Responabilità intermediari web

Si segnalano un paio di provvedimenti che sembrano percepire le peculiarità di internet e la loro incidenza su paradigmi di responsabilità creati per un mondo “cartaceo” in cui non esistevano né web 2.0 né citizen  journalist.

Il Tribunale Militare (trattavasi di webmaster sottufficiale dell’esercito) di Padova (1 marzo 2008 in Rivista Penale 2009, 980) ha pronunciato sentenza ex art. 129 c.p.p. nei confronti del “gestore di un sito” in cui era presente un forum in cui erano stati pubblicati messaggi diffamatori. I motivi alla base della pronuncia sono i seguenti:
A) l’amministratore del sito, attesa la neutralità tecnologica, non può sapere se l’uso del file MP3 o del filmato sia legittimo o illegittimo, similmente non può discernere la portata eventualmente diffamatoria di messaggi postati;
B) inoltre, “occorre tener conto che, quale webmaster responsabile di un forum, l’imputato riceveva un elevato numero di messaggi da pubblicare sul sito da lui gestito: il grado di attenzione esigibile da dedicare ad ognuno di essi non poteva andare al di là di un controllo prima facie della presenza di espressioni oggettivamente e immediatamente valutabili come diffamatorie”.
Di simile tenore anche una sentenza del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, (1492/09 ) che ha dichiarato il non luogo  procedere per il reato di sfruttamento della prostituzione nei confronti di un soggetto (provider) che si era limitato a fornire servizi di hosting, di manutenzione e assistenza ad un sito su cui si svolgeva un mercato di prestazioni sessuali a pagamento. In particolare, il fatto che tutto si fosse limitato alla prestazione di servizi tecnici, senza partecipazione agli utili derivanti dalle attività illecite ha fatto la differenza.
Non si conoscono ancora le motivazioni, ma si può notare che la problematica attiene comunque alla responsabilità del cd. “prestatore” di un “servizio della società dell’informazione” così come definiti dal d. lgs. 70/2003 (che ha recepito la direttiva 2000/31/CE). In tale ambito rilevano diverse figure non diversamente tipizzate dalla legge: chi fornisce la connessione, chi ospita materialmente le pagine web, chi svolge attività di caching (memorizzazione). Trattasi delle prime decisioni che sembrano riconoscere l’assenza di un obbligo di sorveglianza da parte di tali soggetti (art. 18)

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