Open data e MiaPA

Parto da lontano.. per arrivare molto vicino (è proprio il caso di dirlo…). Un piccolo assaggio normativo ed una conclusione … tecnologica…

Vorrei iniziare, infatti dall’art. 1 della Direttiva 2003/98/CE che detta: “le norme in materia di riutilizzo e di strumenti pratici per agevolare il riutilizzo dei documenti esistenti in possesso degli enti pubblici degli Stati membri”.

Il riutilizzo è definito al successivo art. 2 come:

l’uso di documenti in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nell’ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i documenti sono stati prodotti. Lo scambio di documenti tra enti pubblici esclusivamente in adempimento dei loro compiti di servizio pubblico non costituisce riutilizzo”.

Il D. lgs. 36/2006, con cui è stata data attuazione alla direttiva, definisce, a sua volta riutilizzo come

l’uso del dato di cui e’ titolare una pubblica amministrazione o un organismo di diritto pubblico, da parte di persone fisiche o giuridiche, a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale per il quale il documento che lo rappresenta e’ stato prodotto nell’ambito dei fini istituzionali”.

Il riutilizzo non è un obbligo (come precisa l’art. 1, comma 2, del d. lgs. 36/2006) ma è un’opportunità, anche perché può essere una fonte di entrate: la legge prevede infatti delle tariffe per l’uso di dati pubblici.

Nel “gergo”della società della conoscenza (figlia della società dell’informazione…) si parla al riguardo di open data.

Una pubblica amministrazione, dunque, potrebbe decidere di mettere a disposizione dei dati che comunque tratta, in maniera “aperta” (senza bisogno di istanze ed in formato digitale immediatamente utilizzabile), cioè fruibile direttamente da parte del cittadino o delle imprese per raggiungere diversi fini:

  • trasparenza amministrativa
  • riuso a fini di “lucro”
  • riuso a fini etici
  • dialogo con i cittadini

Nel nostro paese a differenza di quel che accade in altre realtà (con ordinamenti a matrice prevalentemente di common law e, dunque, in genere “aperti” per definizione, a differenza di quelli di civil law – come il nostro – che sono “chiusi” poiché non è possibile creare nuovi diritti se non emanando una nuova legge…almeno in teoria) le esperienze in tal campo sono ancora limitate (vedi il noto caso del Piemonte).

Ora, in concomitanza del lancio di MiaPA, saranno resi pubblici con un formato appunto “aperto” circa  12.000 indirizzi (raccolti da Formez PA): per fare ciò si è lavorato una licenza creative commons dedicata ai dati pubblici.

Almeno è un buon inizio….

P.S. MiaPa si usa con Mobnotes, una simpatica e comoda applicazione mobile (per cellulari e smartphone) che oltre alle normali funzioni di social networking, consente anche la geo-localizzazione delle pubbliche amministrazioni: in base a dove ci troviamo con un paio di click sul nostro telefono possiamo sapere dove sono collocati gli uffici pubblici o dove si svolgono eventi culturali o ricreativi.

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