Il caso dell’email e del termine perentorio.

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Il fatto (tratto da T.A.R. Abruzzo, Sez. Pescara n. 730/2009)

Caia partecipa ad un concorso per un posto di dirigente presso la Provincia Alfa ottenendo l’identico punteggio di 69/90 di Tizio e Sempronio, preceduti con punteggio superiore da Mevio (81/90) e da Mevia(72/90).

Con raccomandata a r. del 17.12.2008 il Responsabile del procedimento li ha, pertanto, inviati a produrre, entro il termine perentorio di cinque giorni, i titoli di preferenza ai fini della formulazione della graduatoria finale.

Entro il termine di cui sopra hanno inviato i rispettivi titoli di preferenza sia Tizio che Sempronio, mentre Caia, che aveva ricevuto la raccomandata il 24.12.2008, ha comunicato con mail dello stesso 24.12.2008 il titolo di preferenza di figlia di invalido di guerra, riservandosi di inviare il relativo attestato: a ciò ha provveduto a mezzo fax del 21.1.2009, inviando la relativa autodichiarazione.

Il Direttore generale della Provincia di Alfa, con atto del 13.2.2009 n. 3, ha formulato la graduatoria finale ritenendo valido il titolo di preferenza come sopra inviato da Caia, essendo la medesima sostanzialmente in possesso del titolo, ed ha, quindi, formulato la graduatoria finale collocandola al terzo posto e collocando al quarto posto Tizio ed al quinto Sempronio.

La graduatoria così approvata è stata impugnata da Sempronio per violazione del termine perentorio di cinque giorni stabilito dall’art. 11 dell’avviso pubblico del concorso ai fini dell’invio dei titoli di preferenza, atteso che una mail, priva di firma digitale e non proveniente da un indirizzo di posta certificata e, comunque, senza neppure l’allegazione di copia del titolo, non è affatto valida ai fini del rispetto del termine perentorio stabilito dal bando, né la mail può essere considerata “autocertificazione” sostitutiva, in quanto l’effettiva autocertificazione è stata poi inviata, ma oltre il termine.

Le norme

  • L. 241/90
  • D. lgs. 82/2005

I quesiti

  • Che valore ha la comunicazione inviata, per posta elettronica semplice?
  • Era necessaria l’apposizione di una firma digitale o l’utilizzo di PEC?

Soluzione

Il CAD prevede quale “modello legale” per le comunicazioni elettroniche, la posta elettronica certificata e la firma elettronica qualificata, per provare rispettivamente l’invio-ricezione e la paternità dei documenti  così inviati, senza peraltro prevede sanzioni (quali l’inefficacia o l’invalidità) per le comunicazioni effettuate senza l’uso di tali strumenti.

Rileva anche l’eventuale contestazione della ricezione dell’email: nel caso di specie tale contestazione manca. La contestazione mossa nel ricorso opera, quindi, su un piano solo formale.

A ciò è da aggiungere che a seguito di quanto stabilito dall’art. 6, lett. b), della legge 7 agosto 1990 n.241, anche nei concorsi pubblici possono essere successivamente integrate, sostituite o rettificate dichiarazioni o documenti incompleti: nel caso specifico, la mail tempestivamente inviata dalla ricorrente espressamente menzionava il titolo di preferenza di cui era in possesso e, quindi, costituiva pur sempre un principio di prova della sua effettività, senz’altro incompleto ma affatto inesistente o del tutto inidoneo allo scopo, dal momento che ciò che mancava era l’allegazione di una copia del titolo stesso o della sua autocertificazione sostitutiva.

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