Comunicazione e scambio di informazioni

Andrea ButiLa teoria dell’informazione ha origine nel 1963, allorquando venne pubblicata la “Teoria matematica della comunicazione” ad opera di C.Shannon e W.Weaver.

In base allo studio in questione, una informazione può essere veicolata secondo lo schema (cd. schema semplice, contrapposto allo schema cd. dettagliato) seguente:

Per aversi comunicazione perfetta, dunque, devono sussistere comtemporaneamente i seguenti presupposti: che entrambi utilizzino lo stesso codice, ossia – nell’esempio – parlino la stessa lingua, utlizzino lo stesso canale, ovvero il telefono, e che vi sia assenza o basso livello di rumore, altrimenti, pur sussistendo le prime due condizioni emittente e ricevente non sentiranno altro che il suddetto rumore.

Ma cosa si scambiano? Informazioni. Cos’è allora una informazione?

La citata teoria dell’informazione viene definitia come “misura statistica della varietà dei simboli alla fonte, mutuandone la formula da quella dell’entropia nei sistemi fisici“.

In questi termini, però, non è facile capirci qualcosa.

Perché?

L’autore ha forse utilizzato un codice sbagliato? No, la lingua è italiana; il canale è la scrittura, sono corrette sintassi e grammatica, ma allora? Probabilmente non riusciamo ad attribuire valore-significato al termine “simboli alla fonte” ed “entropia“.

Lasciamo in sospeso il quesito per qualche secondo ed indaghiamo – in altri termini – il concetto di informazione.

Informare, dal latino in-formo, significa  dare forma a qualcosa. Modellare cioè, una cosa che prima era informe. Una opinione o un dato, prima indeterminato o confuso, ottiene, dunque una forma.

Per informazione può allora intendersi qualunque cosa che sia in grado di eliminare un’incertezza. L’informazione è quindi tanto più affidabile e precisa, quante più sono le alternative che esso esclude. In termini matematici, pertanto, l’informazione e la sua accuratezza può essere tranquillamente misurata. E’ possibile stabilire se e quanta informazione viene perduta nella trasmissione. Sarà così possibile misurare il livello di rumore e stabilire se c’è una buona o cattiva comunicazione telefonica, anzi –  più corretto – se il segnale telefonico è buono o cattivo.

Torniamo allora al nostro quesito: se l’informazione viene trasferita correttamente, perchè non riesco a capire nulla?

La domanda potrebbe anche essere posta in maniera diversa: posso misurare se un significato è buono o cattivo? Ossia se ho capito bene o male un certo messaggio?

E’ possibile, ma tutt’altro che facile.

Questo perchè la teoria dell’informazione opera solo al primo dei tre livelli fondamentali[1] attraverso i qualsi si esplica la comunicazione:

  1. sintassi
  2. semantica
  3. pragmantica

Può dunque benissimo accadere che io trasferisca informazione in maniera corretta, senza tuttavia essere in grado di trasferire correttamente il significato. Può anche accadere che il ricevente non sia in grado di percepire il significato correttamente trasmesso: dunque può aversi un buon funzionamento del livello sintattico ed uno imperfetto di quello semantico.

In effetti la definizione è per i profani di fisica piuttosto astrusa, ma davvero semplice per i fisici. La differenza è data dal fatto che si è utilizzato un linguaggio tecnico o se vogliamo una convenzione semantica[2]. Se invece che di fisica parliamo di diritto poco cambia: basti pensare ai molteplici significati del termine “negozio“. Per chiunque il negozio è il luogo in cui si compra qualcosa, per un giurista è un qualsiasi rapporto giuridico (un contratto o un accordo). Entrambi sono corretti, ma nel rispettivo contesto.


[1] La terminologia è di C. Morris, Foundation of the Theory of Sign, in International Encyclopedia of Unified Science, Vol. 7 n. 2, University  of Chicago Press 1938, pag. 77-137.

[2] P.Watzlawick, J H Beavin, D.D. Jakson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio,  1967, pag. 15.

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