Conferenza internazionale sulla mediazione (non solo d. lgs. 28/2010)

Grande evento quello organizzato ieri all’Università Gregoriana da Firera Liuzzo Group nell’ambito della mediazione.

Apertura  con l’ eccezionale presentazione di Michael  Spezio che consolida il fidanzamento tra neuroscienze e formazione del mediatore, per proseguire con lo studio altrettando fuori dell’ordinario di Randall Kiser sugli errori decisionali.

Non è mancato un po’ di  folklore forense che si è polarizzato contro il bersaglio predestinato: la Dr.ssa Iannini, che con savoir-faire ha elegantemente sopportato le ripetute interruzioni dell’ avvocato-contro-la-mediazione che ad un certo punto è repentinamente sceso a ridosso del tavolo dei relatori causando quasi la sospensione dei lavori.

Ad onor del vero bisogna riconoscere che l’acceso confronto iniziale ha quasi svolto una funzione catartica: l’attaccante è infatti poi rimasto sino alla fine dei lavori, dimostrando che dal sentire l’opinione altrui si può anche trarre qualche utile insegnamento. E che sparare a zero è di solito poco produttivo al progredire della discussione.

Assorbito il ritardo causato dall’imprevisto dibattito anticipato, i lavori sono proseguiti con testimonianze sull’esperienza in America Latina ad opera del Prof. Juan Tausk e con la ben affiatata coppia di co-mediatori  Robert Creo e Monique McKay che hanno offerto davvero un esempio di mediazione etica fondata sulla trasparenza, sincerità ed umanità.

Tecnico l’intervento del prof. Sergio Salvatore che ha effettuato un originale studio sulla percezione sociale del mediatore, mentre gli aspetti legali sono stati illustrati dal Prof. Paolo Nicosia che si è soffermato sui rapporti tra legislazione europea e nazionale ed è stato intensamente coinvolto nel rispondere alle diverse domande incentrate sulla maggiore preoccupazione degli avvocati: l’improcedibilità.

Questa la cronaca in sintesi.

E’ stato per me un’occasione per ottenere un importante feed-back personale. Sospettavo da tempo che qualche nozione di neuroscienze potesse essere utile per il mediatore, non tanto per favorire una eventuale manipolazione, quanto per capire l’importanza dell’empatia. Il tema è stato poi ripreso con una perfetta alchimia da R. Creo che con un esperienza trentennale ha riconosciuto l’importanza anche della “chimica” nella creazione di un legame tra mediatore e parti essenzialmente fondato sulla fiducia.

Quella stessa fiducia che gli avvocati non sembrano nemmeno disposti ad accettare come elemento di discussione.

Mi ha in particolare colpito la constatata differenza di genere nei risultati dello studio: le donne sono più inclini a mostrare empatia anche con le persone che non si sono dimostrate del tutto degne di fiducia.  Gli uomini, invece, si mostrano empatici solo con coloro i quali hanno instaurato un consolidato rapporto di fiducia. Non pare peregrino ipotizzare una maggior predisposizione verso quel perdono che può essere un mezzo di risoluzione del conflitto ancor più “estremo” della mediazione. Se noi maschietti siamo disposti ad imparare dalle donne 😉

Non è mancato al riguardo l’immediato (dis)appunto forense (stesso autore e stessa modalità real-time: in mezzo alla relazione) che suonava più o meno così: “gli uomini fanno bene a non essere empatici con chi non merita la fiduca; le donne sbagliano e non sono sincere”, dimostrando quanto lontana sia la conoscenza dei meccanismi cerebrali dalla mente “avvocatesca” (almeno una parte di essa…).

La prova empirica dell’empatia era infatti costituita dai risultati di risonanze magnetiche funzionali (fMRI): il soggetto sottoposto a sperimentazione veniva infatti monitorato mentre compiva alcune azioni o osservava qualcuno compiere le stesse azione. In ambedue i casi si attivavano le medesime aree del cervello; aree che però non sono coinvolte nella formazione del pensiero cosciente. Senza voler minimamente richiamare la frenologia, si può infatti notare come esista una empativa cognitiva ed una empatia emotiva: quest’ultima, come si illustrava appunto nella relazione, agisce in maniera del tutto indipendente dalla pensiero volontario e cosciente, rispondento, come una sorta di automatismo, direttamente ad una certa percezione.

Assai efficace l’esempio per far provare l’effetto al pubblico: la proiezione di pochi secondi di un video in cui si vedeva una gigantesca tarantola camminare tranquillamente sul braccio di un imperturbabile Sean Connery-007. Pochi secondi per provare ribrezzo e “sentire” quasi il ragno sulla nostra pelle ritraendo istintivamente il braccio quasi che fosse lo stesso del filmato.

Non sono riuscito a reperire lo stesso filmato, ma ne ho trovato un altro che funziona altrettanto bene e con esemplare in piena forma!

Reazione cognitiva? Direi proprio di no.. trattandosi di reazione emotiva..

Ed allora se con lo stesso meccanismo si produce empatia, come si può accusare qualcuno di essere poco sincero o di sbagliare ?!

Può esser difficile da mandar giù.. ma siamo molto meno razionali di quel che crediamo..

Ed aggiungo: per fortuna! Cosa sarebbe il mondo senza le farfalle nello stomaco all’attesa del primo bacio, o il turbamento quasi fisico dell’amore. L’eccitazione o la commozione di fronte ad un quadro. Ad una poesia o ad un brano musicale?

Certo esiste anche il dolore, il rimorso o il rancore.

Tutte “cose” di cui la legge non può (pre)occuparsi, ma che possono trovare adeguata ospitalità in una mediazione.

Risolvendo un problema o addirittura recuperando un rapporto deteriorato.

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