Notifiche telematiche: un caso di compiuta giacenza informatica (?)

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Non era affatto mia intenzione fare la Cassandra.. anche se pare proprio che stia sulla buona strada.. :-(

Una lettrice mi ha infatti riportato quanto segue sotto forma di commento al mio pezzo sui prima passi di una rivoluzione di cui si parla troppo poco:

Mio padre mi ha appena riferito che il suo avvocato gli ha detto che la sua causa in corte d’appello a Milano è stata cancellata perchè la notifica dell’udienza è stata fatta solo a mezzo posta certificata e i rispettivi avvocati dicono di non averla mai ricevuta, quindi non essendosi presentato nessuno a quell’udienza, la causa è stata cancellata…è possibile tutto ciò?

Alla nostra amica Sonia, dovrei dire che purtroppo credo che le cose stiano proprio così: che io sappia il caso è uno dei primi di quella che avevo definito “compiuta giacenza informatica“.

Non dubito che gli avvocati non abbiano effettivamente potuto leggere l’avviso; il fatto è che la legge si accontenta di molto meno. L’avviso era infatti probabilmente a loro disposizione nella loro casella di posta elettronica (questo almeno prevede la legge).

Tranne guasti o malfunzionamenti tecnici, di cui però non mi viene fornito alcun indizio e di cui non si è avuta notizia, era infatti onere dei legali verificare se vi fossero messaggi nella loro casella PEC. E’ solo una mia ipotesi, ovviamente, ma molti avvocati sono forse poco “informatizzati” e magari, dopo anni, hanno preso confidenza con la posta elettronica “normale“, ma non credo che ne abbiano altrettanta con quella certificata, anche se l’uso è esattamente lo stesso… Certo se poi l’avvocato non gestisce l’account con un apposito editor di posta (come Outlook o Mail) ma lo usa solo via internet… è un bel problema perché se non si connette all’apposita pagina web per vedere se c’è posta.. non vedrà mai l’avviso (in questo caso…). Addirittura ci sono sistemi che avvisano l’avvocato della presenza di un messaggio nella propria casella PEC con un SMS (era previsto e attivato nel caso in esame..?)

Per verificare che sia tutto regolare si potrebbe chiedere una copia o almeno di visionare la relata di notifica che deve essere stata predisposta dall’Ufficiale Giudiziario e dalla quale dovrebbero risultare le due ricevute che la legge prevede:

  1. quella di accettazione (attesta l’invio)
  2. quella di ricezione (attesta che il server del destinatario ha ricevuto il messaggio)
Se queste ci sono… è un bel problema….
Non è previsto dalla legge l’avviso di avvenuta lettura: quindi bisogna stare molto attenti..
Ma d’altraparte è quanto avviene con la posta cartacea: l’avviso che firmiamo al postino attesta che abbiamo ricevuto la raccomandata, non che ne abbiamo letto il contenuto..

 

 

16 pensieri su “Notifiche telematiche: un caso di compiuta giacenza informatica (?)

  1. sonia

    Ho capito…e quindi come parte lesa mio padre da chi può avere giustizia? Posso citare il mio avvocato per non aver letto la sua posta se lui si giusitifica di non averla ricevuta? A chi mi appello a questo punto?

  2. Giorgio Marzocchi

    Così, su due piedio, mi sento di dire che se la causa è stata cancellata da ruolo, il danno potrebbe non essere irreparabile e potrebbe essere sufficiente “riassumere” il giudizio chiedendo che il presidente della corte di appello rimetta sul ruolo la causa cancellata, fissi una nuova udienza e convochi le parti o dia disposizioni per la notifica dell’istanza di riassunzione alle altre parti. In tal modo il giudizio ripartirebbe da dove si era interrotto. Occorre però presentare l’istanza di riassunzione entro un termine perentorio, trascorso il quale l’istanza diventa inammissibile perché tardiva.

  3. sonia

    La vedo difficile, nel senso che la causa è già andata a sentenza, l’unica via rimane la Cassazione…ma coi tempi lunghi che ha…la rabbia è che per colpa di chi non ha letto (o, come dice, non ha ricevuto) la notifica dell’udienza, il secondo grado di giudizio non è mai stato svolto…per questo vorrei capire, visto che la Corte d’Appello dice che a loro quando il loro pc dà il messaggio “ricevuto” finisce lì…perchè in caso contrario il server darebbe loro un messaggio di errore di non avvenuta notifica, a chi mi devo appellare? Come faccio a questo punto a dimostrare che il messaggio invece è stato ricevuto, ma non è stato letto dall’avvocato per sua negligenza?

  4. Andrea B. Autore articolo

    Allora bisogna capire se è una prima udienza o un’udienza successiva
    Nel primo caso l’estinzione è immediata e successiva alla constatazione dell’assenza dei legali (art. 181 c.p.c.)
    Nel secondo caso, la causa rimane nel limbo per 3 mesi giacché viene prima cancellata e poi – decorsi appunto 3 mesi – estinta (art. 307 c.p.c.). Sarebbe bene verificare se questi 3 mesi che decorrono dal provvedimento di cancellazione sono già trascorsi: se non fossero trascorsi si potrebbe fare istanza di riassunzione senza pregiudizio alcuno.
    Se invece fossero trascorsi sarebbe un problema; in tal caso andare in Cassazione avrebbe credo poco senso: non è il provvedimento errato (che dunque non potrebbe essere riformato) ma il comportamento degli avvocati, se davvero hanno omesso di leggere la PEC.
    Per verificarlo occorre recarsi – ribadisco – dall’Ufficiale Giudiziario che nella “Relata di notifica” deve aver inserito o riferito delle due ricevute simili a quelle che segnalo in questa pagina http://dirittodigitale.com/ricevute-pec-un-esempio/
    La “prova” della negligenza potrebbe stare proprio in queste ricevute: se ad esempio una delle due ricevute riportasse un “messaggio di anomalia” o una mancata consegna, le cose sarebbero diversamente ed in questo caso il provvedimento di cancellazione sarebbe illegittimo: a questo punto si potrebbe anche fare ricorso in Cassazione. Se invece le ricevute sono regolari….

  5. Giorgio Marzocchi

    Mi pare corretto quanto scritto dal collega. La parte, tuttavia, immagino si chieda come fare ad avere la prova della modalità (regolare o no) della notifica telematica, dal momento che le comunicazioni di cui agli esempi del link compaiono solo nel computer del suo ex legale (se già non le ha cancellate). Suggerirei di chiedergliene formalmente (con una racc. A/R) una copia, spiegandogli il motivo della richiesta e, in caso di mancata risposta, presentare un esposto all’Ordine e/o un ricorso al giudice ex art. 696 bis cpc, per la nomina di un CTU che verifichi la situazione e tenti la conciliazione della lite, dato che le prove sulla ricezione o meno della posta certificata e delle comunicazioni telematiche mi risulta si possano dare – nel caso la parte non collabori – solo con consulenza tecnica d’ufficio. In alternativa: avvio di una mediazione con richiesta di nomina di un consulente tecnico da parte del mediatore. Però, in questo secondo caso, la relazione del consulente non può essere usata nell’eventuale futura causa risarcitoria.

  6. sonia

    Dunque ho chiamato la Cancellaria la quale mi ha dato giorno e ora del messaggio di ricezione…quindi non mi ha parlato di nessun errore, è per questo che sono assolutamente convinta di negligenza da parte dell’avvocato e non da parte della Corte d’Appello, però lui si giustifica che non l’ha ricevuta e io che devo fare nominare un perito informatico che vada a “ravanare” nel pc del mio avvocato per vedere se realmente sta notifica l’ha ricevuta o meno?
    La cosa strana è che la prima udienza citata nell’atto di appello era per il 18.02.2011, rinviata d’ufficio al 24.02, i legali non si sono presentati a quella prima udienza e la Cancelleria il 01.03 ha notificato il rinvio per il 12.05, anche a questa udienza non si sono presentati e quindi la causa è passata in decisione ed è andata a sentenza art. 348 (mi pare).
    Devo far causa agli avvocati?

  7. Andrea B. Autore articolo

    Ravanare è sempre stimolante.. ma forse in questo caso non serve: le ricevute – lo ripeto – dovrebbe averle viste prima di tutto l’Ufficiale Giudiziario o forse il cancelliere (se è lui che ha inviato direttamente il biglietto di cancelleria con cui si comunicava il rinvio)- perché di fatto uno dei due è il mittente…è lui che le ha ricevute o almeno delle averle esaminate, altrimenti non avrebbe potuto fare la relata di notifica di avvenuta .. notifica.
    C’è anche un’altra strada: il gestore della PEC deve conservare per legge tutte le ricevute, ergo anche rivolgendosi al gestore si potrebbe risalire alla ricevuta: se ci fate caso ogni messaggio riporta un numero piuttosto lungo che serve proprio per identificarlo univocamente e rintracciarne tutte le ricevute connesse. Io suggerirei di guardare nell’albo avvocati il nome del collega: a fianco dovrebbe essere riportato il suo indirizzo PEC e da qui si potrebbe risalire al suo gestore e per poi contattarlo (il gestore..).
    Pare proprio il caso del 307 c.p.c.: la “sfortuna” pare connessa al fatto che sia il primo che il secondo avviso siano transitati per la PEC e, quindi, egualmente “ignorati”…

    Mi lascia un po’ perplesso il fatto che la Cancelleria ti abbia dato queste informazioni al telefono: ti hanno identificata in qualche modo? E se tu fossi stata una sconosciuta solo curiosa..?

  8. Giorgio Marzocchi

    Art. 348 cpc “Improcedibilità dell’appello. L’appello è dichiarato improcedibile, anche d’ufficio, se l’appellante non si costituisce in termini.
    Se l’appellante non compare alla prima udienza, benché si sia anteriormente costituito, il collegio, con ordinanza non impugnabile, rinvia la causa ad una prossima udienza, della quale il cancelliere dà comunicazione all’appellante. Se anche alla nuova udienza l’appellante non compare, l’appello è dichiarato improcedibile anche d’ufficio”.
    Effettivamente, la norma applicata dalla corte potrebbe essere proprio questa. Viste le incertezze e i costi della causa e anche del ricorso ex art. 696 bis cpc, la via più rapida e meno costosa per risolvere il problema mi pare proprio l’avvio di una procedura di mediazione nei confronti dell’avvocato e della sua assicurazione contro i danni da responsabilità professionale.

  9. Andrea B. Autore articolo

    L’idea della mediazione non mi può che trovare d’accordo al 100%: ci vorrà un mediatore che faccia comprendere al collega che tra i bit e la cartoline verdi c’è molta differenza e che questo nostro diritto è sempre più complicato ed al passo con le tecnologie.. Il cambiamento non è mai una cosa facile..Poi visto che noi sono diversi giorni che ne parliamo ci potrebbe stare anche una certa “impreparazione/incertezza” in generale.. insomma per mediare mi sembra ci sia spazio 😉

  10. sonia

    Grazie Giorgio, si il problema è proprio questo. Ma quando ho detto al mio avvocato di far intervenire la sua assicurazione lui mi ha risposto che la stessa mai pagherebbe visto che, secondo lui, non c’è una prova di negligenza, nel senso che lui insiste nel non avere mai ricevuto la PEC…se poi invece l’ha ricevuta e non l’ha letta (come io credo) sicuramente avrà provveduto a cancellarla dal suo pc…a quel punto credi che un’assicurazione paghi fornendo solo le ricevute del server dell’Ufficiale Giudiziario che attestano invece che la PEC è stata ricevuta il tal giorno alla tale ora?
    La cosa che mi scoccia è l’essere presi in giro, è ha provato a farlo con mio padre che poverino ha solo la licenza elementare e certo non capisce nulla di procedure informatiche e legali, ma con me non attacca…visto che invece ho nozioni sia di una che dell’altra.

  11. Giorgio Marzocchi

    Bene Sonia. Ti consiglio di farti dire dal collega qual’è la compagnia presso la quale è assicurato, così potrai chiamarli entrambi avanti al mediatore. Se non te lo dicesse, chiama solo lui avanti al mediatore, con l’auspicio che ti dica durante l’incontro da quale compagnia è assicurato e, dopo aver saputo qual’è la compagnia, chiedi al mediatore di estendere la mediazione anche alla compagnia. Il mediatore dovrebbe rinviare l’incontro, con l’accordo di entrambe le parti, per far partecipare la compagnia. Almeno io al suo posto farei così… Buona fortuna!

  12. sonia

    Grazie per i vostri preziosi consigli, per mediatore chiaramente intendente un altro legale, vero? E anche quello sarà difficile, perchè voi avvocati tra colleghi vi proteggete sempre, comunque ho già consultato un mio avvocato di fiducia, spero non sia riluttante quando si trattaterà di agire “contro” il mio, a questo punto “ex” legale.
    Grazie di nuovo ad entrambi.

  13. sonia

    Non lo so Andrea, la Cancelleria non voleva darmi informazioni al telefono, ma siccome abito a 100 km dalla corte di appello di Milano e dicendole di essere la parte appellante, poi ho fornito nomi e cognomi di tutte le parti, degli avvocati, e qui l’errore mi sa che non l’ha fatto manco il mio di avvocato ma il domiciliatario di Milano, e il n. di sentenza di primo grado…ha ceduto e mi ha dato l’informazione, ma mi sa proprio che mi farò un giretto nell’archivio della Corte d’Appello per raccogliere le “prove” del misfatto… :-)

  14. Giorgio Marzocchi

    Di nulla, Sonia. Cerca anche di metterti nei nostri panni: a volte può risultare non semplice andare contro un collega… per fortuna ci sono le assicurazioni che, in qualche modo, sollevano dal peso morale dell’azione di responsabilità, che a volte è necessario fare.

  15. sonia

    Caro Avv. Giorgio, purtroppo è la seconda causa che perdo per colpa/negligenza degli avvocati…e mi fa male perchè avendo lavorato come segretaria per 5 anni in uno studio legale, ho capito che basta davvero poco per mandare a rotoli un processo…per questo mi infastidisce da parte dei legali la non ammissione delle proprie responsabilità, ma il voler far cadere sempre tutto sul sistema. Lo sai cosa mi ha detto? “A volte quando hanno troppe pratiche fanno così per smazzarsene un po’…” ma ti pare? E così si dà sempre colpa allo Stato, al Governo al Sistema Giudiziario ecc…ma assumersi qualche volta la propria responsabilità non ci farebbe vivere in un mondo un po’ migliore???? Grazie e scusa lo sfogo.

  16. Giorgio Marzocchi

    Per carità. Rimaniamo tutti sempre un po’ bambini e incapaci di assumerci le nostre responsabilità.

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