Mediazione ed avvocatura: dubbi e perplessità


Perché in un umido pomeriggio di marzo un avvocato mi parla di intelligenza emotiva?
E’ -probabilmente- questo l’aspetto che mi colpisce di più del workshop dal titolo Mediazione ed avvocatura condotto da Andrea Buti e Esther Vilalta.
Il mediatore dovrebbe avere alcune caratteristiche (neutralità, imparzialità, competenze nel merito, etc), tra cui l’empatia, che non c’entra niente con la simpatia ;-), ma anzi designa (en “dentro” e pathos “sofferenza o sentimento”) un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell’altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia o antipatia) ed ogni giudizio morale.
E’ quindi indispensabile cercare di comprendere come le competenze richieste al mediatore, che tenterà di raggiungere un accordo amichevole tra i soggetti in lite, siano necessariamente anche non giuridiche.
Si chiede che egli possegga qualcosa in più.. ma fino a che punto?
Bhè -mi pare di capire- che la risposta non sia facile :-(. Chi ha assistito al seminario di formazione è rimasto stupito (..sconvolto?) dalla visione di un video che parla di neuroni specchio. Un gruppo di studiosi dell’Università di Parma, agli inizi degli anni 90, avrebbero dimostrato che possiamo metterci “nei panni degli altri” attraverso una risposta automatica. L’uomo comprenderebbe gesti e comportamenti altrui non solo compiendoli, ma anche osservando altri che li compiono: la comprensione sarebbe, dunque, una vera e propria simulazione.
Ricapitoliamo.. sono trascorse tre ore e abbiamo parlato di intelligenza emotiva e di intelligenza sociale, di empatia, di neuroni specchio: cosa c’entra tutto questo con il diritto?!?
La mediazione viene introdotta nel nostro sistema per dare una risposta alternativa ad una giustizia lenta, ingessata e che non riesce a dare soluzioni immediate. Andrea e Esther ci hanno mostrato alcuni esempi di ODR per riflettere sulla impossibilità di risolvere un conflitto sorto in una transazione commerciale transnazionale, senza comprendere le ineliminabili differenze di lingua, di cultura e i limiti dati dalla distanza geografica.. anche questo non è diritto?
A ben guardare, le soluzioni alternative non mancano.. forse manca la formazione delle “parti in gioco”.
I conflitti sono fatti dalle persone: e per questo sono necessariamente complessi. La teoria sistemica ci spiega che io + te = io + te + noi ovvero la somma dei suoi componenti più il modo attraverso il quale questi componenti agiscono tra di loro.
Spesso -troppo spesso- i soggetti in lite non si rivolgono ad uno psicoterapeuta (!) per risolvere i loro problemi, ma solcano a passo spedito le aule di giustizia. Il compito dell’avvocato dovrebbe essere quello di comprendere la situazione concreta e dirigere la parte assistita verso la soluzione più efficace. Perchè le alternative ci sono, basta sceglierle! E tra qualche giorno ne avremo una in più, con cui coattivamente dovremmo raffrontarci.. con lo spirito giusto però! :-)
E’ indubbio che la obbligatorietà, indiscriminata nell’introduzione della mediazione, non aiuta a questo.. ma le perplessità non andrebbero imputate all’istituto in sé, quanto piuttosto alla sua applicazione pratica.
Un ultimo dubbio: la conciliazione non è novità.. quanti di noi, di fronte all’ennesimo conflitto consumato davanti alla nostra scrivania, si sono fermati a riflettere se fosse auspibile una soluzione più efficace rispetto al giudizio?

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