Formazione per formatori: ciclo di seminari sulla mediazione all’Università di Camerino

Inizierà mercoledì prossimo 10 ottobre, alle ore 15:00, un ciclo di 4 seminari, dedicati ad avvocati e mediatori e validi ai fini della formazione dei formatori ai sensi dell’art. 18, comma 3 del d.m. 180/2010, dal titolo “La mediazione civile oggi: tecniche, traguardi e prospettive“.

Gli incontri si terranno presso l’Aula Allara e Grosso della Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Camerino che organizza l’evento insieme al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.

Il primo seminario sarà tenuto dal Prof. Moreno Marcucci, Psicoterapeuta Relazionale Sistemico, che dirige il Centro di Studi e Ricerche Nostos e che si occuperà di “Espistemologia sistemica e mediazione“.

Il centro collabora anche con studi legali che con un approccio integrato seguono le problematiche familiari spaziando dai problemi di coppia a quello delle diverse dipendenze (droghe, gioco d’azzardo, internet).

L’incontro si rivolge ai giuristi che si trovano spesso a gestire questioni legali strettamente connesse a fenomeni psicologici ed in particolare al conflitto relazionale interpersonale o intergruppo (come nel caso dei conflitti condominiali). La mediazione civile, infatti, almeno nei tratti delineati dal d. lgs. 28/2020 pare fortemente orientata verso un modello cd. problem solving, ossia finalizzata al raggiungimento di un accordo che talvolta  può profilarsi impossibile nel caso di conflitti complessi o di personalità “particolari”.

La domanda, che coinvolge sia il mediatore che gli avvocati coinvolti è “cosa fare in tali casi?“.

Certo la tentazione di procedere con un verbale negativo affidando la risoluzione alla sentenza è forte, ma il provvedimento giudiziario non solo non risolve il problema, ma lo può aggravare.

In liti a matrice familiare o vicinale, i problemi relazionali la fanno spesso da padrone e il diritto si profila come inadeguato a risolverli: qual è il compito dell’avvocato in tale ipotesi? La cronaca riporta non di rado di liti degenerate in vere e proprie aggressioni, in finali cruenti o drammatici: quando ciò accade è facile pensare che l’aggressore abbia una personalità disturbata e che nessuno avrebbe potuto far nulla per evitare la tragedia.

Siamo sicuri che sia davvero così? Se l’eccesso di rabbia fosse solo l’epilogo di un conflitto irrisolto e costantemente alimentato? Davvero non si sarebbe potuto far nulla? E, soprattutto, come escludere che in una data situazione ad alto coinvolgimento emotivo chiunque possa reagire in maniera inconsulta, pur senza che si sussistano vere e proprie patologie?

Forse oggi, l’esperto di diritto dovrebbe integrare le proprie competenze con nozioni non  giuridiche, al fine di tutelare al meglio l’interesse di quelle persone che confidano – forse troppo – nel processo come luogo di risoluzione del conflitto; il seminario vuole essere un momento di riflessione su tali temi.

Scarica qui  il programma completo

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