Problematiche della tassazione del commercio elettronico negli USA

Negli ultimi tempi è in corso un lungo ed al quanto articolato dibattito da parte di tutti gli Stati sulla opportunità di non far fuggire dalla cd. “scure fiscale” anche il “cyberspazio”. 

E’ fin dal 1994, con la proposizione della ” Bit Tax”, che i paesi Ocse cercano una via univoca per contemperare tre diversi interessi :

– consentire la massima diffusione al commercio elettronico;

– consentire agli stati interessati dal commercio elettronico di imporre la propria tassazione;

– non creare una sovrapposizione di imposizione fiscale tra gli stati coinvolti nello scambio a danno del consumatore finale.

Gli Stati Uniti, patria del commercio elettronico, sono stati il primo paese ad avere affrontato questo tema, ma ad oggi non sembra che abbiano trovato ancora una strada univoca.

I governi degli stati federali americani hanno da subito intuito che la tassazione tradizionale, aveva i suoi limiti, ma che altrettanto deleteria per la diffusione del commercio elettronico sarebbe stata l’introduzione di una tassazione specifica. Nel 1992 tramite una sentenza della  Corte Suprema nella causa Quill-North Dakota si è stabilito che la tassazione deve avvenire secondo i meccanismi delle vendite per corrispondenza (mail order business); e  nel 1998 il Congresso americano ha steso  un atto, l’Internet Tax Freedom Act (ITFA),  con il quale si enunciano i tre principi citati, come principi fondanti della tassazione dell’e-commerce negli USA.  Sostanzialmente, si statuisce l’impossibilità per i paesi venditori di rivendicare l’applicazione di qualsiasi forma di tassazione, lasciando che sia il paese di destinazione della merce  o lo stato dell’acquirente, a seconda se si tratti di commercio elettronico indiretto o diretta, a provvedere alla tassazione della transazione. Nonostante questo intervento abbia posto quest’ultima regola fondamentale, i governi dei singoli stati hanno continuato la loro battaglia per accaparrarsi una fetta della base imponibile proveniente dall’e-commerce statunitense, che nel 2009 vedeva gli scambi commerciali complessivii attestarsi a 3,371 miliardi di euro. Ed infatti è fin dagli albori del “cyberspazio” che la Corte Suprema si trova a dover dirimere questioni di territorialità fiscale sempre più articolate, ma con un unico intento, tassare la cd. New Economy. Nel 2002 apparentemente sembra che gli Usa approdino ad un unica tassazione, con la sottoscrizione da parte  di 49 Stati degli Streamlined Sales and Use Tax Agreement (SSUTA). Questi accordi stabiliscono le seguenti regole operative per la regolazione della tassazione delle transazioni online:

1 Un’unica tassa sul commercio elettronico per tutti gli stati  membri;

2La statuizione di una categoria nuova di prodotti denominata “beni digitali”, distinta dai “beni materiali” e dai “servizi”;

3 Una sola percentuale di tassazione, con la sola eccezione dell’addizionale per alimenti (food and drugs);

4L’abolizione delle tasse locali sulle vendite on line sorte nel frattempo;

5 Regola base per stabilire la territorialità della tassazione è l’individuazione del codice di avvimento postale del compratore. Solo attraverso lo zip code si stabilisce la giurisdizione della tassazione;

6Regola base per la tassazione del commercio indiretto è il luogo di consegna della merce, mentre per il commercio elettronico diretto è lo stato di residenza dell’acquirente;

7 Obbligo per tutti gli stati membri di creare un sistema di registrazione on line per tutti i venditori, per raccogliere le tasse sulle transazioni online, consentendo un’unica registrazione in tutti gli stati membri. 

Purtroppo però la questione dell’univocità di trattamento fiscale del commercio elettronico negli USA non si è risolta, inquanto gli accordi SSUTA sono solo un accordo e non un obbligo legislativo. Gli Usa necessitano, come anche il resto del mondo (Europa compresa), di una legiferazione del Congresso ed un intervento diretto del Dipartimento del Tesoro, che ponga degli obblighi a carico di tutti gli Stati non solo dei 49 membri del SSUTA. Inoltre, la natura di accordo fa si che molti stati si trovino nell’impossibilità di esercitare il proprio diritto alla riscossione delle tasse perchè rischiano di incorrere in sanzioni molto pesanti per violazioni inerenti il Codice della Privacy. La registrazione unica, infatti, determina la raccolta di dati sensibili sullo stato economico delle persone, ed è una registrazione di tipo volontario che si presta ad essere eluso nel momento in cui il venditore si ponga in Internet con l’intento di eludere la tassazione. 

 

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