monia.fabiani

Suggerimenti di Google

Un tribunale piemontese, in questi giorni, ha aperto le porte ad interessanti riflessioni intorno a google suggest.
Difatti anche nelle versione italiana del motore di ricerca più cliccato è attiva la funzione che suggerisce le parole chiave da ricercare attraverso un algoritmo che ha il potere magico di “indovinare qual’è la ricerca che vogliamo fare”… 😉
In pratica quando scriviamo una parola appaiono in tempo reale nella stringa di ricerca una lista di nuove parole che ci permettono di affinarla.

Un imprenditore digitando il proprio nome si è accorto che, tra i vari suggerimenti, apparivano le parole arrestato e indagato. Chiedeva subito la rimozione della associazione alla società, trattandosi di un suggerimento di ricerca infondato e falso nonché gravemente diffamatorio e lesivo della sua reputazione personale e professionale.
Google, per contro, si difendeva precisando come la funzione autocomplete sia generata automaticamente sulla base delle più frequenti ricerche effettuate da altri utenti sul web.

Il Tribunale di Pinerolo con l’ordinanza del 30 aprile-2 maggio 2012 ha accolto la tesi difensiva di Google, ritenendo che nel caso di specie non sia ravvisabile il reato di diffamazione perchè:

le parole in questione [arrestato e indagato] non sono per loro natura epiteti offensivi sicchè la loro associazione al nome di una persona non vale, per ciò solo, a lederne la reputazione

la mera associazione dei termini in una stringa di ricerca non è un’affermazione, dovendo piuttosto essere paragonata -tenendo conto delle finalità della funzione- ad una domanda

la domanda se taluno sia (o sia stato) indagato o arrestato non è, di per sè, lesiva della reputazione

L’impostazione del Tribunale è innovativa in quanto ribalta l’orientamento che si andava consolidando in Italia, come all’estero. Il Tribunale di Milano in una situazione analoga aveva ritenuto Google responsabile della associazione tra l’identità di un soggetto e le parole truffa e truffatore, in quanto si tratterebbe di un software solo astrattamente neutro (l’associazione di parole attraverso autocomplete sarebbe frutto di un servizio creato da Google). Opinione condivisa dai giudici francesi che, nel settembre 2010, hanno ritenuto autocomplete un sistema “comandato” dall’uomo; o ancora in Svezia e in Brasile.

Dovremmo riflettere sui vantaggi-svantaggi di questa funzionalità: suggest è certamente un aiuto alla semplificazione delle ricerche, ma come può conciliarsi con il nostro diritto all’oblio?
Pensiamo alla possibilità di google (giusto per fare un esempio..) di mantere traccia delle nostre navigazioni e delle ricerche effettuate in rete. E se non ci sembra già abbastanza pensiamo che suggest mette a disposizione del web le ricerche effettuate dagli altri utenti…

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