Mediazione, conciliazione, legge 69/2009: decreto legislativo approvato. Ora tocca a noi

Considerato che sto per parlare di mediazione e conflitti che spesso nascono dal modo in cui si parla o si scrive, vorrei prendere due volatili con un legume: fornire una notizia ed illustrare qualche mini-concetto in materia di comunicazione.

A tale scopo darò l’informazione in due modi diversi: uno più negativo, un po’ remissivo e “lamentoso”, l’altro più positivo e propositivo.

Modo negativo. Quella di oggi, non sembra un’epoca di iniziative “dal basso” e la nostra Nazione non fa eccezioni: ci ritroviamo quindi, volenti o nolenti, a fare i conti con una politica legislativa che ha dovuto fare qualcosa per rimediare a quella crisi della giustizia a cui tutti hanno in qualche modo contribuito e per la quale nessuno ha autonomamente fatto nulla! Persone litigiose, avvocati interessati ed avversariali, elevata conflittualità sociale, tribunalizzazione dei conflitti, hanno prodotto oltre 5.000.000 di cause, tempi biblici e giustizia in molti casi, sostanzialmente negata.

Tra un anno (in luogo dei 18 mesi originariamente previsti) tutto cambierà, almeno in certe materie, tra cui l’RCA-auto; gli avvocati dovranno imparare a parlare di mediazione (?) ai propri clienti al primo colloquio in studio. Per fortuna il testo del vecchio decreto è stato modificato e invece della nullità, è stata prevista, in ipotesi di mancata informativa, solo l’annullabilità del mandato professionale; dovranno – i nostri esperti forensi – stare attenti all’improcedibilità di alcune azioni giudiziarie, ove risultasse non esperito il tentativo di conciliazione. Effetti sulle spese legali si avranno a causa del comportamento “intransigente” tenuto in sede di mediazione. Qualche beneficio fiscale e la possibilità di avere un titolo esecutivo che suggelli l’eventuale accordo.

Effetti di questo modo di comunicare sul lettore (qualcuno, ovviamente, non tutti…):

“Ma quale cambiamento! Qui non cambierà nulla..Questa mediazione farà la fine delle conciliazioni obbligatorie in materia di rapporti di lavoro: un inutile orpello rituale mirato ad ottenere quel pezzo di carta che impedisce l’improcedibilità. Incentivi fiscali? Poca roba..giusto per far decidere gli indecisi.. tutti gli altri in tribunale. La gente vuole litigare, c’è poco da fare..E gli avvocati che interesse avrebbero ad abbandonare un giudizio che – prima o poi, tanto o poco – genera profitto? Bah..”

Cambiamo registro.

Modo pro-positivo. Splendida occasione per una rivoluzione culturale senza precedenti: il Governo ha approvato con interessanti modifiche rispetto al testo circolato sinora, il decreto ex l. 69/2009 in materia di mediazione. Le novità contenute nel provvedimento saranno oggetto di seminari, libri, conferenze; la notizia farà il giro del web. Attratti dalla necessità di acquisire informazioni sulle importanti novità legislative in tema di annullabilità del mandato, materie coinvolte e rapporti con il giudizio, gli avvocati potranno per la prima volta iniziare a comprendere il mondo affascinante e complesso della comunicazione umana. Quel che la legge non dice, infatti, – pur trattandosi di presupposto, naturale o fisiologico –  è che la mediazione serve per risolvere i conflitti. Ed è uno dei 3 sistemi davvero efficaci per risolverli (gli altri due sono il cd. disarmo unilaterale o la meta-comunicazione): diversamente,  la sentenza non può disinnescare gli effetti nefasti di una comunicazione – spesso incolpevolmente – inefficace, bloccata o distruttiva che è alla base di moltissimi conflitti che finiscono – talvolta inopinatamente – in tribunale.

Così si eviterà di confondere la triste esperienza delle conciliazioni obbligatorie in materia di diritto del lavoro, con la moderna mediazione; gli avvocati, invece di considerare solo gli incentivi o i pericoli di improcedibilità, annullabilità ovvero di perdita delle spese legali, potranno davvero imparare un modo nuovo per fare quello per cui i clienti si rivolgono loro: risolvere i problemi delle persone.

Effetti di questo modo di comunicare sul lettore (qualcuno, ovviamente, non tutti…):

Ma che sta dicendo questo?

Comunicazione, conflitto? Che c’entra con la legge ? E con gli avvocati?

Chi ha sentito mai parlare di disarmo..meta-comunicazione..?

O è matto oppure.. mi manca qualche informazione; quasi..quasi..mi faccio un giro su Google per approfondire..

L’effetto-sorpresa o il senso di curiosità, sono in questo caso, ricercati e positivi, poiché stimolano un azione, un cambiamento (la ricerca di ulteriori informazione..su internet..): proprio ciò che servirebbe in quel settore nuovo o misconociuto che è la gestione alternativa delle controversia (ADR) in cui sono ricompresi la conciliazione e la mediazione.

Che effetti produce, invece, l’altro modo di comunicare? Disinteresse, noia, pressappochismo, laissez-faire..

Tutti sentimenti che io dovrei in qualche modo evitare.. Il fatto è che il buon giorno si vede dal mattino e, come recita il celebre aforisma, “non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione“..

Quindi, visto che io voglio suscitare il massimo interesse su questi argomenti, agisco, scrivo… comunico… tenendo a mente l’effetto che il modo di comunicare (non il cosa, ma il come..) può avere sul soggetto con cui mi sto relazionando (il lettore in questo caso).

Non dico che uno dei due modi sia sempre migliore dell’altro: al contrario, il problema sta nel fatto che:

1) non si può comunicare sempre nello stesso modo: dipende dalle persone e dalle situazioni. E’ difficile comunicare in modo efficace ed efficiente;

2) è bene considerare che quello che noi comunichiamo produce effetti sugli altri: ce ne sono, però, di voluti e non voluti. Sappiamo come governare il tutto per evitare che i secondi prevalgano sui primi?

3) se tutto ciò manca, scoppia o si intensifica il conflitto.

4) Quanto precede le parti litiganti di norma non lo sanno (altrimenti probabilmente non litigherebbero)..e, se non lo sanno nemmeno gli avvocati,.. c’è poco da mediare.. o da fare leggi in materia..

Ah.., a proposito, il nuovo decreto non è ancora disponibile, c’è solo un comunicato per ora..

Se avrete voglia di seguirci nel peregrinare su questi temi, vi posso assicurare che ritorneremo sull’argomento. Spesso e con diversi materiali..

Come diceva Gandhi:”Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”: se davvero ci interessa la crisi della giustizia e la conflittualità, dunque, dovremmo essere i primi a darci da fare.

P.S. Scusate se vi ho “ingannato” con un titolo non del tutto assonante con il contenuto dell’articolo. Sono i “misteri” della comunicazione…

16 pensieri su “Mediazione, conciliazione, legge 69/2009: decreto legislativo approvato. Ora tocca a noi

  1. Avv. Vincenzo Ferrò

    Ch.mo Professor Buti;
    è la prima volta, mi creda, che lascio un commento ad un articolo, ma davvero stavolta non posso farne a meno.
    Non posso, infatti, fare a meno di formularLe le mie congratulazioni per l’acume, l’arguzia, la scioltezza e la fluidità del Suo “pezzo”, che finalmente focalizza l’attenzione su ciò che davvero conta in una procedura di conciliazione (mi perdoni, oggi mediazione!), ovvero la comunicazione.
    Ma, unitamente al piacere che ho provato nel leggere le Sue mirabili argomentazioni, devo aprire gli occhi e prendere atto di un’amara realtà: quanti dei Suoi lettori sono riusciti a comprendere la valenza e, soprattutto, il significato delle Sue parole? E, ancora, quanti avvocati saranno stati in grado di recepire il Suo messaggio?
    Molto pochi, credo; ma devo anche ammettere di aver provato, unitamente al senso di impotenza che fino a poco tempo fa mi avvinghiava al pensiero che la conciliazione, strumento conosciuto a pochissimi iniziati, non sarebbe mai decollata, un piacevolissimo brivido, una felicità sommessa ma in grado di permeare e avvolgere la mia mente, di cullarla su un’amaca emozionale estremamente soffice, ma nel contempo solida; quell’amaca si è solidamente abbarbicata ai suoi alberi il 19 scorso e ci sta cullando verso un mondo nuovo, un mondo in cui, grazie alla lungimiranza e alla tenacia di uomini come Angelino Alfano, riusciremo, finalmente, a diffondere le idee in cui crediamo da tanto tempo e, mi creda, Professore, i frutti si vedranno a breve e germoglieranno in fretta e saranno quelli che abbiamo sempre sognato.
    Con grande stima
    Vincenzo Ferrò

  2. Andrea B. Autore articolo

    Nn so d dove cominciare..il suo commento mi imbarazza.. un po’ e – non sono ipocrita… – mi lusinga..
    Il Prof. nn me lo merito, sono solo un docente a contratto. Faccio svariate ore di formazione ogni anno.. questo si….
    Anch’io ho più di un dubbio (o qualche certezza..dipende da dove vogliamo vedere la cosa…) sulla reale conoscenza degli strumenti non contenziosi di gestione dei conflitti presso la classe forense, ma..è proprio per questo che mi sento stimolato a parlarne, parlarne, parlarne..scrivere, fare video, seminari, libri, eBook ed a modulare le forme di comunicazione..qualsiasi cosa per la conciliazione!
    Non sarà facile far capire il messaggio ad una massa critica di colleghi, almeno nell’immediato, ma.. se curiamo la pianticella…
    In fondo anche una sequoia nasce da un piccolo seme..
    Condivido ed apprezzo il suo ottimismo.
    Grazie a Lei.

  3. AVV. ANDREA SABATINI

    Caro Andrea, poco più di un’ora fa stavo cercando di recuperare il terreno perso in quel tentativo di quotidiano aggiornamento che provo a coltivare, seppur con risultati non sempre efficaci. Ecco che le newsletters di sabato 20 u.s. mi regalano l’abbacinante notizia:
    Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 19 febbraio 2010, ha approvato il decreto legislativo attuativo della delega conferita al Governo dalla legge n. 69/2009 in materia di riforma della disciplina sulla mediazione e conciliazione.
    Mi dico, in preda ad un moto di compiacimento, che devo chiamare subito l’esimio Avv. Buti. Poi, prima di procedere, penso sia meglio leggere ciò che l’Avv. Buti avrà senz’altro già pubblicato, con la consueta tempestività ed incisività che lo caratterizza.
    Ed ecco l’articolo che mi aspettavo. Una miscellanea di ironia ed incisività che raramente colgo in chi scrive di diritto (e, come sai, non amo la piaggeria).
    Hai ragione. Il cambiamento siamo noi, in primis. Leggo già numerose critiche, che censurano l’abbreviazione dei termini per l’entrata in vigore del provvedimento (da 18 mesi a 12 mesi). Se il buon giorno si vede dal mattino, giusto per rispolverare un vecchio adagio, il cambiamento rischia già parecchio …
    Noi, però, dobbiamo fare la nostra parte.
    Con affetto e stima.
    Andrea Sabatini (collega tifoso della conciliazione/mediazione).

  4. Andrea B. Autore articolo

    Grazie caro: felice di sentire che il mio pezzo.. funziona ed è gradito.
    Già si preoccupano.. come dici tu: un anno nn sarà sufficiente.? Beh per chi nn ne sa nulla.. certo, mettere in piede il sistema dal..niente nn sarà facile..!
    Io cmq farò il possibile (ed un pezzettino id impossibile..)

  5. Avv. Filippo Pucino

    Ho letto sommariamente l’articolo e sinceramente non sembra sia a conoscenza della materia chi l’ha scritto. La crisi della Giustizia non si risolve privatizzandola, nè condizionando il ricorso alla stessa al punto di rinunciare al diritto, accontentandosi pur di non spendere energie denaro e fatica con la prospettiva di perdere spese legali oltre ad eventuale risarcimento. Il decreto legislativo è incostituzionale perchè viola l’art. 24 ed anche il 25 Cost. nonchè l’art. 102 Costituzione. Il Governo inoltre è andato ben oltre la legge delega sia per quanto riguarda l’obbligatorietà dello stesso sia per il numero di materie previste.
    Per quanto riguarda la questione della lentezza dei procedimenti, non può certo addebitarsi agli avvocati, ma alla carenza di personale amministrativo e giudicante esiste avvocato che voglia un procedimento più snello e rapido, e non un ulteriore ostacolo al ricorso alla giustizia come il tentativo obbligatorio di conciliazione. Inaccettabile è inoltre la critica mossa all’avvocatura che secondo l’autore non fa gli interessi dei clienti. Meraviglia anche chegli avvocati che hanno commentato no abbiano fatto alcuna menzione ad una critica cieca ed infamante di una categoria che è ancora al servizio del cittadino e del privato contro gli abusi di banche, (vedi bond argentini, cirio etc) assicurazioni concessionari per la riscossione dei tributi (ipoteche immobiliari al di sotto degli ottomila euro e cartelle pazze), spesso anche e solo per amicizia o per un compenso irrisorio.
    Il decreto legislativo 28/2010 non è altro che il frutto della volontà di confindustria e co, che favorisce le loro imprese ed aziende ai danni di chi è costretto ad accettare le loro offerte, senza nanche poter usufruire di una difesa tecnica avanti il conciliatore, privato, ed appartenente ad un organismo di dubbia imparzialità, visto che può essere scelto dalla grande impresa, in deroga anche ai principi della territorialità. Spero che da febbraio abbiate preso coscienza del pericolo che incombe sui diritti dei cittadini, e dell’ulteriore barriera che può allungare i termini del processo, e non si computa ne termini per eventuale risarcimento ai sensi della legge Pinto.Saluti.Avv. Filippo Pucino

  6. Andrea B. Autore articolo

    Egregio Collega, il mio articolo non promuove la privatizzazione della giustizia, né proclama la radicale rinuncia al diritto, non ignora – potrei ? lo crede davvero? – la Costituzione. L’articolo non difende il d. lgs. 28/2010 parla di ALTRO; parla di COMUNICAZIONE, il che non implica alcun ostracismo giuridico. Mi spiace che non sia riuscito a farmi ben comprendere. Io comunque non mi sento di consigliare al mio cliente 10 anni di causa in una struttura che soffre di tutti i problemi di cui Lei parla e, nel mio piccolo, ogni causa in meno in tribunale..è un piccolo aiuto per tutti coloro che non possono godere di una alternativa (la mediazione). La parola giusta è: scelta. Capire quando serve il processo e quando la mediazione; avrà sbagliato il Governo? Il d. Lgs. 28/2010 ha punti oscuri? E’ da correggere? Bene. E nel frattempo?
    D’altronde il problema è proprio di comunicazione e dil suo commento lo dimostra: Lei ha esordito criticando non l’articolo (aspetto di contenuto), ma la persona (aspetto di relazione) che l’ha scritto: ma Lei mi conosce? Ha letto il mio curriculum? I miei libri? E’ mai venuto ad un mio corso (universitario o non)? Mi occupo della materia da diversi anni e già in tempi non sospetti sono stato all’estero per vedere cosa succedeva negli altri paesi in cui si faceva mediazione: qui potrà trovare alcune delle letture che ho fatto in materia (e che mi hanno portato a scrivere il pezzo..): http://docs.google.com/Doc?docid=0AX_Lk7q8pAD2ZGZjdHBwZjNfNzlkMzdyeGNneg&hl=en
    Stavo parlando di conflitti…che è altra cosa rispetto alla controversia…
    Rispetto ogni critica, ma sull’argomento. L’attacco personale non aiuta a risolvere i problemi. Questo è il problema..
    Cordialmente, AB

  7. Avv. Mirco Minardi

    Quando sento parlare di questioni di principio rabbrividisco: di solito so che si cela un inganno.

    Alcuni gruppi associativi di avvocati stanno conducendo la battaglia contro la mediazione obbligatoria. Dicono che il decreto legislativo 28/2010 viola l’art. 24 e 102 della Costituzione. Pertanto ne propongono l’abrogazione o comunque la modifica nel senso che gli organismi di conciliazione dovranno essere composti di soli avvocati, con obbligo per la parte di essere assistita necessariamente da un avvocato.

    Delle due l’una.

    Se la mediazione viola la Costituzione perchè pregiudica il diritto di difesa e la funzione giurisdizionale dei magistrati non si vede come il fatto che gli organismi di conciliazione siano gestiti da soli avvocati possa sanare il vizio di costituzionalità.

    La questione di principio è una coperta troppo corta; dietro si celano interessi economici e corporativistici. Semplicemente non si vuole perdere fette di mercato. Ma è come il medico che difende la malattia, o la casa farmaceutica il virus. Nulla di male, purchè non si dica che lo si fa in nome di principi.

    Oltre ciò preoccupa il tasso di ignoranza verso una disciplina, quella della mediazione, che non solo presenta un elevatassimo profilo di professionalità, ma anche di eticità. Il mediatore agisce come pacificatore aiutando le parti a comunicare e a trovare una soluzione appagante per entrambe.

    In altre parole, mentre la transazione cerca di determinare le fette di torta da attribuire a ciascuna parte, la mediazione cerca di allargare quella torta per rendere le parti più soddisfatte. In che modo?

    Lo spiego con un esempio.

    Due studenti iniziano a litigare mentre si trovano in una biblioteca. Uno vuole aprire la finestra, l’altro vuole che stia chiusa. Dopo un po’ arriva uno studente di legge che propone una transazione: la finestra sarà aperta a metà. Entrambi sono scontenti.

    Arriva allora la bibliotecaria che chiede per quale ragione litigassero. Poi si fa spiegare per quale motivo ciascuno aveva assunto quella posizione, cioè quale fosse l’interesse sotteso. Così scopre che uno voleva la finestra aperta per far cambiare l’aria, mentre l’altro la pretendeva chiusa perchè faceva corrente. Conosciuti gli interessi la bibliotecaria chiude la finestra e ne apre una poco distante: in questo modo accontenta entrambi.

    La formazione di un avvocato è posizionale e transattiva; egli non ragiona per interessi ma per posizioni. Per questo spesso un avvocato che non ha una specifica preparazione non è di aiuto nelle controversie aziendali o familiari, perchè non sa ragionare se non in termini di vittoria-sconfitta o di transazione. Rifugge dai suoi schemi mentali l’idea che ci possa essere una soluzione che arricchisce il proprio cliente senza necessariamente impoverire la controparte.

    La formazione come conciliatore, anzichè dequalificare l’avvocato, come qualcuno poco avveduto ha sostenuto, arricchisce il suo bagaglio culturale e soprattutto gli consente di tutelare meglio il proprio cliente.

    Sempre che questo sia il suo scopo…

    Di certo oggi le lungaggini del processo non dipendono dagli avvocati, ma semplicemente perchè la legge 353/1990 non lo permette più; ma prima? Chi non ricorda le cause del “vecchissimo” rito scandite da decine di udienze, rinvii inutili per “richieste esami” o inesistenti tentativi di conciliazione.

    Dunque nessun pericolo incombe sui cittadini, forse su certi avvocati…

  8. Andrea B. Autore articolo

    Bell’esempio, chiaro ed efficiente..grazie per il tuo apporto da collega non_avversariale. Come spesso accade non c’è un solo modo di fare una certa cosa…

  9. Avv. Mirco Minardi

    dimenticavo…per quanto mi sforzi non ricordo manifestazioni quando fu introdotto il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle cause di lavoro, in quelle di subfornitura, in quelle in materia di telecomunicazioni…ma forse ricordo male.

    La coerenza vorrebbe che allora, come oggi, si fosse gridato all’attentato alla Costituzione, ma evidentemente gli interessi in gioco erano altri.

    Credo che il decreto legislativo 28/2010 presenti non pochi vizi, ma credo anche che in questo Paese debba diffondersi la cultura della Mediazione come alternativa al litigio, al conflitto, alla contesa a tutti i costi. E’ un problema di cultura. Occorre iniziare nelle scuole, di tutti i gradi, e poi nelle Università. Insegnare che prima del tribunale ci possono essere altri sistemi di risoluzione dei conflitti.

    Forse questo toglierà del lavoro ai 230.000 avvocati. Pazienza. Faremo dell’altro. Non si possono costruire malattie per vendere medicine, nè fomentare guerre per vendere armi.

    “Dobbiamo allontanarci dalla totale
    fiducia nella contesa con
    l’avversario per risolvere tutte le
    dispute. Per alcune dispute i
    processi saranno l’unico mezzo, ma
    nella maggioranza dei casi i
    processi che si svolgono attraverso
    la contesa con l’avversario devono
    superare i modi dell’antico processo
    basato sullo scontro e sul sangue. Il
    nostro sistema è troppo costoso,
    troppo doloroso, troppo distruttivo,
    troppo inefficiente per un popolo
    realmente civile”
    Warren E. Burger – Primo Presidente della
    Corte Suprema degli Stati Uniti d’America
    Lo stato della giustizia
    Rapporto all’American Bar Association
    12 febbraio 1984

  10. Andrea B. Autore articolo

    Mi chiedo se (o..quando…) questa frase – che io stesso uso spesso in formazione – sarà pronunciata da un magistrato italiano.

  11. tony manero

    Io invece rabbrividisco, quando sento parlare avvocati che con lo scopo di prendersi fette di mercato e organizzare tribunali privati a casa propria ( vedi organismi) si spogliano del decoro e dignità della professione forense. Uno stato che delega la giustizia a dei condomini copianti un tribunale, dove il riscontro non è altro, qui, che il dio denaro, a discapito dei giovani avvocati,avvocati che hanno sacrificato una vita allo studio e magistrati. La giustizia è lenta perchè non ci sono strutture idonee, non c’è personale giudicante e amministrativo a sufficienza. Lo stato che fà allora delega un bene prezioso come la giustizia a società di psudo professionisti. e ci sono avvocati come leggo che sono convinti di ciò. Un cambiamento di cultura dicono, ma dove vivetè in Svezia? Qui si lotta ogni giorno con le persone vere non siamo in Inghilterra veniamo dalla grande tradizione del diritto romano e io sono fiero di ciò. Non riduciamo tutto ad uno scambio commerciale nella più ampia accezzione della cultura liberista dove tutto si può comprare. Preferisco i valori scusate tanto.

  12. Andrea B. Autore articolo

    Il problema è proprio qui: muro contro muro.. O favore della mediazione o contro?
    Una cosa di certo: il denaro, almeno nel mio caso nn c’entra proprio nulla..anzi è il contrario semmai..causa che rende causa che pende..
    Evitare e risolvere il conflitto questo mi interessa non fare una guerra contro questo o quel sistema. Mio padre è prof. ordinario di diritto romano e non ha mai trovato nulla da ridire…sul mio approccio…
    Oltre a guardare indietro, si può guardare anche avanti.. ci sono situazione e situazioni non si può generalizzare..Nessuno ha detto di abdicare al diritto..Il fatto è che talvolta questo viene strumentalizzato nella conflittualità relazione.
    Anch’io credo nei valori: la pace sopra a tutti.. e il benessere delle persone. Non possiamo fare causa per tutto e contro tutti..
    La mediazione serve per il conflitto ed il tribunale per i contrasti.. aspirine o antibiotici..non c’è una risposta assoluta..ci sono le patologie: l’aspirina non cura le infezioni batteriche e l’antibiotico non è un antinfiammatorio…
    Non ho mai sentito di medici che prescrivono una sola medicina (a meno che non abbiamo un solo tipo di patologia da curare..) 😉

  13. Gian Marco Boccanera

    Stasera sono contento. Sono contento perché ho trovato sulla rete un germoglio di aggregazione su un contesto strategico per l’Italia. Quello della apertura mentale delle professioni verso la tendenza che io chiamo di #paxappeal , ovvero verso il superamento delle contrapposizioni per trarne SODDISFAZIONE , prima EMOZIONALE e poi ECONOMICA. Quando ne ho iniziato a parlare oltre un anno fa , non c’era nessuno pronto a capire questa tendenza, anzi ostracizzandola. Competenza, eupetenza, pax-appeal, conciliazione facilitata TUTTA IN DIGITALE. Ruolo strategico di TUTTI i professionisti per liberare risorse nazionali e diffondere il meme della compartecipazione e del COSTRUZIONISMO. Ho fatto molta fatica. Ma stasera sono contento. Grazie a Voi. Saluti dott Gian Marco Boccanera .Roma

  14. Avv. Filippo Pucino

    Ho preso nota della Bibliografia del professor Andrea B. intendevo dire non molto addentro alle problematiche attinenti al decreto legislativo. Ad ogni cliente ogni avvocato propone sempre la transazione, almeno io lo faccio sempre, cercando di far incontrare proposta ed offerta, ma senza però necessariamente passare sotto le forche caudine del tentativo di conciliazione obbligatorio, sborsare altri soldi prima di iniziare e caso mai dopo circa quattro mesi, trovarsi ad intentare un’azione giudiziaria…. Mi dispiace non aver aperto prima questa pagina per replicare, ma vedo che ci sono altri commenti favorevoli alla media conciliazione obbligatoria. Solo uno contro, come me, alla conciliazione obbligatoria. E’ chiaro che coloro che si dichiarano favorevoli hanno a che fare con il mondo delle ADR e della formazione dei conciliatori… Il presidente del CNF con circolare 18c2010 del 21.6.2010, ha invitato tutti i Consigli dell’Ordine di Italia a formare gratuitamente tra gli iscritti, i conciliatori e patrocinanti nel procedimento di conciliazione DOPO L’APPROVAZIONE DELLE NORME DI ATTUAZIONE. Inutile parlare di timore per gli avvocati per la difesa di un corporativismo che non esiste, e di perdita di fette di mercato…diventeranno conciliatori e non daranno più fastidio ai bancari ed assicuratori. CHIARITE I COSTI DELLA CONCILIAZIONE; I CRITERI DI DEDUCIBILITA’ DEGLI IMPORTI PAGATI, LA IMPOSSIBILITA’ PER I NON ABBIENTI A FAR RICORSO ALLA PROCEDURA, E SOPRATUTTO ALLA FASE DI CELEBRAZIONE DEL TENTATIVO DI CONCILIAZIONE SENZA L’ASSISTENZA DI UN TECNICO (ANCHE NON AVVOCATO) CONTRO UN DIRIGENTE DI BANCA O DI UN’ASSICURAZIONE…AVANTI UN CONCILIATORE PRESCELTO DALL’AZIENDA….
    DOV’E’ LA DIFESA DEL CITTADINO,SOLO E NON ASSISTITO, CHE PER PAURA DI AFFRONTARE EVENTUALI SPESE E SANZIONI DOPO LUNGHI TEMPI DI PROCESSO, SI TROVA DAVANTI UN’OFFERTA DI UNA COMPAGNIA ASSICURATRICE, CHE NON E’IN GRADO DI VALUTARE, PER IL RISARCIMENTO DELLA MORTE DI UN PROPRIO FIGLIO A SEGUITO DI INCIDENTE STRADALE….
    ALTRO CHE FINESTRA DA APRIRE E BIBLIOTECA, ALTRO CHE CONTROVERSIE TELEFONICHE, CHE COMUNQUE NON PREVEDONO multe E ALTRE SANZIONI. L’UNICO OBBLIGO E’ L’ESPERIMENTO DEL TENTATIVO, COME PER IL DIRITTO DEL LAVORO, TRASCORSI DUE MESI DALLA RICHIESTA SI PROPONE L’AZIONE, non si perdono necessariamente quattro mesi, minimo, favorendo sempre e per sempre, guarda caso sempre banche ed assicurazioni.

  15. Andrea B. Autore articolo

    Egregio Collega,
    non ho motivo di dubitare che lei proponga sempre una transazione, o che lo faccia una buona parte dei nostri colleghi: ma o non lo fanno tutti, o la transazione spesso non riesce. Sta di fatto che pendono oltre 5.000.000 di cause. Alcune di queste – non tutte – potrebbero essere conciliate.
    Cmq non credo di poter rispondere (né io, né altri “appassionati ” alla materia) alle sue domande o critiche: io vorrei solo evitare il muro contro muro o l’aut-aut. O processo o mediazione? Niente affatto. Ci sono cause da portare in tribunale ed altre da mediare: l’avvocato dovrebbe scegliere la strategia parlandone con il cliente.
    Non ho neanche elementi per parlare di favoritismi verso qualcuno.
    La legge è fatta male, può darsi. A mio modo di vedere, però, questo non deve portare a svilire o criticare la mediazione in quanto tale. Per chi nella mediazione ci crede, è già un grosso vantaggio e tutela – ad esempio – sapere che c’è il segreto professionale e che quanto detto/usato/prodotto in mediazione è inutilizzabile in giudizio: ciò consente di negoziare in un ambiente protetto ideale per individuare ed aggirare le barriere negoziali.
    Questo è uno dei grossi vantaggi della mediazione: ma la legge non dice nulla al riguardo….
    Buttiamo via il bambino con l’acqua sporca…? O proviamo a selezionare?
    Credo che entrambi abbiamo a cuore l’interesse del cliente.. e così facendo, il tribunale rimarrebbe a disposizione, meno ingolfato, per quelle questioni che non si possono mediare.
    Cordialità, AB

  16. Dott Gian Marco Boccanera

    Quello che in genere fa piú paura all’ uomo é il cambiamento. Tanto maggiormente quanto più sono messi in discussione aspetti connessi alle proprie aspettative di lavoro, di vita e di sopravvivenza (in senso metaforico). Caro Buti , penso che la CONCILIAZIONE necessiti di un approccio ragionato e convinto insieme. Ragionato perché rappresenta un buon meccanismo per la liberazione di risorse economiche per il singolo, per il professionista e per la Collettivitá, purché tutti questi attori ne costituiscano gli ordinati ingranaggi. Senza troppe spese aggiunte, immediatamente spendibile, velocemente verificabile nei suoi effetti, caratterizzato dal’ emersione di importanti routine virtuose. Convinto perché é necessario CONVINCERE i Colleghi avvocati, commercialisti e altri professionisti che la vera vittoria sul cambiamento si produce VINCENDO INSIEME , cioè CON-VINCENDO. La torta quando gli ingredienti iniziano a scarseggiare , deve ALLARGARSI PER tutti e contribuendo tutti affinché ciò avvenga, non ha senso che qualcuno se la porti via.

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