Passaporto bloccato informaticamente

Una mamma, venuta a conoscenza che il passaporto del figlio era stato bloccato, in data 24 giugno 2006 inoltrava alla questura istanza di revoca dello stesso blocco e di accesso alla documentazione amministrativa. La signora con la sua istanza chiedeva, in particolar modo di ottenere una copia del provvedimento con cui era stato disposto il blocco e di tutta la documentazione relativa al caso. In seguito all’incuranza da parte dell’amministrazione ad adempiere a quanto era stato richiesto, l’interessata adiva il TAR lamentando l’illegittimità dell’inadempimento e della emanazione di un provvedimento interdittivo alla libera circolazione di un cittadino.
L’amministrazione costituendosi in giudizio, resisteva all’accusa.
Successivamente il TAR respingeva il ricorso. Avverso detta sentenza la parte soccombente promuoveva appello lamentando che l’inserimento di un blocco informatico sul passaporto deve essere consequenziale ad un provvedimento restrittivo alla libera circolazione, che quindi deve essere portato a conoscenza dell’interessato.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia (8 ottobre 2007 n. 927) nel riformare la sentenza impugnata, nota come questa attribuisca all’ “atto” o “documento” un significato non condivisibile. Per comprendere meglio i termini della questione è utile ricordare che attraverso i sistemi informatici la pubblica Amministrazione è autorizzata a gestire una moltitudine di posizioni giuridiche virtualmente rappresentate dalle informazioni immagazzinate in supporti magnetici. Le operazioni informatiche sono identiche a quelle concernenti i dati, riguardanti i cittadini, trattati e conservati cartaceamente tramite registri, elenchi, o raccolte di documenti scritti.
Il sistema informatico utilizza anch’esso una sorta di “firma” (in senso molto lato e non aderente alle disposizioni contenute nel Codice dell’Amministrazione Digitale d. lgs. 82/2005), costituita dalle cosiddette registrazioni di log che individuano attraverso l’uso della password attribuita ad un determinato funzionario, il soggetto che ha avuto accesso al sistema,  il giorno, l’ora ed il contenuto della  operazioni. Il decreto legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 considera documenti informatici le “rappresentazioni di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”. Una simile disposizione consente di concludere per la piena rilevanza giuridica delle cd. “evidenze informatiche” (cioè ciò che avviene all’interno di una sistema informatico o che può essere conservato e documentato su supporti informatici). Da ciò si evince che il “blocco” che è apparso in corrispondenza del passaporto di Tizio, costituisce in sé un provvedimento amministrativo adottato – sotto forma elettronica – da un soggetto appartenente alla amministrazione. Il minore Tizio ha, in pratica subito una compressione del suo diritto costituzionale alla mobilità, sancito dall’art. 16 della Costituzione, per motivi ignoti e che l’amministrazione non ha voluto chiarire.
Dopo la legge n. 241 del 1990 il cittadino ha diritto a sapere quale sia il funzionario che ha adottato un determinato provvedimento, la ragione e le norme di legge che sono state applicate. Infatti risulta palese che la parte privata ha interesse a conoscere tutti gli estremi riguardanti un procedimento come quello in esame, e il giudice amministrativo è chiamato ad analizzare e verificare i vizi che abbiano comportato la lesione di tale fondamentale interesse. Da ciò si evince che il ricorso di primo grado è fondato e pertanto l’appello deve essere accolto. L’amministrazione fornirà al ricorrente tutte le informazioni riguardanti la procedura di blocco del passaporto del minore, e tutti gli elementi concernenti gli operatori che hanno contribuito alla decisione di emissione del blocco “informatico”.

Antonio Sangiovanni

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