Privacy e luoghi di privata dimora

Rispondendo alla segnalazione di un noto attore, il Garante per la protezione dei dati personali, col provvedimento del 22 dicembre 2009 (relatore Mauro Paissan), ha dichiarato l’illiceità della raccolta e della diffusione delle immagini che lo riguardano perché lesive del diritto alla riservatezza della vita nella privata dimora, protetta alla vista esterna. Il legittimato attivo lamentava la pubblicazione, da parte di alcune testate giornalistiche, di fotografie che lo ritraevano in compagnia di ospiti all’interno del parco di pertinenza della villa di sua proprietà, preservato alla visibilità esterna da un muro di cinta e da un’alta siepe: i fotografi avrebbero catturato le immagini ricorrendo a disdicevoli espedienti (es. aprendo dei varchi tra le foglie della siepe o alzandosi in punta di piedi oltre il muro di cinta), pregiudicando la legittima aspettativa di intimità e riservatezza assicurata dalla barriera visiva posta a protezione dell’abitazione. Alla luce dei principi espressi da recenti pronunce della Corte di Cassazione: ”… la ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata ed integra il reato di cui all’art. 615-bis, c. p., sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile ad estranei. Ne consegue che se l’azione, pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non può vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza…“(Cass. Pen. Sez. V n. 40577/2008; n. 44156/2008).

Sulla base di tale giurisprudenza, il Garante, nel caso de quo, ha ritenuto non “normalmente” osservabile un luogo se, per vedere ciò che in esso avviene, è necessario superare, fisicamente o con strumenti tecnologici, una barriera visiva, quali muri o siepi posti a delimitazione della privata dimora, che hanno, tra gli altri, lo scopo di escludere o limitare la visibilità all’esterno di ciò che avviene all’interno. Secondo l’Autorità, le modalità di acquisizione di tali immagini contrastano con le garanzie di trasparenza e correttezza che devono caratterizzare la raccolta di dati personali a cui si devono attenere i giornalisti nell’esercizio della loro attività (artt. 11 e 12 D.lgs. 196/2003; artt. 2 e 3 codice di deontologia sul trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica: allegato A1 D.lgs. 196/2003), indipendentemente dalla notorietà dei personaggi coinvolti. Alla disponibilità mostrata da personaggi più o meno famosi di sottoporsi ai riflettori mediatici, dunque, non consegue automaticamente la legittimazione di qualsiasi forma di raccolta e di utilizzo delle immagini che li riguardano, occorre piuttosto accertare caso per caso la liceità o meno del trattamento in questione. Riguardo alle altre fotografie oggetto della segnalazione che, invece, sono state scattate in luoghi normalmente visibili dall’esterno (es. sulla scalinata di accesso alla villa o sui balconi), l’Autorità ha ritenuto leciti gli scatti, in quanto rappresentativi di persone in luoghi pubblici o, comunque, in luoghi aperti al pubblico,ovvero in spazi per loro natura esposti alla visibilità di terzi.

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