Mediazione e avvocatura. La comunicazione attraverso i fatti.

Pochi giorni fa era la lettera “aperta” dell’O.U.A.

Ieri era pagina 34 del Corriere della Sera, con il comunicato del CNF dall’evocativo (o provocatorio) titolo “Mediazione: e le garanzie per il cittadino?

Oggi è ancora pagina 34 del Corriere con l’allarmato comunicato dell’Ordine degli Avvocati di Milano, seguito da diversi altri ordini democraticamente distribuiti da da nord a sud.

Gli avvocati ‘sta legge sulla mediazione proprio non la digeriscono: questo pare chiaro.

Attenzione. A pag. 36 dello stesso Corriere di oggi, si trova  anche un comunicato del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili: “Mediazione civile: strumento giuridico e percorso di unione. Il ruolo del Commercialisti“.

La stessa “cosa” (la mediazione) per alcuni (avvocati) viola le garanzie, mentre per altri (commercialisti) unisce. Come è possibile?

Beh mentre pensiamo alla risposta, vien in mente una riflessione: le jeux son faits, rien ne va plus. Avvocati per litigare e Commercialisti per fare pace. Questo dicono i fatti.

Non le parole, ma i fatti: che cosa rimane infatti impresso nella mente del lettore? Le critiche, magari anche corrette a livello tecnico-giuridico dell’avvocatura o il diverso approccio degli uni e degli altri?

Si tratta di pragmatica della comunicazione.

Sembra emergere con stridente contrasto un’incapacità a individuare un ruolo sociale forense nel contesto della mediazione che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ancona – enclave, monade o “delatore” a seconda dei punti di vista “forensi”- ha ben messo in vista nel suo deliberato anti-sciopero.

Non si tratta di legge-buona o legge-cattiva.

Si tratta di noi avvocati e della nostra percezione da parte della società: solo strumento di lotta.

Mai titolo sembrò più azzeccato di “Avvocato non solo guerriero (libro gratuito, download free) del collega Giuseppe Briganti; quasi una sorta di redivivo carbonaro della mediazione  in un territorio forense istituzionale seguace dell’approccio milanese.

Ho dovuto aggiungere istituzionale, per escludere, che vi siano delle “singolarità” (la mia, la sua, l’Ordine di Ancona, i colleghi del diritto collaborativo, gli avvocati-mediatori che hanno frequentato i corsi sinora e di molti altri che però non possono comprarsi una pagina sul Corriere..): qualche raro esempio di avvocato che in un epoca di cambiamento ritiene di dover far tesoro delle parole di Darwin “non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento“.

Il che non significa affatto abdicare al proprio ruolo di “garante” , ma, al contrario, esaltarlo al servizio del cittadino e della società: la tutela del cliente si ottiene anche con una soluzione veloce, efficace, ma soprattutto consona alle sue esigenze ed a quelle della collettività.

Io non aspetto una legge migliore per fare questo. Mi accontento di quella che c’è.

P.S. La strategia di questa campagna-stampa anti-mediazione non sembra molto funzionale agli interessi della categoria. Quella forense, almeno… 😉

Un pensiero su “Mediazione e avvocatura. La comunicazione attraverso i fatti.

  1. Gian Marco Boccanera

    Esprimo il mio compiacimento per quanto espresso in queste colonne dal caro Collega Buti, segno evidente di atteggiamento d’animo impostato alla visione e alla lungimiranza , delle quali si sente veramente il bisogno nelle categorie professionali, da sempre espressione del conservatorismo e poco propense al confronto immediato con il nuovo che avanza.
    In un Paese sempre più disunito e scollato, anche e soprattutto nell’ambito sociale ed economico, con grande dispiacere rifletto sul fatto che oggi , festività nazionale per il 150^mo dell’Unità d’ Italia, la categoria Forense, a mezzo di una sua forte rappresentanza, ha inteso far coincidere lo sciopero Nazionale per protesta EVIDENTE contro la Conciliazione e mediazione. Istituto questo, con fondamentali finalità strategiche prima che giuridiche, che potrebbe contribuire non poco ad arginare quella disgregazione sociale che monta pericolosamente. Ma che potrebbe anche far riscoprire all’ Opinione Pubblica, ovvero al Comune Sentire, un rinnovato RUOLO SOCIALE delle Professioni che la incentivano, la praticano e la diffondono.
    Attribuendone così un PLUS-VALORE AGGIUNTO della professione liberale.
    Non così per quelle professioni che , apertamente e con spiacevole disinvoltura, la osteggiano in nome di prerogative corporative, ora del tutto anacronistiche e non finalizzate al recupero di benessere sociale, prerogative la cui utilità è opportuno sia meglio aderente all’idea di SISTEMA-PAESE che vogliamo avere per i prossimi dieci anni.
    Nel mio Progetto COMM-UNICO ho riflettuto due anni fa su questo , e suggerivo che – in ambito della CONCILIAZIONE – ciascuna Professione dovesse “gettare ponti” e “non innalzare muri ” alle altre, per la buona riuscita dell’ Istituto, soprattutto a vantaggio del Sistema-Paese, che è di TUTTI NOI e di quelli che verranno, figli e nipoti.
    Con la rappresentanza della Professione Forense l’appello è caduto nel vuoto, a dimostrazione del fatto che l’atteggiamento dell’ “ars dimicandi” è ancora – o si vorrebbe che fosse – prevalente rispetto a quello dell’ “ars conciliandi”.
    L’evoluzione, aspra e selettiva in termini darwiniani, delle Professioni è iniziata da un pezzo e prosegue di gran carriera accelerando con l’aggravarsi della Crisi economica, che pesa su tutti i comparti sociali, ed anche sulle Professioni , prive -come è noto- di sostegni di welfare e di puntelli contro il rischio “del reddito sottozero”.
    Penso che qualcuno non vi abbia ancora fatto caso.
    Gian Marco Boccanera

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