Mediazione (d. lgs. 28/2010) : se la conosci non la eviti…

Grande successo di pubblico all’evento di ieri sul d. lgs. 28/2010: c’erano diverse persone in piedi (ci spiace, ma..era già stato comunicato il superamento della capienza massima). A breve presenterò un video…con brani della simpatica simulazione che abbiamo improvvisato…

Per quanto riguarda il successo della critica, non possono esprimermi..in quanto direttamente coinvolto come relatore: sarebbe utile avere qualche riscontro da parte dei presenti…

Io però posso dare il feedback dal punto di vista – privilegiato – di chi sta di fronte alla platea e, quindi, può cogliere tutto il linguaggio non verbale dell’uditorio. Questo “parlare” con il corpo e con il volto si è rivelato particolarmente chiaro ed evidente quando dalla sala, senza eccessivo stimolo da parte mia, hanno iniziato a provenire input, commenti, suggerimenti, risposte alle domande che ogni “formatore bastardo” (il giusto…ovvio..) lancia per suscitare un po’ di “interazione d’aula”…

Ebbene ho visto, solo io purtroppo (vi dovete fidare), dei piccoli punti interrogativi, divenire via via più grandi, i menti spingersi leggermente verso l’altro, e le persone riposizionarsi sulla propria sedia tendendo leggermente l’orecchio per sentire meglio… a significare una certa sorpresa connessa al sentire non tanto il relatore (quello si sa che è un “patito” della materia..),  quanto i colleghi , uno della platea, uno di “loro”, fare affermazioni del genere..”ma in America sono tanti anni che nelle università di insegna negoziazione..”..paroline magiche come “PON“..altri  che parlavano di conflitti “relazionali”.. chi portava la propria esperienza di conciliatore e chi quella di mediatore familiare..

In un attimo non mi sono più sentito solo.

E già, perché, fino a ieri – prima cioè dell’uscita del d. lgs. 28/2010 – quando parlavo di questi argomenti, mi sembrava di essere il tizio della barzelletta che, alla guida della propria auto in autostrada, sente alla radio “Attenzione! Attenzione! un folle ha imboccato l’autostrada contromano!”  e risolutamente pensa “Uno? Ma..saranno 200!!!” .., facendo lo slalom tra le macchine che procedono in senso contrario, senza pensare, nemmeno per un attimo,… di essere lui quel folle…!

Ora, applicando la morale della barzelletta verrebbe da chiedersi chi è il “folle”: io e tutti quei colleghi (di cui non  indico i nomi perché dimenticherei certamente qualcuno) appassionati dell’argomento-mediazione o, invece, gli altri, i detentori dei grossi punti interrogativi?

Francamente non credo che mettere paletti, ridurre tutto a bianco o nero, giusto o sbagliato, insomma la logica di contrapposizione ed estremizzazione che tanto oggi va – purtroppo di moda – sia utile a nessuno e tanto di meno al “sistema” di cui tutti noi facciamo parte; consapevolmente o inconsapevolmente.

Quindi, se proprio vogliamo ridurre ai minimi termini la questione, senza creare spaccature di incerta efficacia che puntualmente si stanno verificando (basta leggere il comunicato OUA per capire l’atteggiamento di una parte – sottolineo una parte – dell’avvocatura, nella quale non mi identifico, ma questo è solo un mio problema e..non dice nulla…) dovremmo metterla così: chi conosce la mediazione e chi non la conosce. Chi sa che esiste una teoria della comunicazione, una della negoziazione, una serie di tecniche per gestire i conflitti e chi non lo sa.

Attenzione non sto dicendo che i primi siano migliori dei secondi, né il contrario: affermo solo che  l’importante è avere una base di conoscenze e informazioni “condivise”; che tutti cioè sappiano di parlare dello stesso argomento, materia o questione.

Se questa condizione minima non c’è, ecco che scatta il conflitto, in questo caso “intellettuale”, tra i fautori della mediazione ed i suoi detrattori. E si ricade in quella situazione in cui non volevo entrare appena poche righe fa: guelfi e ghibellini “su qualcosa..”.

Non so dire come tutto ciò influisca sugli interessi del cliente.

Però, mi sento triste e dispiaciuto pensando all’avvocato che si “surroga” al cliente nella scelta di evitare la mediazione.

Mi sento molto più triste, dispiaciuto e anche preoccupato, poi, a pensare al suo cliente, privato di una opportunità. Ed all’oscuro di tutto: e non venitemi a parlare dell’informativa, perché sarà fin troppo facile sottoporre un pezzo di carta al proprio cilene e raggiungere l’effetto legale… Fatta la legge..trovato l’inganno si diceva una volta…

Qui il problema è “umano” : parola, anche questa, che ha suscitato perplessità.. Quasi che l’avvocato non possa o debba occuparsi  che di diritto.

Ma questo diritto a chi spetta ? Ad una macchina o ad un essere umano? Il professionista è l’avvocato ed è lui che dovrebbe fare la diagnosi: capire se serve il processo o la mediazione.

Ricordate come si è giunti alla scoperta dei batteri? Gli scienziati non capivano perché e come morivano le puerpere nell’800. A forza di studiare, ricercare, escludere ipotesi confermarne altre, dedussero che c’era qualcosa di “invisibile” che cagionava la morte. Ma se era invisibile come fare ad identificarlo? Beh, guardandosi intorno, allargando il proprio angolo visuale, analizzando tutte le variabili.. finché non considerarono che i medici visitavano le donne senza lavarsi le mani tra una visita e l’altra, trasmettendo le malattie (detto oggi fa rabbrividire…)

I batteri non li vedevano (Pasteur sarebbe arrivato di lì a poco: sintesi in questo interessante pdf., pagg. 33.)..ma cominciarono a “provarle tutte”, tra cui.. quella di lavarsi le mani,  salvando moltissime vite umane.

Certo che se qualcuno si fosse chiesto: “ma che senso ha lavarsi le mani..non serve a nulla…”,  quanto morti inutili avremmo avuto ?

Io non voglio essere corresponsabile di nessuna “morte”: per questo la scelta della mediazione (il lavarsi le mani..) la condivido serenamente con il cliente.

E non perché me lo impone la legge…

Anzi sono convinto che l’obbligatorietà sia un controsenso; l’improcedibilità ha avuto l’unico pregio di fare emergere il problema “mediazione si, mediazione no” che prima era semplicemente ignorato.

Questione di etica o di morale? Ognuno è libero di pensarla come preferisce, è il bello della democrazia e non sta a me dare lezioni al riguardo.

Io, però, lo ripeterò sempre, mi sento ubuntu (e mentre scrivo già vedo materializzarsi un gigantesco punto interrogativo nella mente del malcapitato avvocato “anti-mediazione”: posso anche deprecarlo.. ma il partito già esiste e conta pure diversi iscritti..) e voglio esserlo fino in fondo.

Non arriverò certamente a propugnare qualcosa di simile alla lista nera di chi rifiuta la mediazione (ignoro se sia solo una boutade..), perché si commetterebbe lo stesso errore che si vorrebbe emendare: creare il conflitto estremizzando le posizioni.

Al contrario bisogna ri-avvicinarsi.

Però non avrei problemi a mettermi una sorta di lettera scarlatta  sul petto del tipo “Io assisto i clienti anche in mediazione, quando è utile“.

Quindi, se qualcuno vuol sapere come fare, io ..e… il blog  siamo sempre disponibili. Per quel che possiamo…

2 pensieri su “Mediazione (d. lgs. 28/2010) : se la conosci non la eviti…

  1. avv. Vincenzo Giordano

    Caro Andrea,
    da quello che racconti sono portato a pensare che il pubblico che ha assistito all’evento fosse composto soprattutto da giovani.
    Invero, anche a prescindere dall’esistenza di una normativa che lo imponga, quello che tutti gli avvocati un po’ piu’ avanti negli anni e con esperienza concreta sanno perfettamente e’ che un pessimo accordo, nella maggior parte dei casi, e’ preferibile a un’ottima causa.
    E sapessi quante volte e’ capitato che l’accordo sia stato raggiunto proprio davanti alla porta del giudice di turno, nel mentre s’aspettava di esserne ricevuti!
    Per altro verso, i piu’ vecchi (come me, purtroppo!) guardano con sfiducia a quest’ulteriore imposizione, che, ambendo a sfoltire il contenzioso, riversa solo su di loro la responsabilita’ del suo sussistere, quando si sa benissimo che risultati abbia ottenuto, in passato e sino ai giorni nostri, l’obbligatorio tentativo di conciliazione in materia di lavoro, locazioni, giudizi ordinari prima delle ultime riforme, ecc….
    A me, onestamente, molte delle cose positive che si vanno dicendo ora sulla mediazione sembrano la scoperta dell’acqua calda, piuttosto che di un’efficace antivirus 😉
    Tant’e’ che l’unico aspetto che mi e’ apparso interessante e da approfondire, dalle varie discussioni al riguardo, e’ se, al di la’ delle tecniche naturali che ci derivano dall’esperienza, dal carattere e dal buon senso, esistano effettivamente delle tecniche sperimentali di carattere psico-sociologico che possano aiutare chi vuole comporre una controversia, laddove le posizioni siano in grave e serio contrasto; per altro, ho gia’ chiesto proprio a te d’illuminarmi sul tema.
    Cordiali saluti
    Vincenzo Giordano

  2. Andrea B. Autore articolo

    da quello che racconti sono portato a pensare che il pubblico che ha assistito all’evento fosse composto soprattutto da giovani.

    la platea era variamente composta..non so dire se la maggioranza fosse “giovane”..

    Invero, anche a prescindere dall’esistenza di una normativa che lo imponga, quello che tutti gli avvocati un po’ piu’ avanti negli anni e con esperienza concreta sanno perfettamente e’ che un pessimo accordo, nella maggior parte dei casi, e’ preferibile a un’ottima causa.

    concordo..

    E sapessi quante volte e’ capitato che l’accordo sia stato raggiunto proprio davanti alla porta del giudice di turno, nel mentre s’aspettava di esserne ricevuti!
    Per altro verso, i piu’ vecchi (come me, purtroppo!) guardano con sfiducia a quest’ulteriore imposizione, che, ambendo a sfoltire il contenzioso, riversa solo su di loro la responsabilita’ del suo sussistere, quando si sa benissimo che risultati abbia ottenuto, in passato e sino ai giorni nostri, l’obbligatorio tentativo di conciliazione in materia di lavoro, locazioni, giudizi ordinari prima delle ultime riforme, ecc….

    E’ il primo dei miei “miti da sfatare”..
    http://dirittodigitale.com/d-lgs-282010-e-mediazione-alcuni-miti-da-sfatare/

    A me, onestamente, molte delle cose positive che si vanno dicendo ora sulla mediazione sembrano la scoperta dell’acqua calda, piuttosto che di un’efficace antivirus

    Non sapendo a cosa ti riferisci mi è difficile rispondere 😉

    Tant’e’ che l’unico aspetto che mi e’ apparso interessante e da approfondire, dalle varie discussioni al riguardo, e’ se, al di la’ delle tecniche naturali che ci derivano dall’esperienza, dal carattere e dal buon senso, esistano effettivamente delle tecniche sperimentali di carattere psico-sociologico che possano aiutare chi vuole comporre una controversia, laddove le posizioni siano in grave e serio contrasto; per altro, ho gia’ chiesto proprio a te d’illuminarmi sul tema.

    Ok, perfetto..In realtà le tecniche non necessariamente sperimentali sono diverse e riguardano:
    1) teoria della negoziazione (matematica, piscologia, economia)
    2) teoria della comunicazione (comunicazione e psicologia, studio del comportamento, teoriza dell’informazione)
    3) gestione del conflitto (psicologia non clinica, ma sistemica ad esempio..)
    4) sociologia (negoziazione interculturale, tribunalizzazione conflitti, cultura del conflitto)
    su suggerimento di Tiziano Solignani abbiamo iniziato a creare una biblioteca “minima in materia”:
    http://docs.google.com/Doc?docid=0AX_Lk7q8pAD2ZGZjdHBwZjNfNzlkMzdyeGNneg&hl=en

    Certo in risposta ad un commento.. mi viene difficile approfondire, però iniziamo a parlarne almeno..

    Grazie e..a presto

    AB

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