Domini e reati

Una piccola modifica ad una vecchia norma potrebbe scombussolare il mondo dei marchi, segni distintivi e domini allargando le ipotesi di responsabilità penale?
Si affaccia una specie di “contraffazione colposa” o gli effetti sono più limitati?

Sta creando un certo rumore la modifica all’art. 473 del codice penale.
Come già anticipato nei commenti alla notizia vien da pensare: il cybergrabbing o cybersquatting dovrebbero essere considerate attività lecite?
Non è il fatto in sé del nome a dominio simile o uguale, a fare la differenza – IMHO- ma l’uso che se ne fa..
Insomma è diverso registrarsi “coca-colo” oppure un nome a dominio che abbia effettiva assonanza con nome o una ditta o un marchio leciti.
L’art. 22 è abbastanza chiaro nel precisare che il fine illecito è quello di procurarsi “indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio agli stessi”.
La creatività va bene, ma senza camminare sopra i diritti degli altri…
Se il registrante può vantare un fine lecito, la cosa è ben diversa. Tutt’altro che semplice da risolvere, ma diversa.. Dovrà probabilmente lottare per far valere il suo buon diritto ma per la responsabilità penale ex 473 c.p. ci sarà da discutere.
Se la ratio fosse quella di prevenire/reprimere il typosquatting direi che non mi sembrerebbe male… La rendita parassitaria sulla celebrità/diffusione di un segno distintivo, non mi pare attività meritevole di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Fatta salva l’ipotesi che l’anagramma/somiglianza del dominio abbia una causa di giustificazione: bisognerà valutare caso per caso. Se io mi chiamo Armoni, potrò registrare armoni.it..senza che GA insorga.. !? La norma non prevede esimenti/discriminanti specifiche, ma ci sono sempre quelle generiche.. tra cui l’esercizio di un diritto..come quello al nome ex art. 7 codice civile..

Resta sempre il problema della tipicità della condotta, poi. Trattandosi di penale non dovrebbe essere sufficiente la mera conoscibilità (connessa ad una sorta di pubblicità legale del dato, in astratto), altrimenti,così sarebbero tutti e sempre responsabili ogni qualvolta la ricerca non sia stata completa al 100%.
La norma non è ben formulata, evidentemente: si tratterebbe di reato di pericolo? Per non aver effettuato alcuna ricerca (condotta omissiva pura..la norma non lo dice..)
Oppure di evento? Perché magari non si è riusciti effettivamente a reperire l’esistenza di un segno distintivo già registrato? Quest’ultima ipotesi mi pare davvero terribile..e non avrebbe precedenti nel nostro ordinamento. Le responsabilità sono sempre connesse ad un livello di diligenza..e raramente l’obbligo è di risultato.. Normalmente è di mezzi. Quindi un conto è aver fatto una ricerca seppure non efficace al 100%, un conto è non aver fatto nessuna ricerca..
Anzi l’effetto potrebbe essere proprio contrario: basta fare una ricerca e si è a posto (almeno penalmente..) Potrebbero addirittura fiorire agenzie di ricerca che per pochi euri fanno una ricerca, non trovano nulla (tanto il loro inadempimento rimarrebbe sul piano civile…) ma mettono colui che ha fatto la ricerca a riparo dal penale…

Infatti, quell’inciso “potendo conoscere” dovrà fare i conti con le garanzie del diritto penale. Credo (e spero) che si porrà il problema dell’accuratezza della verifica: se il registrante si rivolge ad un terzo (pure privato) per fare una ricerca di anteriorità per vedere se il marchio/dominio già esiste, già si troverà in una situazione “difendibile”.
Diverso non aver fatto alcuna ricerca.
Lo dicevano già i latini: “ad impossibilia nemo tenetur”. Insomma nessuno può essere obbligato per una cosa che è impossibile da realizzare… Peraltro se fosse impossibile da consultare il sistema dei marchi e dei domini sarebbe – allora – abbastanza inutile. Ma questo è un altro paio di maniche.

Se poi gli enti dovessero rifiutare la registrazione, si dovrebbe riflettere: la registrazione dovrebbe essere effettuata “con salvezza dei diritti dei terzi” e lasciare al presunto contraffattore/presunto contraffatto la bega relativa.

In ipotesi, infine, in cui l’autorità giudiziaria disponesse un sequestro vorrebbe solo dire che c’erano i presupposti per farlo. I presupposti dell’illiceità del “fine” come sopra suggerito….bene inteso!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *