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Natale….d’autore (Disabilità e uso di opere protette)

E’ stato emanato il “Regolamento attuativo dell’articolo 71-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto d’autore (GU n. 295 del 20-12-2007)”. Si tratta di un provvedimento legislativo che si va ad inserire nel solco tracciato – ad esempio – dalla cd. Legge Stanca in favore di situazione, oggi, tutelabili anche si sensi della legge 67/2006 .

Ricostruiamo in breve l’iter.

Primo Tempo – Già 6 anni fa una direttiva comunitaria (CE/2001/29) volta ad armonizzare “taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione” considerava che “Si dovrebbe dare agli Stati membri la possibilità di prevedere talune eccezioni o limitazioni in determinati casi, ad esempio (…) per l’uso da parte di portatori di handicap (…)” ed anche che ”è in ogni caso importante che gli Stati membri adottino tutte le opportune misure per favorire l’accesso alle opere da parte dei portatori di un handicap che impedisca di fruirne, tenendo particolarmente conto dei formati accessibili”.

In forza di tali considerazioni, all’art. 5 si prevedeva che: “3. Gli Stati membri hanno la facoltà di disporre eccezioni o limitazioni ai diritti di cui agli articoli 2 e 3 nei casi seguenti:
(…) b) quando si tratti di un utilizzo a favore di portatori di handicap, sempreché l’utilizzo sia collegato all’handicap, non abbia carattere commerciale e si limiti a quanto richiesto dal particolare handicap;

La direttiva, però, non ha (di regola) come destinatario finale il singolo cittadino interessato dalla norma, ma lo Stato e, dunque, la previsione non è immediatamente applicabile, fintanto che non viene recepita in Italia.

Secondo Tempo – Il recepimento è avvenuto con d. lgs. 9 aprile 2003 n. 68 che, in forza delle norma contenuta nell’art. 9, apporta modifiche all’art. 71 bis della legge 633/41, prevedendo: “1. Ai portatori di particolari handicap sono consentite, per uso personale, la riproduzione di opere e materiali protetti o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, purché siano direttamente collegate all’handicap, non abbiano carattere commerciale e si limitino a quanto richiesto dall’handicap“.

2. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il comitato di cui all’art. 190, sono individuate le categorie di portatori di handicap di cui al comma 1 e i criteri per l’individuazione dei singoli beneficiari nonché, ove necessario, le modalità di fruizione dell’eccezione.

Mancava, dunque, nel 2003, il Decreto del Ministero”.

Terzo Tempo – Tale decreto, è finalmente giunto e prevede, ora, all’articolo 1: “(…) sono consentite, per uso personale, alle persone con disabilita’ sensoriale, la cui situazione sia stata accertata ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 , la riproduzione di opere e materiali protetti dalla legge o l’utilizzazione della comunicazione al pubblico degli stessi, nel rispetto dei fini e nei limiti consentiti dalla predetta legge“.

Il  comma seguente prevede che “La riproduzione e l’utilizzazione della comunicazione al pubblico, di cui al comma 1, di opere e di materiali protetti ai sensi dell’articolo 71-bis della legge, si attuano attraverso la registrazione audio su qualsiasi tipo di supporto delle opere o l’impiego di dispositivi di lettura idonei per gli ipovedenti, la sottotitolazione delle opere e dei materiali protetti visualizzabili e comunque la trasformazione in un formato elettronico accessibile con le tecnologie assistite, secondo quanto previsto dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”.

All’articolo 2, prevede, inoltre: “ 1. Al fine di renderne accessibile il contenuto alle persone con disabilita’ sensoriali, la riproduzione e l’utilizzazione della comunicazione al pubblico di opere e materiali protetti puo’ anche essere effettuata per il tramite delle associazioni e delle federazioni di categoria rappresentative dei beneficiari, che non perseguono scopo di lucro, sulla base di appositi accordi stipulati ai sensi dell’articolo 71-quinquies, comma 2, della legge 22 aprile 1941, n. 633“. Il comma 2 recita: “Gli accordi di cui al comma 1 sono volti a consentire l’esercizio della eccezione di cui all’articolo 71-bis e dovranno prevedere la definizione di procedure che consentano alle predette associazioni e federazioni di convertire i file all’uopo loro forniti dai titolari dei diritti in formati idonei ad essere utilizzati secondo le finalita’ e nei modi previsti dal precedente articolo 1 e di consegnare il prodotto di tale attivita’ alle persone che dimostrino di possedere i requisiti soggettivi richiesti”.

In sintesi: l’attuale quadro normativo prevede la riproduzione o trattamento con tecnologie assistive di opere protette purchè ciò avvenga:

  • in favore di portatori di handicap la cui disabilità sia però accertata come previsto dalla legge 104/92
  • sia per uso personale.

Ne consegue che:

  • il disabile che non abbia attivato le procedure previste dalla legge 104/92 o non rientri nelle ipotesi ivi previste, non godrà del beneficio, pur potendo trarre giovamento dall’applicazione della norma…
  • ove l’impiego non sia per uso personale, non si potrà operare alcuna eccezione alla legge 641/33…

Non è chiaro se la direttiva volesse effettivamente la prima limitazione (ossia se il concetto di portatore di handicap” a livello comunitario sia effettivamente diverso da quello di “disabile”), ma più chiaramente non ha previsto la seconda, ossia l’uso personale.

Il diritto all’accessibilità in Italia

La legge 4/2004, (cd. legge “Stanca”) ha riconosciuto un pieno e tipico diritto soggettivo, ossia quello di cui all’art. 1, il quale prevede:”La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici. 2. È tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione“.

Il d. lgs. 82/2005 (codice dell’amministrazione digitale) ribadisce, poi, tali concetti con l’enunciazione contenuta nell’art. 3: “I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto nel presente codice“, ma anche con disposizioni sulle caratteristiche (art. 53) e sul contenuto (art. 54) dei siti delle amministrazioni centrali e norme applicabili ad ogni pubblica amministrazione, come quelle relative ai moduli e formulari “telematici” (art. 57), sulla fruibilità dei dati (art. 58) o sui dati cd. “territoriali” (art. 59).

Dunque anche se la materia è ancora in divenire, si può in prima approssimazione considerare come le diverse disposizioni sull’accessibilità poggiano e si sviluppano in un doppio binario.

Da un lato, infatti, la creazione e l’utilizzo di atti amministrativi o istruttori come documento informatico – apprezzandone e salvaguardandone l’intrinseca smaterializzazione – costituisce una notevole opportunità per la p.a. che, implementando l’impiego degli strumenti informatici e telematici sin dalla genesi dei singoli dati, può parallelamente godere di benefici effetti deflattivi lato front-office ed in termini di ottimizzazione delle risorse sui servizi resi in maniera tradizionale. D’altro canto, però, sarebbe errato pensare che siffatta opportunità sia una sorta di opzione, poiché la legge non opera solo a livello programmatico o di pianificazione, ma prevede obblighi puntuali e precisi, anche se residuano talune incertezze a livello di giustiziabilità dei sottostanti diritti.

La legge, in via di estrema sintesi prevede, al fine di garantire il diritto in questione:

1 – la nullità dei contratti stipulati dalle p.a. “per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all’articolo 11” (ossia del sottoindicato d.m. 8.7.2005);

2 – la responsabilità disciplinare e dirigenziale dei soggetti pubblici che violano le disposizioni di legge; potrebbe derivare, anche una responsabilità contabile (Corte dei Conti) per i maggiori oneri che la p.a. abbia dovuto sopportare in ragione della suddetta nullità.

3 – risarcimento danni: non esiste una norma espressa, ma in base agli attuali orientamenti di dottrina e giurisprudenza, la violazione dell’art. 1 della legge 9/004, potrebbe legittimare una richiesta risarcitoria per danni non patrimoniali. Se, infatti, si parla di risarcimento da vacanza rovinata, non si potrà certo evitare di parlare di danno connesso a denegata accessibilità.

In pillole la normativa in materia si sviluppa nelle seguenti tappe:

9 gennaio 2004 – legge Stanca

1 marzo 2005 – regolamento attuazione legge Stanca

8 luglio 2005 – decreto ministeriale: “Requisiti tecnici e i diversi per l’accessibilità agli strumenti informatici”.

8 agosto 2006 : scadenza del termine annuale a disposizione delle p.a. per effettuare l’adeguamento alla legge Stanca.