Il cliente non ha sempre ragione (almeno quello dell’avvocato)

Scorrazzando nel blog dell’amico Tiziano Solignani, scopro che talvolta le cose vanno come dovrebbero andare. E questa è già di per sé una gran notizia!

Il caso:

  • un cliente che vuol avere per forza ragione;
  • un avvocato che si inventa di sana pianta una causa
  • un giudice che condanna per lite temeraria

Parliamo di etica.

Si, anche gli avvocati hanno un’etica, o dovrebbero averla. Già, perché senza etica, la legge da sola non basta: è un attimo passare dall’uso all’abuso. L’articolo 24 della Nostra Costituzione può divenire il mezzo per raggiungere fini non etici: con la scusa di voler ottenere giustizia si può sempre trascinare qualcuno in tribunale.
Anche se non c’è nessuna norma che lo prevede; nessun precedente che lo consiglia, nessuna ingiustizia da riparare, se non nella mente del cliente.

Che fare di fronte al tizio che vuole avere sempre ragione? Cavalcare l’onda, guadagnandoci sopra, o perdere il cliente dicendogli che non c’è nulla da fare?

Come accade talvolta, a ben vedere la vita non è così dicotomica come appare e si può salvare capra e cavoli: tenere il cliente senza introdurre artificiosi giudizi.

Per farlo ci vogliono le idee chiare e le capacità giuste. Ciò significa:

  • ascoltare il cliente
  • comprendere ed identificare il suo problema (che non è necessariamente giuridico)
  • accogliere la sua frustrazione
  • comunicare in maniera efficace
  • gestire le emozioni

Tutta roba in cui il diritto c’entra poco; fare appello agli studi universitari non serve. Come professionisti dovremmo quindi dotarci di quelle competenze trasversali (comunicare, negoziare, gestire il conflitto) che sono fondamentali per trattare bene con le persone.

Scopriremmo così, che non rileva solo la negatività della notizia (“lei ha torto, non si può fare nulla..“), rileva il modo in cui essa viene data e come si giunge ad essa: l’ABC della comunicazione insomma…

Ma se io svaluto l’importanza della comunicazione e mi limito a considerare il contenuto del messaggio (“lei ha torto..“), ecco che poi comincio anche a pensare che il cliente andrà da un collega che invece gli dirà che ha ragione (e se ne trovano, questo è poco ma sicuro..): allora tanto vale che glielo dico io, tenendomi il cliente.

Se la pensate così potete fermarvi qui.

Se invece ritenete che si possa comunicare strategicamente con il proprio cliente al fine di non perderlo, ma anche di non scendere a compromessi con la propria coscienza, allora continuate la lettura..

Ci sono i clienti ostinati (talvolta al limite della paranoia o assolutamente sopraffatti dalle emozioni) che sono pur sempre capaci d’agire: peccato che vogliano agire in un modo che un avvocato etico non condivide in toto.

Dunque per vedere se sono razionalmente in grado di capire a cosa vanno incontro, si potrebbe fornire loro una semplice informativa che tenga conto delle particolarità del caso concreto come quella che segue. Due sono i possibili esiti:

  • il cliente si rende conto a cosa va realmente incontro: quindi ci ripensa. L’avvocato etico perde la parcella per la causa (assai rischiosa) che sfuma, ma ci guadagna quella per il parere (ha comunque studiato la questione..); ci guadagna la sua autostima e la sua coscienza; ci guadagna l’intero sistema giustizia ed in definitiva il Paese che si trova – per fortuna – una causa inutile in meno.
  • il cliente si rende conto a cosa va realmente incontro: ma non ci ripensa. Per lui è una questione di principio (e di mal di pancia, o meglio di amigdala..). No problem: l’avvocato etico salva coscienza, autostima ed anche il patrimonio, poiché il cliente, quando prenderà la bastonata che non spera in tribunale, non potrà rinfacciare all’avvocato :”lei non me lo aveva detto…” e fargli causa a sua volta per non avergli sconsigliato il giudizio (!)..

Poi, ovviamente, c’è la causa perfettamente inutile: in questo caso è ammessa l’obiezione di coscienza. L’avvocato etico cioè si rifiuta di mettere la propria firma, la propria faccia e la propria identità su un atto giudiziario assolutamente ingiustificato ed ingiustificabile.

Poveri, ma signori? Sempre! Vedete pochi avvocati poveri in giro? Cercate bene… ce ne sono, anche se non solo per ragioni etiche 😉


 

Esempio di informativa

In riferimento all’esito dell’eventuale giudizio, il sottoscritto dichiara di essere stato pienamente reso edotto dei rischi specifici e dei costi diretti ed indiretti connessi all’azione giudiziale sia in termini economici, di tempo, di stress, o interruzione o pregiudizio di relazioni commerciali o personali o di ogni altra natura e di accettarli.

In relazione alla materia specifica del giudizio avente ad oggetto la resistenza ad una azione legale da parte di …. (controparte) e volta a conseguire il pagamento del corrispettivo relativo al contratto n………….., il sottoscritto riconosce di essere stato reso edotto circa le difficoltà pratiche connesse a tale tipo di resistenza ed informato che le probabilità di successo in giudizio non superano il …..% e che, in ogni caso, le domande giudiziarie della controparte …………….potranno essere accolte in tutto o in parte in primo grado o nei successivi gradi di giudizio, considerando tra l’altro:

  • la clausola di cui all’art. ….. delle condizioni generali del contratto sottoscritto che imporrebbe al………………….(cliente) l’onere di provare di aver consegnato alla ………………..(controparte)………………
  • la clausola di cui all’art. ………. delle condizioni generali del contratto sottoscritto che, anche in ipotesi di risoluzione o scioglimento del contratto, potrebbe fondare una condanna del………………….(cliente) al pagamento dell’intero corrispettivo contrattuale anche a titolo di risarcimento del danno;
  • la mancanza di precedenti giurisprudenziali specifici a supporto dell’eccezione di nullità del contratto per la genericità delle voci indicate nel frontespizio del contratto stesso;
  • il mutamento dell’interpretazione giurisprudenziale o dottrinale che potrà intervenire sino al passaggio in giudicato della decisione finale e che potrebbero compromettere il buon esito del giudizio o la sua convenienza;
  • la qualificazione giuridica dei fatti viene compiuta in piena autonomia dal giudice e potrebbe risultare anche completamente diversa rispetto a quella fornita dagli avvocati; anche questo potrà incidere negativamente sull’esito del giudizio.

Il sottoscritto riconosce infine di essere stato reso edotto che in ipotesi di sconfitta ………………….(cliente) potrebbe sopportare sia le proprie spese legali (in favore dell’avvocato di controparte) sia quelle in favore dello scrivente avvocato e che potranno variare da……………..a………………. euro e potranno riguardare tutti o parte dei gradi di giudizio;………………….(cliente) è stato altresì informato che, anche in ipotesi di rigetto totale o parziale delle domande avversari, le spese legali potrebbero essere compensate in tutto o in parte e/o che la resistenza all’azione giudiziaria avversaria potrebbe rivelarsi antieconomica o non conveniente.

La sottoscrizione che segue vale anche a provare l’avvenuta comunicazione di tutti i diritti ed informazioni sopra riportati.

Luogo , data                                         Firma…………………………..

 

 

 

 

2 pensieri su “Il cliente non ha sempre ragione (almeno quello dell’avvocato)

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