Posta elettronica certificata (PEC), processo penale…e sorprese..

Dovrebbe scadere a breve il termine stabilito nella legge n. 24 del 22 febbraio 2010 che ha  convertito il decreto legge n. 193/2009 (quello che ha messo la notifica telematica sotto l’albero…)  che all’art. 1 prevede:

1.  Con uno o più decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentito il Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione e il Garante per la protezione dei dati personali, adottati, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuate le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni. Le vigenti regole tecniche del processo civile telematico continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore dei decreti di cui ai commi 1 e 2.


2.  Nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica si effettuano mediante posta elettronica certificata, ai sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e delle regole tecniche stabilite con i decreti previsti dal comma 1. Fino alla data di entrata in vigore dei predetti decreti, le notificazioni e le comunicazioni sono effettuate nei modi e nelle forme previste dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto“.

Se era stata silenziosa l’introduzione della pec nell’ambito del processo civile, non mi sembra che abbia fatto più rumore quella nel processo penale.. anche se le conseguenze sono ancora più “delicate”…

La legge di conversione prevede (anche) all’art. 3 bis

“Il secondo comma dell’ articolo 16 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, introdotto dal comma 5 dell’ articolo 51 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dal seguente: «Nell’albo è indicato, oltre al codice fiscale, l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato ai sensi dell’ articolo 16, comma 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Gli indirizzi di posta elettronica certificata e i codici fiscali, aggiornati con cadenza giornaliera, sono resi disponibili per via telematica al Consiglio nazionale forense e al Ministero della giustizia nelle forme previste dalle regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione»”

Quindi sia noi che i nostri Ordini..avremmo un bel da fare: ad attivare e leggere le nostre caselle pec ed a curarne l’esatta aggiornamento nell’Albo.

Ora, forse parte dell’avvocatura insorgerà proclamando scioperi – come quello contro la mediazione..che tristezza, neanche è nata e già la vogliono uccidere …  :-(  – io direi che siccome l’evoluzione non si può fermare né pare un nemico che può essere battuto, forse potrebbe essere utile familiarizzare con questi strumenti…

Sia mai.. che si perfezioni una notifica senza che il difensore dell’arrestato non se sappia – di fatto, non ex lege.. – nulla…

E pensare che, appena 2 mesi fa, ad un seminario di formazione  in cui parlavo appunto di pec…insorse – come se io avessi fatto la legge – dalla platea un penalista dicendo “io il venerdì sera..stacco il fax.. per non ricevere notifiche inopportune” ..

Ecco… la pec non si può “staccare”…

Compiuta giacenza elettronica… in arrivo?

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