Il dipendente può navigare sul web?

Avete mai riflettuto su cosa ci sia di male nell’inviare una email al proprio fidanzato dal pc dell’ufficio? Oppure – in questa calda estate – a pianificare le vacanze?

Piuttosto che fare acquisti online?

O quanti altri esempi potrebbero venirci in mente.. 😉
Per molti dipendenti, lavorare senza internet o la posta elettronica sarebbe inconcepibile.
La rete, nei tempi moderni, offre infinite possibilità di comunicazione, che progressivamente stanno soppiantando gli strumenti tradizionali. La tentazione di utilizzare, dunque, il web anche per motivi privati è molto sentita.
L’accesso ad internet durante le ore di lavoro è molto diffuso e, spesso, tollerato, poiché si ritiene – attraverso una semplice analisi di psicologia spicciola – che vietare la navigazione rovinerebbe, innanzitutto, il clima dell’ufficio. Ciononostante il web rappresenta la maggiore fonte di distrazione sui luoghi di lavoro (!).
Una recente decisione della Corte di Cassazione (sezione lavoro, num. 4375 depositata il 23 febbraio 2010) ribadisce per le aziende il divieto (già all’attenzione del Garante Privacy) di spiare i dipendenti che navigano nel web durante l’orario di lavoro, chiarendo che, “..se la navigazione avviene senza sconfinare in un abuso, il lavoratore non può essere licenziato..”
Almeno così è andata nel caso di una donna colta dal datore di lavoro ad accedere ad internet per ragioni non di servizio in contrasto con il regolamento aziendale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso proposto dall’azienda contro un provvedimento di reintegra della lavoratrice licenziata, chiarendo che “..la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell’organizzazione produttiva, vada mantenuta in una dimensione “umana”, e cioè non esasperata dall’uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro..”
Nel caso specifico l’azienda aveva utilizzato un programma di controllo informatico installato senza essere previsto da alcun accordo sindacale, in evidente contrasto con la previsione del secondo comma dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. num. 300 del 1970).
Esso stabilisce che

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.

La sentenza, pertanto, non contiene un divieto assoluto, ma riconosce che un software di controllo informatico in grado di monitorare la posta elettronica e l’accesso al web, se viene installato senza un preventivo accordo sindacale, costituisce una violazione della riservatezza e dell’autonomia del lavoratore.
A tal proposito è opportuno che il datore di lavoro adotti delle regole di condotta standard. In particolare, è necessario chiarire se sia generalmente permesso o meno l’uso privato della rete e dell’email e, in caso affermativo, con quali limiti. Sarebbe, pertanto, utile un’esplicita politica aziendale o un accordo che stabilisca i margini entro cui l’utilizzo del mezzo è considerato accettabile.
Attenti, quindi, nella navigazione.. 😉

2 pensieri su “Il dipendente può navigare sul web?

  1. Giulio Botta

    La regolamentazione da parte dell’Autority esiste dal 1 Marzo 2007 ed è la delibera n. 13 per l’uso di internet e posta elettronica , e ,certamente, se l’azienda avesse applicato alla lettera le prescrizioni di tale delibera e tutte le altre prescrizioni del D.Lgs 196/2003 probabilmente il lavoratore si sarebbe comportato in modo da rispettare le direttive e non si sarebbe arrivati in un aula di tribunale. Di certo si puo’ dire solo che nonostante il 19.6 del disciplinare tecnico allegato al D,Lgs 196/2003 (documento programmatico della sicurezza) preveda espressamente che gli incaricati debbano espletare corsi di formazione appropriati per poter eseguire le istruzioni che si dovrebbero ricevere con la lettera di incarico ai sensi dell’art. 30 D.Lgs 196/2003, questo non avviene (quasi) mai.Per non parlare della figura del’amministratore di sistema che dovrebbe implementare le misure di sicurezza idonee ai sensi dell’art. 31 del sopradetto decreto e che nonostante sia stato oggetto di delibera con relative prescrizioni da parte del Garante nessuno ha mai neanche letto o ai reati informatici previsti dalla 231/01 oggetto anche di tale delibera. Capisco che, come dice l’avv. M . Fabiani,”Per molti dipendenti, lavorare senza internet o la posta elettronica sarebbe inconcepibile.
    La rete, nei tempi moderni, offre infinite possibilità di comunicazione, che progressivamente stanno soppiantando gli strumenti tradizionali. La tentazione di utilizzare, dunque, il web anche per motivi privati è molto sentita”, ma il problema nasce quando non si conoscono le insidie del Web e i problemi ai quali si puo’ andare incontro se le misure di sicurezza applicate non sono idonee.

  2. Monia F. Autore articolo

    Concordo sinceramente con quanto espresso e ritengo di primaria importanza la formazione, in ogni ambito della vita ed anche per quel che riguarda la navigazione nel web. Il magico mondo di internet ci ha concesso la sensazione di ritenerci tutti “eruditi”, in quando traboccanti di informazioni. Ma questo potenziale nasconde -inevitabilmente- delle insidie, che andrebbero innanzitutto conosciute per poter essere affrontate. Chissà.. forse continuando a scriverne, susciteremo almeno qualche piccola riflessione.. :-) grazie, MF

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