Diritto, scienza e fantascienza

La mia curiosità per come nasce e funziona al conflitto mi porta a fare strane “scoperte”. Dopo aver capito che alcune delle nostre scelte sono dettate da emozioni – anche se noi le riteniamo perfettamente razionali…- mi sono chiesto la rilevanza del “vecchi” concetti di “coscienza” e “volontà” presenti nei codici (sia civile che penale), all’interno del conflitto.

Insomma, dubito fortemente che qualcuno possa litigare dolosamente: è assai più facile – e molti studi lo dimostrano  – che ognuno si senta  (paradossalmente) attaccato dall’altro ed auto-giustifichi il proprio comportamento come una difesa piuttosto che come un attacco: sembra un controsenso, ma in realtà è proprio così.. la colpa dell’inizio del conflitto è sempre di qualcun altro…

Dunque ogni parte, dal suo punto di vista ovviamente, non si sentirebbe causa del conflitto, ma solo effetto e di conseguenza non responsabile, almeno soggettivamente, di quel che succede nel conflitto, perché la sua….sarebbe solo  una riposta all’attacco.

Ma il diritto è oggettivo.

Come la mettiamo, allora? La legge non può considerare i sentimenti, le credenze o le convinzioni di ciascuno. La legge è uguale per tutti…

Il fatto è che siamo tutti diversi e difficilmente potremmo omologare i nostri comportamenti quotidiani posto che esista ..una norma che ce lo comanda (le leggi non ci dicono “come” litigare, anche se sanzionano alcuni comportamenti di chi litiga: insulti, minacce, offese, violenza…).

Dunque siamo o non siamo liberi nel nostro litigare?

La risposta non la conosco, ma sono seriamente determinato a cercarne qualcuna e.. a forza di cercare, ho appunto “scoperto” che non solo gli animali hanno una certa capacità di apprendimento e facoltà di prendere decisioni in qualche misura autonome, ma anche i robot! Ma nessuno dei due ha una coscienza..

In pratica hanno applicato i principi dell’evoluzione ad una macchina e questa, in qualche modo, ha appreso come cooperare con altre macchine identiche, creando addirittura un proprio linguaggio.


Fast Tube by Casper

Un pezzo di  storia dell’evoluzione su un pezzo di silicio!

 

Se gli scienziati sono riusciti a fare questo (che apre scenari sconfortanti o entusiasmanti) è perché hanno profondamente studiato l’evoluzione, cercando di capire come si sono formate le strategie per la sopravvivenza: sono gli stimoli, l’ambiente, l’interazione a determinarle anche tramite modifiche nel DNA. Non sereve la coscienza e nemmeno la volontà.

In effetti i robot non fanno altro che replicare  alcuni meccanismi che utilizziamo anche noi – come specie – ma in maniera del tutto inconsapevole:

  • il robot va alla ricerca di energia,  condividendo la scoperta della fonte con i sui simili al fine di garantirsi anche una “progenie” (replicando l’omologo del nostro DNA)
  • l’uomo va alla ricerca di cibo, lo condivide con i suoi simili al fine di garantirsi anche una progenie (tutto codificato nel DNA)

Terribile? Eccessivamente semplificato ? Ok, è solo uno spunto di riflessione.

Morale della favola: ad un certo punto della sua evoluzione l’uomo ha acquisito la coscienza e consapevolezza di sé. Questo però è accaduto in tempi – evoluzionisticamente parlando – recenti: quando gran parte delle strategie-base era già scritta nei geni…

Ma.. il codice..presuppone la coscienza e volontà! Insomma che fine fa il libero arbitrio.?

Accidenti sento puzza di determinismo, nessuno sarebbe responsabile; tutta colpa dei geni!!

Niente affatto, il problema di non poco spessore nell’ambito della responsabilità giuridica lo vorrei, anzi, accantonare a favore di qualcosa che ci eviti posizioni “assolute” visto che siamo tutti esseri “relativi”…

Quando due litigano, appigliarsi a norme giuridiche che non si preoccupano di cosa passa o è passato (ambiente, esperienze, credenze) per la loro testa non può essere di una grande utilità…per risolvere davvero il problema.

Quindi  gli effetti indiretti di certi dogmi giuridici  (la libertà “pura” prima di tutto) che meriterebbero ben altre riflessioni, possono semplicemente essere – almeno in parte – evitati semplicemente cercando di comprendere il comportamento dell’altro recuperando un’altra strategia dell’evoluzione che l’uomo moderno sembra dimenticare: l’empatia, intesa come declinazione della cooperazione e della reciprocità.

Quei meccanismi, in fin dei conti, che ci hanno assicurato di esser ancora qui dopo qualche milione di anni.

Ignorare tali meccanismi potrebbe non assicurarci un futuro altrettanto lugno: come nota Andreoli, l’uomo è – tra tutti gli animali – il mammifero che uccide di più in assoluto i suoi simili…

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *