Il diritto all’accessibilità in Italia

La legge 4/2004, (cd. legge “Stanca”) ha riconosciuto un pieno e tipico diritto soggettivo, ossia quello di cui all’art. 1, il quale prevede:”La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici. 2. È tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione“.

Il d. lgs. 82/2005 (codice dell’amministrazione digitale) ribadisce, poi, tali concetti con l’enunciazione contenuta nell’art. 3: “I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto nel presente codice“, ma anche con disposizioni sulle caratteristiche (art. 53) e sul contenuto (art. 54) dei siti delle amministrazioni centrali e norme applicabili ad ogni pubblica amministrazione, come quelle relative ai moduli e formulari “telematici” (art. 57), sulla fruibilità dei dati (art. 58) o sui dati cd. “territoriali” (art. 59).

Dunque anche se la materia è ancora in divenire, si può in prima approssimazione considerare come le diverse disposizioni sull’accessibilità poggiano e si sviluppano in un doppio binario.

Da un lato, infatti, la creazione e l’utilizzo di atti amministrativi o istruttori come documento informatico – apprezzandone e salvaguardandone l’intrinseca smaterializzazione – costituisce una notevole opportunità per la p.a. che, implementando l’impiego degli strumenti informatici e telematici sin dalla genesi dei singoli dati, può parallelamente godere di benefici effetti deflattivi lato front-office ed in termini di ottimizzazione delle risorse sui servizi resi in maniera tradizionale. D’altro canto, però, sarebbe errato pensare che siffatta opportunità sia una sorta di opzione, poiché la legge non opera solo a livello programmatico o di pianificazione, ma prevede obblighi puntuali e precisi, anche se residuano talune incertezze a livello di giustiziabilità dei sottostanti diritti.

La legge, in via di estrema sintesi prevede, al fine di garantire il diritto in questione:

1 – la nullità dei contratti stipulati dalle p.a. “per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all’articolo 11” (ossia del sottoindicato d.m. 8.7.2005);

2 – la responsabilità disciplinare e dirigenziale dei soggetti pubblici che violano le disposizioni di legge; potrebbe derivare, anche una responsabilità contabile (Corte dei Conti) per i maggiori oneri che la p.a. abbia dovuto sopportare in ragione della suddetta nullità.

3 – risarcimento danni: non esiste una norma espressa, ma in base agli attuali orientamenti di dottrina e giurisprudenza, la violazione dell’art. 1 della legge 9/004, potrebbe legittimare una richiesta risarcitoria per danni non patrimoniali. Se, infatti, si parla di risarcimento da vacanza rovinata, non si potrà certo evitare di parlare di danno connesso a denegata accessibilità.

In pillole la normativa in materia si sviluppa nelle seguenti tappe:

9 gennaio 2004 – legge Stanca

1 marzo 2005 – regolamento attuazione legge Stanca

8 luglio 2005 – decreto ministeriale: “Requisiti tecnici e i diversi per l’accessibilità agli strumenti informatici”.

8 agosto 2006 : scadenza del termine annuale a disposizione delle p.a. per effettuare l’adeguamento alla legge Stanca.

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