Il cervello trino di MacLean: uomini o animali?

 

Dopo la bibliografia per mediatori, ho pensato potesse essere utile anche una recensione dei libri che ho letto e che consiglio non solo agli aspiranti mediatori, ma anche a tutti quei giuristi che non si sentono a loro agio con  conoscenze solo giuridiche e che ritengono che oltre al diritto, oggi, siano utili anche altre conoscenze, posto che comunque i diritti sono spesso riferiti a persone fatte  di carne, ossa sangue, cervello e mente.

Inauguro questa nuova categoria del blog con una delle diverse letture che hanno accompagnato l’umido luglio di quest’anno.

Si tratta di un libro niente affatto nuovo essendo del 1967 (io ho letto la ristampa curata da Vittorino Andreoli per la collana “Biblioteca della mente” edita dal Corriere della Sera), ma di una portata innovativa sconvolgente per un avvocato, oltretutto piuttosto “strano” come me ed avvezzo a letture non giuridiche e talvolta scientifiche.

Da diversi anni leggo tutto quello che posso per rispondermi a 2 domande;

  1. perché le persone litigano
  2. come aiutarle a risolvere il loro conflitto

Questo libro tuttavia non parla di conflitto, ma visto che le persone che litigano hanno un cervello, forse cercare di capire cosa c’è dentro potrebbe essere utile.

E.. caspita se lo è!

Così si capisce quanto abbiamo in comune con gli animali: a dire il vero questa non sarebbe una scoperta se la somiglianza si fermasse alle scimmie, ma scoprire che abbiamo un cervello rettiliano.. beh questo proprio non me l’aspettavo!

Quella che segue è solo una sintesi estrema (ergo pericolosa) e non vorrei davvero ridurre tutto il lucido, complesso e documentato pensiero di MacLean ad una sola immagine, ma questa è una recensione per il web… e non posso farla tanto lunga..

Prendo in prestito questa grafica che più di molte parole ci aiuta a comprendere come dentro la nostra testa ci sono 3 cervelli:

  1. quello più antico, appunto rettiliano (detto anche tronco-encefalico, in nero, che si spinge giù fino al midollo spinale)
  2. quello “successivo” (in termini di evoluzione) paleomammifero (che interessa il sistema limbico)
  3. quello più recente e giovane neomammifero (che interessa la corteccia complessa)
Cosa abbiamo in comune con i rettili che, ancora oggi posseggono solo questo tipo di cervello? Mangiamo e ci riproduciamo, ci proteggiamo e andiamo “a caccia”.

Con i primati condividiamo molto i più: ci sono specie che hanno una vita sociale (le scimmie regolano questa dimensione ad esempio attraverso il grooming, ossi la spulciarsi reciproco), una gerarchia (v. i lupi) e “provano” un qualcosa che non voglio meglio specificare (v. la fedeltà dei cani o le affettuosità del gatto).

E poi ci siamo noi: gli esseri umani. Esseri con un cervello molto più grosso (in termini di peso e volume) e gli unici dotati di linguaggio verbale, autoconsapevolezza e coscienza.

Che però non hanno perso gli altri due cervelli…

Per fortuna!

Altrimenti scomodare la neo-corteccia per governare una molteplicità di  attività quotidiane comporterebbe tempi assai più lunghi: i cervelli più antichi, infatti, usano una strada (struttura neurale) diversa da quella che si usa nel cervello più recente e che è molto più veloce, anche se spesso è inconsapevole.

Questa stessa strada – altra interessante scoperta – è quella usata per veicolare le emozioni.
Ma questo è argomento di una prossima recensione.

Non si tratta di teorie psciologiche, (anche se vengono illustrate ricadute patologiche)  ma, se posso usare l’espressione, di “neurscienze ante-litteram“. Studi su animali (stimolazione elettrica di determinate aree cerebrali ed analisi delle risposte elettriche del cervello, uso di determinate sostanze chimiche) e studi anatomici.

Non si usa un linguaggio ostico o ipertecnico ed a me è parsa una lettura godibilissima; ci sono anche molte immagini e raffigurazioni che aiutano assai la comprensione.

Sono circa 100 pagine, strutturate in 4 capitoli:
  1. Eredità limbica ed eredità rettiliana nell’uomo
  2. Il cervello limbico dell’uomo e le psicosi
  3. Nuove tendenze nell’evoluzione dell’uomo
  4. fattori sensoriali e percettivi nelle funzioni emotive del cervello trino
Esseri razionali?.. Non sempre o.. qualche volta, dipende dai casi..
Buona lettura.. 😉

3 pensieri su “Il cervello trino di MacLean: uomini o animali?

  1. Andrea B. Autore articolo

    Commento interessante…
    Peccato non si capisca se è riferito al libro o alla recensione…
    Qualche motivazione.. poi.. nn sarebbe guastata…
    Il linguaggio infine è anche al limite della legalità: il confine tra libero arbitrio, consapevolezza, rispetto dell’altro, libertà d’opinione ed offesa (non solo in senso giuridico…) è davvero molto, molto sottile a volte 😉

  2. Graziano Primo

    Ciao,

    Io provengo dalle vendite e, cessata l’attività, mi sono dedicato alla formazione quale “nuova frontiera” del mio cammino personale. Sono consigliere regionale AIF Emilia Romagna.

    Ho recentemente moderato un convegno che si è tenuto a Ferrara su “Musica e Neuroscienze”, coadiuvando un neuroscienziato internazionale del calibro di Enrico Granieri, a capo della Neurologia del Sant’Anna di Ferrara, e con il Maestro Giorgio Fabbri già direttore del Conservatorio di Ferrara, Compositore, Direttore d’Orchestra e Formatore di spessore internazionale.

    Che dire? Io sono un fan delle neuroscienze, soprattutto dei “neuroni specchio”, scoperta tutta italiana dell’equipe di Rizzolatti a Parma. C’è una specie di “scuola” italiana visto che il neurone fu scoperto da Camillo Golgi assieme allo spagnolo Santiago Ramon y Cajal.

    Da venditore ho usato qualche strategia “neuroscientifica”, che mi ha portato buoni risultati, contrapposta a quella di Schopenhauer de “L’arte di ottenere ragione”, tanto in voga presso moltie che detesto poco cordialmente.

    Anch’io ho completato la “Biblioteca della Mente” anche se non ho ancora letto tutti e trenta i volumi, ora sto completando in DVD “Phylosophya”, sempre di Rizzoli RCS, che tuttavia ha certi passaggi a vuoto, e psicologia del gruppo “Panorama l’Espresso”.

    Mi piace trattare di “creatività” (Ken Robinson) di “descolarizzare la società” (Ivann Illich) e cercare di anticipare il futuro (Lynda Gratton, “Il Salto”

    Se vuoi possiamo rimanere in contatto, o possiamo apripre in FdR un nuovo filone riservato alla “formazione creativa e futuribile”, che vedo come lavoro d’equipe.

    Fammi solo un favore, cerca di mediare le risposte, di rendere pubbliche solo quelle degne di questo nome.

    Con Affetto,
    Graziano

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