La mediazione …questa sconosciuta?!?

Se non ricordo male, un vecchio adagio recita più o meno così.. “se non puoi sconfiggere il tuo nemico, allora cerca di fartelo amico..”
La prima regola per “farmi un amico” è, innanzitutto, conoscerlo.. 😉
Il nostro ordinamento già prevede delle applicazioni della mediazione, che però non hanno suscitato le stesse perplessità dell’introduzione della mediazione civile e commerciale.
Cerchiamo di capire..

Leggendo le Linee d’indirizzo per l’attività di mediazione nell’ambito della giustizia penale minorile emerge con pregnante chiarezza la fragilità e l’insufficienza dello strumento giuridico (sentenza del giudice) al fine di risolvere il problema che ha determinato il comportamento deviante.
La giustizia penale minorile è l’esaltazione della estraneità della vittima dal processo (è preclusa difatti la costituzione di parte civile), e dunque esclude i risvolti emotivi che il reato ha provocato. Si è dunque cercato di individuare delle modalità di intervento che si prefiggono di entrare nel conflitto, aiutando le parti a incontrarsi, a comprendere i propri comportamenti e, possibilmente, a concordare soluzioni accettate da entrambe.
In questa ottica è stata prevista l’introduzione della mediazione penale: affinché la vittima sia considerata quale soggetto e non come semplice benificiario di un eventuale risarcimento materiale. Il risarcimento materiale è solo un aspetto della riparazione che ha anche contenuti di tipo psicologico e morale.
La mediazione potrà dirsi conclusa con successo

..quando entrambe le parti hanno sviluppato una visione nuova del fatto, arricchita dalla dimensione cognitiva ed emotiva dell’altro, quale condizione per la ricerca di un accordo che superi il conflitto. Per tale ragione la mediazione può considerarsi uno strumento, un servizio finalizzato a migliorare la convivenza sociale.

L’art. 155sexies, comma 2, c.c. prevede che

Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.

Spesso la mediazione familiare viene confusa con la terapia di coppia; ma in realtà la prima ha l’obbiettivo opposto, ovvero quello di favorire la separazione consensuale della coppia coniugale.
La mediazione è finalizzata a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una concreta volontà di separarsi, realizzando un progetto di coppia genitoriale per il futuro sereno sviluppo dei figli.

In parte le contestazioni degli avvocati riguardano, soprattutto, la convinzione che la negoziazione faccia già parte dei nostri compiti: ma negli esempi appena descritti, secondo Voi, stiamo parlando di negazione? o di conciliazione?
Forse la mediazione è qualcosa di diverso. Qualcosa che va oltre la descrizione “esteriore” dei problemi, che tenta di trovare un modo differente di comunicare e di prospettare una visione del conflitto che includa anche la visione dell’altro.
Perchè noi avvocati dovremmo occuparci anche di questo?
Semplice.. perchè nei nostri studi prendono vita conflitti, fatti da persone e le relazioni tra le persone sono inevitabilmente (e fortunatamente :-) ) complicate e complesse… fatte di diritti, emozioni, vissuti, percezioni!

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