D. lgs. 28/2010, art. 13: mediazione e spese legali. Avvocati o matematici?

L’art. 13 introduce un meccanismo che tende a responsabilizzare quasi “oggettivamente” (i numeri non sono un opinione..)  le parti durante la mediazione: i litiganti, in un ottica più economico-matematica che giuridica, infatti, dovranno valutare attentamente con il proprio avvocato o consulente, le possibilità che una determinata offerta avanzata dall’altra parte in mediazione, venga riconosciuta tal quale nella sentenza che definirà l’eventuale giudizio introdotto dopo il fallimento della mediazione.

Il primo comma stabilisce infatti:

Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese della parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.

Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.

Quindi nell’ipotesi (non comune, ma nemmeno…remota) che una parte (poniamo il danneggiante) offra a definizione della controversia la somma – ad esempio – di 30, il danneggiato che abbia richiesto 100, dovrà valutare le conseguenze di rifiutare detta offerta.

Se infatti, rifiutata l’offerta, venisse introdotto un giudizio e questo venisse definito con sentenza che determina proprio in 30 il risarcimento, il danneggiato dovrebbe (oltre a pagare il proprio avvocato):

  • rimborsare le spese legali dell’altra parte
  • pagare una sanzione pari al contributo unificato
  • pagare l’indennità di mediazione

La norma prevede anche che:

Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.

E’ poi prevista l’ipotesi di “sovrapponibilità” solo parziale tra offerta avanzata in mediazione e contenuto della sentenza:

Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento di cui al periodo precedente.

Occorre, a questo punto evitare un’errata analisi dei rischi o (che è la stessa cosa, solo dal alto opposto..)  l’errata valutazione delle chances di successo in giudizio. Quando, infatti, si sia rifiutata in mediazione la proposta che poi si rivela esattamente corrispondente a quanto riconosciuto in sentenza, si perdono (in tutto o in parte a seconda che si racada nell’ipotesi del primo o del secondo comma) le spese e si deve anche pagare l’indennità per il servizio di mediazione.

Dunque, alla parte che, in buona o mala fede (la legge non fa differenza), per errori di calcolo, poca oggettività o sopravvalutazione delle possibilità di vittoria, venga riconosciuto in sentenza meno di quello che è stato offerto in mediazione, è esposta alle conseguenze appena indicate.

Ce n’è abbastanza per iniziare a ragionare della convenienza ad introitare un’azione legale non più (solo) in termini di mero diritto, ma in termini matematico-economici e probabilistici.

E pensare che mi ero iscritto a giurisprudenza perché non mi piaceva la matematica :-(

Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.

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