Dialer: siamo sicuri che sia truffa ?

Questa non vuol essere una provocazione, quanto invece, una semplice riflessione. Sarà, infatti, per deformazione professionale, ma quando si tratta di valutare la fondatezza di un’accusa, preferisco approcciare la questione mettendomi sempre nei panni di colui che vado ad incolpare, il che, sia detto per inciso, è imposto – sostanzialmente – dalle regole basilari di uno stato di diritto.

Andando al concreto, solo l’altra mattina un collega mi chiede:

“sai un mio vecchio cliente è rimasto incastrato con quella truffa su internet…ha ricevuto una bolletta telefonica di 700 euro. Che dici, faccio una querela?”

Alla sua domanda rispondo con un’altra domanda:

“questo tuo cliente sostiene che il dialer si è installato a sua insaputa, sul proprio pc, nonostante che, al momento dell’installazione, nella finestra del controllo activex, avesse cliccato sul pulsante NO?”

Ed il collega subito: “si, si é proprio così!”

Incalzo allora con un’altra (più subdola, aggiungo ora) domanda:

“c’era qualcuno presente quando ha compiuto questa operazione e che potrebbe testimoniare?”

E lui: “no”.

Comincio a pensare che la faccenda stia divenendo interessante ed insisto:

“comunque il computer è ancora così, cioè nella stessa condizione con il dialer installato…., almeno si potrebbe (condizionale d’obbligo) attraverso la perizia di un tecnico, verificare lo stato del sistema informatico..”

Risposta:

“beh, veramente….. sai…. per sicurezza, non sapendo cosa fare… ha cancellato tutto sul disco…..”

Ultima risorsa che mi viene pensata sul momento:

“allora, teoricamente, si potrebbe ripercorrere la storia dall’inizio: dove ha scaricato questo dialer?”

E lui:”ma veramente non se lo ricorda più…”

Allora nella mia mente si comincia a configurare: facciamo una querela per truffa; indagini boh?, Mah…, confidiamo nelle capacità investigative della procura ed andiamo in giudizio: chi ci dice (ossia in linguaggio giuridico, chi fornisce le prove e quali prove esistono per convincere il Giudice del dibattimento) che i fatti si sono svolti come sostiene il querelante. Proseguo nel mio ragionamento….l’accusa deve provare la responsabilità dell’imputato…..che fino a prova contraria è innocente…Comincio ad intravedere una – teoricamente – possibile soluzione che non mi piace:…qui va a finire che, almeno, assolvono l’imputato per (la vecchia) insufficienza di prove…

Speriamo di non prenderci una bella accusa di calunnia giacché….quando le querele sono infondate (e pure affrettate, per non dire “di moda”) questo pericolo è dietro l’angolo.

Però questo la gente questo non lo sa (o gli fa comodo dirlo e pensarlo) ed anche se, come dicevano i latini (ma vale ancora oggi) ignorantia legis non excusat.

La stessa gente, però non sa neanche come funziona il suo pc, però, lo usa; vede un bel sito che offre tutto gratis (soliti specchietti per allodole?) …ed abbocca.

Già ma a cosa abbocca? Ad una truffa che forse si potrà dimostrare in giudizio (senza minimamente considerare tutto il resto) o alla sua ingenuità?

Gli stessi latini avrebbero allora detto vigilantibus, non dormientibus iura soccurrunt: ma questo oggi non vale più.

Non vale più perché il legislatore, il quale adegua talvolta la sua azione alle capacità e condizioni della società, ha deciso di fornire al consumatore formidabili armi nei confronti dei “furbi” (che non sempre è sinonimo di criminali) che operavo al limite della legalità: tutela per le vendite porta a porta, per le clausole vessatorie, per il consumatore (perché poi io, titolare di partita I.V.A., non debba godere della stessa tutela quando compro un telefonino è un altro discorso, ma non andiamo fuori tema), per tutte cose che, insomma, uno decide di affrontare liberamente. Il vero problema è che la gente si sta abituando ad avere sempre una mano dall’alto in grado di cavarla dai pasticci in cui si va cacciando o, perché non legge quello che firma (vendite porta a porta, clausole vessatorie e per ben due volte…) o perché non legge quello che…. clicca!

O perché, poi (per tornare al caso concreto) invece di rivolgersi subito al medico (all’avvocato o alla polizia) ai primi sintomi (bolletta salata) vanifica inesorabilmente ogni possibilità di ricostruire il quadro clinico (provare l’accusa), asportando brutalmente, malamente e quasi in preda al panico, il male e tutte le sue cause.

Siamo allora convinti – di fronte a questo, ovviamente non voglio minimamente generalizzare – che una bella querela, non sufficientemente valutata nel suo fondamento, sia la panacea giusta per tutti i malati di dialerite ?

P.S. Io non mi fiderei a sporgere una querela sulla falsariga di anonimi, non circostanziati ed abbozzati moduli che girano per la rete.

La superficialità e l’approssimazione sono sempre pessime compagne di viaggio: determinano il contagio e compromettono la terapia.

O l’esperienza non insegna niente?

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