D. lgs. 28/2010, mediazione: responsabilità da illecito rifiuto di conciliare?

Mi sono spesso domandato se fosse possibile “responsabilizzare” la negoziazione tesa alla ricerca di una transazione o di un accordo bonario per la definizione di una controversia.  (Chi non è interessato alla “presentazione” … può scaricare direttamente all’articolo completo in .pdf pubblicato anche su  www.mondoadr.it).

Oggi, se combinano insieme l’art. 1175 c.c., il 1337 c.c., il “nuovo” 96 c.p.c. ed il nuovissimo art. 13 del d. lgs. 28/2010 si denota un quadro interessante..

E’ sempre difficile stabilire quale sia la cifra o la condizione  “giusta” per chiudere un accordo, anche perché ovviamente ciascuno dei soggetti coinvolti potrebbe portare (e di solito porta) dati, elementi o argomenti a supporto della propria richiesta.

Ma, tra un committente che chiede – ad esempio..-  15.000 euro per materiali illegittimamente conteggiati ed un appaltatore che offre, stragiudizialmente in un negoziato fra i rispettivi legali, complessivamente 1.000 euro, non c’è forse una forbice troppo ampia?

Che tutti e due strumentalizzino le proprie difese è abbastanza chiaro, ma – almeno in questa sede…- non interessa stabilire chi la spara più grossa. Quel che rileva è: quali sono le conseguenze di tale – errato – modo di approcciare il problema?

La prima, più evidente, ma mai abbastanza considerata, è la rottura delle trattative o..il loro aborto.. Perciò…tutti in tribunale!

Forse, però,.. le cose stanno per cambiare..

Considerazioni del committente (o avvocato del..)

1.000 sono un insulto! Vado in giudizio; anche se le quantità non saranno proprio quelle che stimo io, almeno 7/8.000 euro li porto a casa di sicuro!

Considerazioni dell’appaltatore (o del relativo difensore):

15.000 euro sono una follia! Nessun c.t.u riconoscerà mai quelle quantità Ci sono stati degli “errori” ma..al massimo saranno 3/4.000 euro..

A verbale, in un ipotetico tentativo di conciliazione, l’appaltatore sale a 3.500 euro: il committente rifiuta di conciliare e si va in causa.

Facciamo un paragone tra quel che poteva succedere ieri e quel che potrebbe accadere domani

Ieri

La sentenza stabilisce che spettano al committente 3.500 euro. Spese compensate; considerati 3 anni di giudizio, 5 testimoni e la c.t.u…una bella fetta da togliere a quanto riconosciuto..ma tant’è…

Domani

La sentenza stabilisce che spettano al committente 3.500 euro. E qui le cose cambiano: 3.500 è proprio la somma offerta in conciliazione e rifiutata. Se le due cifre sono identiche – ex art. 13 d. lgs. 28/2010 – l’attore solo formalmente vittorioso, non solo perde le spese legali, ma deve rimborsare quelle dell’avversario, oltre all’onorario (rectius indennità) del mediatore. Non basta: deve anche effettuare il “versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto“.

Se, la cifra non è uguale,  è sempre possibile porre a carico dell’attore parzialmente vittorioso in giudizio l’indennità spettante al mediatore.

Però, ci siamo dimenticati l’art. 1337 e il terzo comma dell’art. 96 c.p.c. E poi ci sarebbe pure il codice deontologico forense e..e..l’abuso di diritto…

Troppo lungo per un post: ho quindi sviluppato il discorso – più o meno completo – in questo articolo .

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