Le para-giurisdizioni, Striscia la notizia, eBay e..il diritto globale.

L’esperienza umana è passata nei secoli dalla gestione della materia propria della realtà pre-industriale, alla gestione dell’energia nella società industriale, per approdare alla gestione dell’informazione così come manifestatasi nella società post-industriale1. Non sorprende, allora, che la rivoluzione delle telecomunicazioni sia comunemente definita come “terza rivoluzione industriale”, scoppiata subito dopo la seconda2 (connessa all’avvento dell’elettricità, del telefono, del grammofono e della macchina da scrivere), e determinata dallo sfruttamento dell’atomo3 e dalla diffusione dell’informatica4.

Pur con le limitazioni proprie di ogni sintesi e generalizzazione, si può concordare sul fatto che comunicare, in effetti, significa condividere “informazioni” e dunque per cogliere efficacemente i termini minimi che costituiscono l’ossatura della società dell’informazione5 sembra sufficiente far riferimento ai concetti di “contenuto” (informazione, messaggio, dato) e “contenitore” (media, mezzo di comunicazione o vettore).

In questi ultimi anni, però, si è potuto verificare – contrariamente a quello che si potrebbe istintivamente pensare – come la relazione tra i due aspetti sia ambivalente: può dunque accadere che il contenuto sia del tutto indipendente dal contenitore, ma anche che il contenitore influisca sul contenuto dando luogo ad un fenomeno non troppo dissimile dal cd. determinismo tecnologico, in ragione del quale ogni singolo mezzo tecnologico può produrre effetti tipici: per Marshall McLuhan addirittura il medium stesso “è” il messaggio. Pur senza spingersi fino all’esame delle teorie più ottimistiche, pessimistiche o critiche sul punto, basterà notare6 che termini come “industria della cultura “, “manipolazione dei media” o “società unidimensionale” sono in uso da oltre un decennio.

La semplice esistenza di simili problemi dovrebbe essere sufficiente a generare un interrogativo sull’adeguatezza, non tanto del diritto sotto il profilo sostanziale (che prima o poi, riesce a disciplinare – anche se non sempre nel migliore dei modi – ogni meandro della vita umana e le sue continue evoluzioni) quanto sotto quello connesso alla risoluzione delle controversie di natura legale che coinvolgono, interessano ed interagiscono, appunto, con la moderna società dell’informazione. La domanda, in termini di architettura del sistema, coinvolge sia le dinamiche processuali che l’appropriatezza della risposta: ed in effetti se si è di fronte ad una rivoluzione, sembra lecito riflettere sull’adeguatezza – in termini di comparazione formale – di un sistema processuale che per quanto raffinato e sofisticato, non si discosta poi molto, nel suo meccanismo intrinseco di funzionamento, dal giudizio degli antichi romani: reciproche accuse e difese, sempre più scritte e meno orali (con buona pace di Chiovenda) davanti ad un giudice terzo che attribuisce torti e ragioni sulla base di un sistema formale (l’ordinamento giuridico): la classica forma di giustizia avversariale, di natura eterodeterminata.

Viene, insomma, il dubbio, al solo esame in chiave sociologica del fenomeno, che sia sicuramente ritenuta più efficiente – in una visione pragmatica che talvolta sfugge ai giuristi – una segnalazione a “Striscia la Notizia” o alle “Iene” che un provvedimento del tribunale! In altre parole, non si può certo biasimare quell’uomo della strada (che sempre meno sembra trovare ospitalità nelle nostre leggi) che invece di rivolgersi ad un avvocato che a sua volta si rivolge ad un magistrato per discutere, insieme all’avversario, intorno ad una norma creata da altri, si rivolge ad una sorta di sportello unico per attivare una gogna mediatica che gli renda giustizia.

E non si tratta di una boutade. Gli effetti di una informazione che circola ed agisce in una dimensione catodica (LCD non suona altrettanto bene) o mediatica, possono essere pienamente percepiti se si considera il reale ed effettivo potere del feed-back di cibernetica (ri)scoperta.

Non è un caso infatti che si parli di transazioni commerciali all’ombra del diritto di eBay, quasi si trattasse di una sorta di sovragiurisdizione che annulla le differenze degli ordinamenti nazionali, in una comunità in cui chi decide è…la percentuale matematica. In particolare la percentuale di gradimento, di costumer satisfaction, di feed-back, per l’appunto. Il tutto in ambiente trasparente e quasi autopoietico (sperando che domani non esca la notizia di un grande fratello che controllava il DB dei feed-back di eBay!) in cui senza alcuna inter-mediazione di terzi si può valutare la bontà di un acquirente o di un venditore; decidere se includerlo od escluderlo dal novero dei soggetti attendibili. Senza tirare in ballo codici ed aule di tribunale; senza spendere un soldo. Magari un incontrollabile delirio di onnipotenza dell’insieme dei giudizi espressi, comunque ponderato dalla democratica media. Non sarà un sistema perfetto, ma non lascia più insoddisfazione di una sentenza di tribunale in cui vengono compensate le spese legali senza fornire puntuale motivazione.

Il margine di errore o di insoddisfazione è una variabile ineliminabile – per ora e senza utopistiche visioni – in ogni applicazione umana: dunque, si tratta solo di scegliere consapevolmente tra una serie di valori quello ritenuto più adatto al caso concreto.

Viene, infatti, da chiedersi se lo stesso effetto, negli stessi tempi, si potrebbe ottenere con una sentenza!

E se si contesta che la domanda trascende o dovrebbe trascendere dalla competenza del giurista, è opinione di chi scrive, che proprio questo sia il problema: spaccare in quattro il capello giuridico, sia esso sostanziale che processuale, senza (pre)occuparsi della effettiva incidenza del sistema legale/giudiziario sulla realtà fattuale7.

1 G. Buonanno, in http://www.liuc.it/person/gbuonann/iia_easi/Materiale/01LM%20-%20Trattamento%20Informazione.pdf

2 http://www.studenti.it/didattica/approfondimenti/rivoluzione_industriale3.php

3 http://www.storiafilosofia.it/storia/terza_rivoluzione_industriale.php

4 http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_industriale

5 Per info sul termine cfr. http://europa.eu.int/comm/publications/archives/booklets/move/06/txt_it.htm#ch5

6 http://www.tecnolab.tm/saggi/comunicazione/media.htm

7 Così venendo meno ad una delle principali e primigenie funzioni dello ius: quella di essere utile ai cittadini (Digesto, 1.1.11 Paul. 14 ad Sab.; “ius pluribus modis dicitur: (…) altero modo, quoad omnibus aut pluribus in quaque civitate utile est, ut est ius civile (…)“.

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