the virtual environment.

ADR, mediazione e conciliazione: legge delega 69/2009

E’ stata approvata in via definitiva la legge delega  (vedi testo provvisorio) con cui al Governo è stato demandato di emanare “entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale”.

Tra i criteri direttivi individuati dalla legge, si segnala:

la possibilità che la mediazione, “finalizzata alla conciliazione”, possa essere utilizzata come sistema di risoluzione di tutte le controversie che hanno ad oggetto diritti disponibili;

l’erogazione di servizi di mediazione da parte di organismi professionali e indipendenti iscritti in apposito Registro tenuto dal Ministero di giustizia, anche mediante estensione di quello già operativo nell’ambito della conciliazione societaria di cui al d. lgs. 5/2003;

la possibilità che la  mediazione possa essere espletata “anche attraverso procedure telematiche”;

una maggiorazione  nel corrispettivo da versare al conciliatore nell’ipotesi in cui le parti giungano ad un accordo (una sorta di success fee o premio per il buon esito)

previsione di agevolazioni fiscali

la possibilità per il giudice di negare la refusione delle spese legali a favore del vincitore che abbia rifiutato di conciliare qualora “il provvedimento che chiude il processo corrisponda interamente al contenuto dell’accordo proposto in sede di procedimento di conciliazione”.

L’estensione ad ogni “diritto disponibile “può essere un importante meccanismo per favorire l’utilizzo di sistemi ADR (tra cui appunto la mediazione-conciliazione)  in Italia. La mancanza di una disciplina generale, infatti, può essere considerato come un’ostacolo all’impiego di mezzi alternativi alla giurisdizione per la composizione stragiudiziale delle controversie civili.

Il mancato rimborso delle spese legali per la parte che non ha voluto  conciliare, potrà agire come leva motivazionale, giacché, sino ad ora le parti litiganti hanno sempre potuto rifiutare un accordo, poiché ciò non comportava alcun rischio.

In attesa di poter analizzare il testo dei decreti legislativi, si può considerare come l’espresso riferimento alla telematica possa essere un’ottima occasione per lo sviluppo dell’ODR (On-Line Dispute Resolution) a livello nazionale.

Le para-giurisdizioni, Striscia la notizia, eBay e..il diritto globale.

L’esperienza umana è passata nei secoli dalla gestione della materia propria della realtà pre-industriale, alla gestione dell’energia nella società industriale, per approdare alla gestione dell’informazione così come manifestatasi nella società post-industriale1. Non sorprende, allora, che la rivoluzione delle telecomunicazioni sia comunemente definita come “terza rivoluzione industriale”, scoppiata subito dopo la seconda2 (connessa all’avvento dell’elettricità, del telefono, del grammofono e della macchina da scrivere), e determinata dallo sfruttamento dell’atomo3 e dalla diffusione dell’informatica4.

Pur con le limitazioni proprie di ogni sintesi e generalizzazione, si può concordare sul fatto che comunicare, in effetti, significa condividere “informazioni” e dunque per cogliere efficacemente i termini minimi che costituiscono l’ossatura della società dell’informazione5 sembra sufficiente far riferimento ai concetti di “contenuto” (informazione, messaggio, dato) e “contenitore” (media, mezzo di comunicazione o vettore).

In questi ultimi anni, però, si è potuto verificare – contrariamente a quello che si potrebbe istintivamente pensare – come la relazione tra i due aspetti sia ambivalente: può dunque accadere che il contenuto sia del tutto indipendente dal contenitore, ma anche che il contenitore influisca sul contenuto dando luogo ad un fenomeno non troppo dissimile dal cd. determinismo tecnologico, in ragione del quale ogni singolo mezzo tecnologico può produrre effetti tipici: per Marshall McLuhan addirittura il medium stesso “è” il messaggio. Pur senza spingersi fino all’esame delle teorie più ottimistiche, pessimistiche o critiche sul punto, basterà notare6 che termini come “industria della cultura “, “manipolazione dei media” o “società unidimensionale” sono in uso da oltre un decennio.

La semplice esistenza di simili problemi dovrebbe essere sufficiente a generare un interrogativo sull’adeguatezza, non tanto del diritto sotto il profilo sostanziale (che prima o poi, riesce a disciplinare – anche se non sempre nel migliore dei modi – ogni meandro della vita umana e le sue continue evoluzioni) quanto sotto quello connesso alla risoluzione delle controversie di natura legale che coinvolgono, interessano ed interagiscono, appunto, con la moderna società dell’informazione. La domanda, in termini di architettura del sistema, coinvolge sia le dinamiche processuali che l’appropriatezza della risposta: ed in effetti se si è di fronte ad una rivoluzione, sembra lecito riflettere sull’adeguatezza – in termini di comparazione formale – di un sistema processuale che per quanto raffinato e sofisticato, non si discosta poi molto, nel suo meccanismo intrinseco di funzionamento, dal giudizio degli antichi romani: reciproche accuse e difese, sempre più scritte e meno orali (con buona pace di Chiovenda) davanti ad un giudice terzo che attribuisce torti e ragioni sulla base di un sistema formale (l’ordinamento giuridico): la classica forma di giustizia avversariale, di natura eterodeterminata.

Viene, insomma, il dubbio, al solo esame in chiave sociologica del fenomeno, che sia sicuramente ritenuta più efficiente – in una visione pragmatica che talvolta sfugge ai giuristi – una segnalazione a “Striscia la Notizia” o alle “Iene” che un provvedimento del tribunale! In altre parole, non si può certo biasimare quell’uomo della strada (che sempre meno sembra trovare ospitalità nelle nostre leggi) che invece di rivolgersi ad un avvocato che a sua volta si rivolge ad un magistrato per discutere, insieme all’avversario, intorno ad una norma creata da altri, si rivolge ad una sorta di sportello unico per attivare una gogna mediatica che gli renda giustizia.

E non si tratta di una boutade. Gli effetti di una informazione che circola ed agisce in una dimensione catodica (LCD non suona altrettanto bene) o mediatica, possono essere pienamente percepiti se si considera il reale ed effettivo potere del feed-back di cibernetica (ri)scoperta.

Non è un caso infatti che si parli di transazioni commerciali all’ombra del diritto di eBay, quasi si trattasse di una sorta di sovragiurisdizione che annulla le differenze degli ordinamenti nazionali, in una comunità in cui chi decide è…la percentuale matematica. In particolare la percentuale di gradimento, di costumer satisfaction, di feed-back, per l’appunto. Il tutto in ambiente trasparente e quasi autopoietico (sperando che domani non esca la notizia di un grande fratello che controllava il DB dei feed-back di eBay!) in cui senza alcuna inter-mediazione di terzi si può valutare la bontà di un acquirente o di un venditore; decidere se includerlo od escluderlo dal novero dei soggetti attendibili. Senza tirare in ballo codici ed aule di tribunale; senza spendere un soldo. Magari un incontrollabile delirio di onnipotenza dell’insieme dei giudizi espressi, comunque ponderato dalla democratica media. Non sarà un sistema perfetto, ma non lascia più insoddisfazione di una sentenza di tribunale in cui vengono compensate le spese legali senza fornire puntuale motivazione.

Il margine di errore o di insoddisfazione è una variabile ineliminabile – per ora e senza utopistiche visioni – in ogni applicazione umana: dunque, si tratta solo di scegliere consapevolmente tra una serie di valori quello ritenuto più adatto al caso concreto.

Viene, infatti, da chiedersi se lo stesso effetto, negli stessi tempi, si potrebbe ottenere con una sentenza!

E se si contesta che la domanda trascende o dovrebbe trascendere dalla competenza del giurista, è opinione di chi scrive, che proprio questo sia il problema: spaccare in quattro il capello giuridico, sia esso sostanziale che processuale, senza (pre)occuparsi della effettiva incidenza del sistema legale/giudiziario sulla realtà fattuale7.

1 G. Buonanno, in http://www.liuc.it/person/gbuonann/iia_easi/Materiale/01LM%20-%20Trattamento%20Informazione.pdf

2 http://www.studenti.it/didattica/approfondimenti/rivoluzione_industriale3.php

3 http://www.storiafilosofia.it/storia/terza_rivoluzione_industriale.php

4 http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_industriale

5 Per info sul termine cfr. http://europa.eu.int/comm/publications/archives/booklets/move/06/txt_it.htm#ch5

6 http://www.tecnolab.tm/saggi/comunicazione/media.htm

7 Così venendo meno ad una delle principali e primigenie funzioni dello ius: quella di essere utile ai cittadini (Digesto, 1.1.11 Paul. 14 ad Sab.; “ius pluribus modis dicitur: (…) altero modo, quoad omnibus aut pluribus in quaque civitate utile est, ut est ius civile (…)“.

Mediazione commericale

Nel maggio di quest’anno è stata approvata Direttiva 2008/52/CE relativa a  “determinati aspetti della mediazione civile e commerciale”; il provvedimento è stato preceduto dalle conclusioni del Consiglio del 2000 e dal “Libro Verde” del 2002  relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie nelle medesime materie.
Tra i vantaggi della soluzione stragiudiziale di tali liti va, ad esempio,  annoverato quello relativo al riconoscimento ed all’esecutività degli accordi risultanti dalla mediazione tra i diversi Stati, in base al Regolamento CE/44/2001 (sul riconoscimento delle sentenze straniere in materia civile e commerciale) o al Regolamento CE/2201/2003 (sul riconoscimento delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale). Ciò permette, infatti, di diminuire i rischi ed i  costi connessi ai complessi procedimenti volti ad ottenere l’esecuzione di sentenze straniere in Italia o di sentenze italiane all’estero.

Editoriale nel numero di novembre/dicembre 2008 nella sezione bimestrale. Preleva gratuitamente il file in formato .pdf