Mediazione, divisione e diritti reali

In materie quali diritti reali, eredità, divisioni la mediazione ha il valore aggiunto di poter aiutare le parti a considerare anche aspetti non meramente economici e trovare in essi eventuali soluzioni, cosa che ovviamente non è possibile in un’aula di tribunale. A volte le monete negoziali impensate hanno un valore affettivo immenso per una parte e per l’altra. Illuminata è lì opinione che viene dal Tribunale di Varese nello stralcio di ordinanza che si riporta:

“Soprattutto in materia di eredità e di divisioni, le parti sono legate da un pregresso rapporto di origine familiare, destinato a proiettarsi nel tempo in modo durevole. Merita quindi di essere salvaguardata la possibilità di conservazione del vincolo affettivo in essere, posto che la M, diversamente dalla statuizione giurisdizionale, può guardare anche all’interesse (pubblico) alla “pace sociale”, favorendo il raggiungimento di una conciliazione che non distribuisce ragioni e torti, ma crea nuove prospettive di legame destinate a far sorgere dal pregresso rapporto disgregato nuovi orizzonti relazionali.” (Trib. Varese, sez. I, ordinanza 6/7/2011; Trib. Varese, sez. I, ordinanza 8/7/2011).

Quanto al contenuto degli accordi di conciliazione in settori nei quali l’accesso ai registri pubblici segue le regole normali dell’ordinamento giuridico (necessità della forma autentica a garanzia della sicurezza dei traffici giuridici), il contenuto e la forma del contratto preliminare raggiungono certamente il miglior risultato possibile. Si faccia l’esempio di una mediazione che ha per oggetto la divisione tra due eredi dell’unico immobile ereditato, di per sé indivisibile.
Rispetto alla domanda iniziale è impossibile prevedere a priori quale soluzione finale possa essere individuata e non è logico né rientra tra i compiti del mediatore preoccuparsi di chiedere e reperire tutta la documentazione utile per ogni possibile soluzione….. (si pensi ad esempio agli estratti di matrimonio, alle planimetrie catastali ed alla loro conformità allo stato dei luoghi, agli atti di provenienza, a tutti i provvedimenti autorizzativi della costruzione, al certificato di destinazione urbanistica, ai certificati di conformità degli impianti…. e così via)
In quella fase di primo incontro e in quel contesto ciò che conta è capire cosa ogni parte chieda e quali siano i margini di incontro tra le rispettive posizioni.
Se l’accordo fosse individuato con la vendita del bene a terzi e la divisione del ricavato, o piuttosto con l’acquisto da parte di uno della quota dell’altro, è evidente che l’accordo si è trovato e che la mediazione ha assolto il suo compito.
E’ altrettanto evidente che è pressoché impossibile ipotizzare che tutti i sopra indicati documenti compaiano magicamente nell’arco di un’oretta (compreso l’eventuale futuro acquirente) e siano tutti rigorosamente perfetti da consentire di attribuire a quell’accordo la forma autentica con l’intervento del notaio.
Né è logico ipotizzare che la procedura di mediazione venga aggiornata con un successivo incontro fra le parti che preveda l’intervento del notaio.
Ciò che appare indispensabile è “portare a casa” il risultato nell’interesse comune di tutti: ossia la sottoscrizione del raggiunto accordo e la chiusura positiva del procedimento di mediazione. E allora la stesura dell’accordo può agevolmente avvenire nella forma del contratto preliminare di compravendita che:

  •  è perfettamente valido ed efficace tra le parti anche in forma di scrittura privata non autenticata
  • corrisponde alla volontà delle parti
  • fornisce loro la tutela giuridica necessaria nella fase della contrattazione preliminare
  • le obbliga a rispettare l’impegno assunto
  • comporta anche un rimedio giudiziale efficace quale l’esecuzione in forma specifica nella sventurata ipotesi di inadempimento.

E’ evidente che la successiva sottoscrizione del contratto di compravendita è rimessa alla diligenza delle parti e dei loro consulenti, è ultronea rispetto alla procedura di mediazione che ha esaurito positivamente il compito di trovare un accordo sulla sorte del bene comune indivisibile, ferma rimanendo comunque la possibile ulteriore di adire nuovamente l’organismo di mediazione se sorgessero complicazioni ulteriori non prevedibili.

 

 

 

 

Un pensiero su “Mediazione, divisione e diritti reali

  1. damiana

    Notizie utilissime, anche se avrei un dubbio da sottoporle. I miei genitori ci hanno lasciato dei beni non facilmente divisibili. Abbiamo intrapreso una procedura di mediazione, la quale ha avuto esito negativo, poichè mio fratello non è più disponibile ad accettare le condizioni della proposta transattiva raggiunta nel precedente incontro. Mi domando: le condizioni raggiunte e scritte nel precedente verbale, posso essere considerate valide a tutti gli effetti, oppure occorreva la stipula di un apposito atto in quella stessa sede? Preciso che la proposta transattiva sarebbe stata messa per iscritto nei giorni seguenti.

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