Stampa, diritto e sensazionalismo: ricetta buona, ma piatto.. disgustoso

Ecco come secondo me e secondo l’interpretazione delle norme che conosco, si sarebbe dovuta pubblicare la foto. Se proprio la si voleva o doveva pubblicare.

Un rettangolino nero sugli occhi, almeno…

Non vi metto l’originale per rispetto del poveretto ripreso, suo malgrado. Le foto sono pubblicate sul sito Corrire della Sera (e non so se su qualche altro sito). Per non aggravare ulteriormente la cosa non metto un link diretto e vi invito a non andarle a vedere.

Non riesco ad apprezzare il valore “notizia” del reportage fotografico che documenta l’accaduto, ma, a prescindere da questo, mi pare che siano dei profili di illiceità nel ritrarre una persona che evidentemente sta male.

L’art. 22, comma 8 del D. lgs. 196/2003 infatti prevede che:

I dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi.

Questa foto fornisce dei dati sullo stato di salute.

La pubblicazione su un sito che ha migliaia di visitatori, mi pare integrare una ipotesi di diffusione dei dati.

Direi che la foto, integralmente, NON doveva essere pubblicata.

La Cassazione ha da tempo chiarito che il concetto di “dato personale”  e di “notizia” non sono auotonomi ed indipendenti. La notizia è o contiene dati personali:

In definitiva pare al collegio che l’equivoco in cui è incorso il primo giudice è stato di avere ritenuto che l’attività giornalistica possa sovrapporre la nozione di notizia a quella di dato personale.”

Inoltre, il  Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica prevede quanto segue:

Art. 6. Essenzialità dell’informazione
1. La divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l’informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell’originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti.

Il Garante in un apposito provvedimento ha specificato che:

Particolari cautele sono prescritte al giornalista con riguardo alla circolazione di informazioni relative allo stato di salute (…)

(…) Al di fuori di tali ipotesi o di altre analoghe, il giornalista è chiamato ad effettuare un vaglio particolarmente attento sull’essenzialità di tale tipo di informazione nel contesto della notizia riportata, allo scopo di tutelare la dignità degli interessati ed evitare ingiustificate spettacolarizzazioni o strumentalizzazioni di scelte personali. Ciò, anche quando la notizia riguardi personaggi pubblici (appartenenti, ad es., al mondo dello spettacolo o dello sport) (…)

Fermo restando quanto sopra, nel riferire fatti di cronaca collegati ad abitudini o orientamenti sessuali di una persona si rivelerà in certi casi opportuno tutelare l’interessato, non solamente mediante l’omissione delle sue generalità, ma anche evitando di divulgare elementi che consentono una sua identificazione anche solo nella cerchia ristretta di familiari e conoscenti. Ciò, in ragione del fatto che le informazioni diffuse possono rivelare aspetti della vita dell’interessato medesimo, eventualmente non noti alla suddetta cerchia di persone. (…)

A me pare che un dossier  di immgaini di tal fatta abbia travalicato i limiti imposti dalla legge e dalla deontologia.

Prima di tutto, ovviamente viene il rispetto umano: ma la sua mancanza di per sé non è sanzionabile.

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