Commercio elettronico, fisco e tasse: istruzioni per l’uso

Il commercio elettronico sta diventando il nuovo motore del commercio (tradizionale e non).

Ma quando si è in presenza di un’attività di e-commerce?

Fondamentalmente quando la vendita di un bene o di una prestazione avviene,  in maniera abituale, tramite Internet.

Le distinzione  in uso sono:

  • commercio elettronico diretto
  • commercio elettronico indiretto

Il primo è la vendita di un bene digitalizzato, che può essere trasferito dal venditore all’acquirente immediatamente attraverso la rete. Il commercio elettronico indiretto invece prevede il contatto tra venditore ed acquirente tramite la rete, ma la consegna del bene avviene tramite gli ordinari servizi postali.

Altra distinzione importante è quella tra:

  • commercio B2B (business to business)
  • commercio BtoC o BtC (business to consumer)
  • commercio CtoC (consumer to consumer)

Il primo è il commercio in cui il destinatario del bene è un’azienda, il secondo è il commercio il cui consumatore finale è un privato, mentre il CtoC è il commercio on line tra privati.

Quali sono gli adempimenti a cui tale commercio deve sottostare? Quattro sono gli ambiti su cui si deve puntare l’attenzione:

  1. tutela del consumatore (d.lgsl 15 gennaio 1992 n. 50 e d.lgs. 22 maggio 1999, n. 185)
  2. diritti e dazi doganali
  3. iva (dpr 633/1972 come modificato dalla l. 7 luglio 2009 n.88)
  4. imposte sul reddito

Per ciò che concerne il primo punto mi limito a sottolineare che tutti i coloro che voglio intraprendere un attività di vendita on line devono sapere che per la tutela del consumatore nelle vendite a distanza, è necessario rispettare il diritto al recesso entro 10 giorni dalla consegna del bene, così come è necessario suddividere all’interno dello stesso sito le aree destinate alla vendita all’ingrosso da quelle per la vendita al dettaglio. Per tutte le altre prescrizioni vi rimando ai decreti legislativi citati.

I diritti e dazi doganali rilevano solo nel caso di commercio elettronico indiretto da un Paese extraUE, dove il passaggio della merce avviene tramite il trasporto fisico della stessa e deve perciò sottostare alle norme per l’importazione, l’esportazione o il deposito della merce. A decorrere dal 15 dicembre 2009 (con la circolare ministeriale n. 22/d del 26 novembre 2009) è possibile effettuare lo sdoganamento telematico delle merci importate in procedura di domiciliazione. La dichiarazione è presentata al momento della registrazione sul sistema informatico delle  Dogane. Il sistema invia un messaggio di risposta. L’esito può essere lo svincolo della merce oppure la selezione per il controllo. Nel caso dello svincolo delle merci l’operatore deve produrre un’immagine intellegibile del Documento Amministrativo Unico (DAU) corredato degli elementi di registrazione e svincolo. L’importo del dazio viene calcolato sul valore delle merce nel momento in cui varca il confine della Comunità e comprende oltre al valore indicato in fattura, tutte le spese sostenute fino a quel momento sulla merce (trasporto, assicurazione, spese postali, ecc).

In materia IVA non è previsto alcun un trattamento particolare, la cessione di beni e servizi attraverso il web sottosta alle tradizionali regole di fatturazione dettate dal Dpr 633/72.  Nel caso di commercio elettronico diretto,  il bene non viene considerato come un’entità fisica, ma lo si assimila ad un servizio(download di brani musicali o di software) ed il documento rilevante ai fini Iva sarà la fattura emessa al momento del pagamento, che avviene contestualmente alla fruizione della prestazione, il tutto on-line. Nel secondo caso invece i documenti di riferimento sono il documento di trasporto e la fattura differita oppure la fattura accompagnatoria (nel caso in cui la fattura accompagni direttamente la merce spedita). Le vendite via Internet sono assoggettate, in questo caso, alla normativa delle vendite a distanza (tipo vendite per corrispondenza).   Fondamentale è la distinzione tra commercio B2B oppure commercio B2C. Per le vendite ai consumatori privati di beni ordinati on-line si applica la normativa per le vendite a distanza con l’esonero dall’emissione dello scontrino fiscale o della ricevuta fiscale, con l’obbligo dell’emissione della fattura solo su richiesta del consumatore. Se tali vendite avvengono nei confronti di un cittadino extracomunitario, esse si considerano cessioni all’esportazione ai sensi dell’art.8 dpr 633/72, pertanto andranno fatturate senza Iva con obbligo di conservazione del visto doganale d’uscita.  Nelle vendite tra aziende permangono invece tutti gli obblighi di emissione dei documenti fiscali citati. In ragione della descritta differenza di trattamento fra rapporti B2B e B2C, assume particolare rilievo la veste in cui il committente agisce, ossia occorre verificare se questi integra, in base ai requisiti voluti dalla legge, lo status di soggetto passivo d’imposta.  Si rammenta come per soggetto passivo si intende <<chiunque esercita in modo indipendente e in qualsiasi luogo un’attività economica>>(art.9 par.1 direttiva 206/112/Ce) . Con l’entrata in vigore da quest’anno, ( L.88 7 luglio 2009  Comunitaria 2008), il concetto di territorialità Iva ha subito una trasformazione epocale, ponendo al centro della norma la Regola della Committenza e la nozione di soggetto passivo d’imposta funge da elemento discriminante. La norma stabilisce che dal 01 gennaio 2010 per il commercio B2B la rilevanza d’imposta segue il luogo del committente, mentre per il commercio B2C si segue il luogo ove è stabilito il prestatore. Ciò comporta innanzitutto un’ampliamento delle casistiche di inversione contabile (reverse charge) e di obbligo di redazione del modello Intrastat nel caso di prestazioni tra stati membri della Comunità. In secondo luogo determina una drastica riduzione delle pratiche di rimborso dell’Iva versata in altro Stato membro dell’Unione europea.

In merito allle imposte sui redditi, sostanzialmente il problema maggiore, per le attività che si svolgono in ambito nazionale,  è stabilire la forma giuridica dell’attività commerciale che si vuole intraprendere (ditta individuale, srl, spa, cooperativa ecc.). Si procederà dunque alla costituzione presso un notaio dell’impresa ed all’apertura di una partita iva con contestuale iscrizione alla camera di commercio della sede legale dell’attività. Una volta costituita l’attività, si opta per il regime contabile più consono al proprio volume di affari ( ad esempio regime contabile ordinario oppure semplificato se non si superano euro 309.874,14 per i ricavi da prestazioni di servizi ed euro 516. 456,90 per i ricavi conseguiti in tutti gli altri casi.) e si dichiarano i propri redditi, come per qualsiasi altra attività. La ditta individuale od il professionista avrà una tassazione Ire a scaglioni ed, eventualmente, anche un Irap da corrispondere in base alle aliquote della regione dove si è stabilita la propria sede legale.  Le società di capitali invece avranno una tassazione pari al 27% del utile ante imposte per l’imposta Ires ed anche loro saranno soggette all’Irap.

26 pensieri su “Commercio elettronico, fisco e tasse: istruzioni per l’uso

  1. Tiziana C. Autore articolo

    Se ha qualche quesito inerente i miei articoli sarò felice di aiutarla. Saluti. Dott.ssa Capone Tiziana

  2. Francesco Borgoglio

    Buon giorno. Sto mettendo in piedi un negozio di fumetti online. Volevo sapere se per le spedizioni ai clienti tramite corriere che saranno parte fondamentale della mia attività, posso detrarre l’IVA dal costo della spedizione che la società del caso (TNT, SDA, ecc…) mi chiederà di pagare, secondo contratto.
    I loro prezzari sono tutti IVA esenti e non vorrei confondermi.

    Grazie mille

    Francesco Borgoglio

  3. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Francesco,
    la ringrazio per aver richiesto il mio aiuto. Il suo quesito è interessante, in quanto sul tipo di commercio elettronico che vuole porre in essere lei, se ho ben capito di cosa si tratta, c’è, ad oggi, un dubbio interpretativo. Nel campo dell’editoria tradizionale vige il regime speciale monofase dell’art. 74 del dpr 633/1972, che prevede l’applicazione dell’Iva (ridotta al 4%) da parte del solo editore, il quale la versa in base al numero di copie vendute (determinate forfettariamente o effettivamente). E l’art. 19 comma 3 prevede per tutti gli operatori intermediari tra l’editore ed il consumatore finale la deroga alla indetraibilità dell’Iva per effetto dell’applicazione dell’esenzione ex art.74. Parrebbe dunque opportuno sostenere che i costi della spedizione siano con Iva detraibile anche per la sua attività. Purtroppo però l’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 186 del 30/09/2003 respingendo l’istanza di una società che pubblicava periodici cartacei di poter applicare l’aliquota agevolata anche alla vendita del periodico on-line ha affermato che laddove il corrispettivo pagato all’impresa non è riferibile alla cessione di beni (editoriali), bensì a servizi telematici di vario genere (es.consultazione, ricerca per parola chiave, aggiornamento contenuti, ecc.), e l’attività editoriale non è adeguatamente comprovata (non basta la mera registrazione presso la cancelleria del Tribunale competente) le cessioni on line di tali prodotti sono generiche prestazioni di servizi da assoggettare alle regole ordinarie dell’Iva. Al fine dunque di evitare contestazioni future (cioè richieste di restituzione di Iva indebitamente detratta) mi sembra giusto raccomandarle questi due accorgimenti per poter usufruire della detraibilità dell’Iva :
    1 – accertarsi sempre che l’editore sia un vero editore con tutte le carte in regola;
    2 – limitare i servizi offerti dal negozio di fumetti online alla mera conclusione dell’ordine senza godimento del prodotto online o altro.
    Sull’argomento a breve pubblicherò alcune considerazioni maggiormente esaustive.
    Spero di esserle stata utile.
    Cordiali saluti.
    Tiziana Capone

  4. Francesco Borgoglio

    Grazie mille Tiziana.
    Su entrambi i punti penso di non avere dubbi,
    ovvero le case editrici da cui mi fornirò (con distributori arcinoti come intermediari) sono tra le più conosciute: Panini Comics, Mondadori, ecc…
    Per il punto 2, nessun fumetto sarà fruibile direttamente dal sito, ma semplicemente ordinabile e ricevibile a casa o presso altro domicilio.
    Posso concludere allora di poter detrarre l’IVA.
    Corretto?
    Grazie ancora.
    Cordiali saluti.
    Francesco Borgoglio

  5. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Francesco,
    purtroppo consultando ulteriore giurisprudenza in merito ho dovuto riconsiderare il mio secondo suggerimento, in quanto non esiste ad oggi una certezza che la limitazione nell’utilizzo del web faccia ritenere all’Amministrazione accertatrice che la sua è una attività editoriale tradizionale degna dell’applicazione del regime speciale e quindi della deroga all’indetraibilità dell’Iva. Infatti la vendita del prodotto editoriale passa sempre per l’applicazione dell’esenzione Iva ex art. 74 da parte del venditore ed il versamento dell’Iva ridotta al 4% da parte del solo editore, ma la pronuncia dell’Amministrazione citata precedentemente sembrerebbe annullare la possibilità da parte di chi vende online un prodotto editoriale di utilizzare il regime speciale.
    Per poter detrarre l’Iva ed evitare possibili contestazioni future a mio giudizio dovrebbe perciò riconsiderare il mezzo di vendita del fumetto e sceglie se applicare l’Iva al 21% accordandosi con l’editore per la distribuzione del solo file on line o applicare il regime speciale dei prodotti editoriali tradizionali non aprendo il negozio on line.
    E’ un’amara considerazione dato che uno dei principi fondamentali statui dai Paesi OCSE in occasione della ratifica dei primi accordi sul commercio elettronico è proprio la NEUTRALITA’ FISCALE sulle transazioni on line!!
    Il punto è in discussione in sede comunitaria, ma allo stato attuale non ci sono pronunce e la prudenza è d’obbligo, data la forte propensione degli enti accertatori al contenzioso.
    Cordiali saluti.
    Tiziana Capone

  6. Giuseppe Savoca

    Ho iniziato da ppoco un attività di e-commerce con vendita tessuto per hobby a persone fisiche, la mia domanda é se vendo a cittadini europei la merce che acquisto da produttori o grossisti, spedendo il collo con corriere, come mi devo comportare? devo compilare un modulo per la dogana? come viene regolato la vendita?
    la ringrazio anticipatamente per la risposta.
    Giuseppe.

  7. Antonio

    Gentile
    Dott.ssa Capone Tiziana,

    avrei un quesito da porle sull’emissione di fattura quando questa è espressamente richiesta dal cliente, come nel mio caso.
    Io privato ho eseguito un acquisto su internet da uno dei tanti venditore professionali Ebay.it, titolare di P.iva.
    Al momento dell’acquisto ho fatto richiesta di emissione di fattura relativa alla merce acquistata.
    Preciso che l’oggetto acquistato ha un valore inferiore alle 25 euro.
    Di seguito riporto le risposte datemi dal venditore, il quale si rifiuta di soddisfare la mia richiesta, addicendo che per legge non è tenuto a farlo:
    “… per la fattura o scontrino come riportato sul sito dell’AICEL (associazione italiana commercio elettronico), le vendite online sono riconducibili alle vendite per corrispondenza e quindi senza obbligo di fattura come previsto nell’articolo 22 del d.P.R. n. 633 del 1972, e senza obbligo di emissione di scontrino fiscale come previsto nell’articolo 2, lettera oo), del d.P.R. 21 dicembre 1996, n. 696.
    Questo significa che la spedizione di merce senza documenti fiscali allegati è nella norma.”
    A quanto dichiarato dal venditore, io rispondo che ho diritto alla fattura per le seguenti motivazioni:
    “Le vendite via Internet sono assoggettate, alla normativa delle vendite a distanza (tipo vendite per corrispondenza).
    Per le vendite ai consumatori privati di beni ordinati on-line si applica la normativa per le vendite a distanza con l’esonero dall’emissione dello scontrino fiscale o della ricevuta fiscale, con l’obbligo dell’emissione della fattura solo su richiesta del consumatore.”
    A questa mia affermazione il venditore insiste con il rifiutarsi ad emettere fattura, perchè non tenuto per legge a farlo, dandomi per risposta la seguente motivazione:
    “Salve mi dispiace ma non emettiamo fatture sotto i 25 euro di imponibile come confermato dalle leggi vigenti. Non la prenda come un “accanimento” ma le sto solo rispondendo in base alle leggi ed alla politica della nostra azienda…”

    La prego cortesemente di rispondere al mio quesito.

    Grazie per l’attenzione

    Cordiali Saluti

    Antonio

  8. Cristina Maino

    Gentile D.ssa Capone,
    nel suo articolo cita il commercio C to C. Nel caso di un sito che metta semplicemente lo spazio a disposizione per vendite e acquisti tra privati , rientrerei nel commercio diretto o indiretto dato che incasserei solo una commissione mentre le spedizioni avvengono tra privati e non vengono da me effettuate ?
    Grazie
    Cordiali Saluti
    Cristina

  9. Mariano

    Buongiorno D.ssa capone
    il quesito riguarda la richiesta o meno di un codice ingrosso alla camera di commercio per vendita online a clienti extra ue.
    Attualmente trattiamo tutti i clienti extra ue come privati, capita a volte di vendere più di un prodotto allo stesso cliente (stesso modello anche con colori uguali) che presumiamo venda nel suo paese di destinazione. In questo caso sarebbe B2B ma li trattiamo come privati, siamo in errore ? dobbiamo comunque richiedere alla CC AA il codice ingrosso anche se vendiamo esclusivamente nei paesi extra ue ?
    In poche parole non sappiamo, non avendo dati dal compratore, come lo dobbiamo considerare B2B o B2C.
    la ringrazio per una sua eventuale risposta
    Aresu Mariano

  10. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Mariano,
    Mi scusi tanto, ma ho alcune perplessità che mi dovrebbe chiarire.
    Innanzitutto come è strutturato il suo sito internet? Ha previsto un ingresso per i clienti business ed uno per i clienti privati? Come avviene il pagamento? Nel sito per i clienti business ha previsto la richiesta della partita Iva, con verifica sul Vies, per i clienti Ue o di un documento fiscale rilasciato dalle autorità del paese di provenienza o di qualsiasi altro documento idoneo a certificare che si tratta di un soggetto passivo extra-ue? Quando mi dice di non avere informazioni sul cliente, che cosa intende? Come fa a sapere che si tratta di un cliente extra-ue se non ha dati del cliente?
    Nell’attesa di questi suoi chiarimenti Le posso dire che laddove si eserciti sia attività di vendita all’ingrosso che al dettaglio utilizzando un unico sito Internet, occorre tenere ben distinte fra loro le due aree di vendita affinché il potenziale acquirente possa chiaramente distinguere le zone del sito destinate alle due tipologie di attività. Per chi esercita un’attività di vendita al dettaglio on-line si richiede il codice Ateco 47.91.10, previa comunicazione al Comune di residenza, di inizio attività (Scia). Per chi esercita vendita all’ingrosso invece nella pratica di apertura della partita iva (Comunica) il commercialista sarà obbligato a selezionare il codice ateco del commercio al dettaglio in internet, in quanto non esiste attualmente un codice specifico per il BtB on-line, anche se ciò crea problemi con alcuni fornitori che non riconoscono questo codice come pertinente al loro canale di vendita e perciò non forniscono la merce. Se si parte con il commercio all’ingrosso per poi vendere al dettaglio è consigliabile svolgere la pratica di apertura con Comunica prevedendo comunque la SUAP per il commercio al consumatore finale, anche se è sempre possibile fare la variazione del tipo di attività. E’ doveroso inoltre ricordare che con il recepimento della DIRETTIVA 2010/45/UE il legislatore europeo ha posto in capo al prestatore l’obbligo di identificare il committente, individuando il suo status di soggetto passivo o no e la qualità di richiedente per scopi privati o di impresa. Al fine di individuare lo status è utile per gli ue il documento di apertura del codice di partita iva, adeguatamente verificato sul sistema VIES dell’Agenzia dell’Entrate, mentre per gli extra-ue è necessario chiedere documento analogo alla apertura partita iva nel paese di provenienza o qualsiasi altro documento dal quale si evince che il committente è soggetto passivo. Per determinare la qualità di richiedente per scopi privati il prestatore deve determinare se c’è pertinenza all’attività esercitata della prestazione o del bene compravenduto.
    La saluto cordialmente.
    Tiziana

  11. marco

    Gentile Dott.ssa Capone Tiziana,

    volevo chiederle un informazione.

    Siccome vorrei aprire un sito con vendita on line di mie musiche,al prezzo di 0,99euro l’una, tramite pay pal;devo emettere fattura al momento dell’acquisto?,oppure c’è la possibilità di evitarlo.
    Premetto che non sono in possesso di partita iva
    Scusandomi per il disturbo la saluto cordialmente

    Marco

  12. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Marco,
    Per ciò che concerne l’apertura della partita Iva, Le rammento che laddove la prestazione è a pagamento e l’attività è abituale, non occasionale, vige l’obbligo di aprire una posizione Iva.
    Per quanto riguarda la possibilità di non emettere fattura ad ogni pagamento, le posso dire che il suo caso è stato disciplinato all’interno della risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 274 del 03 luglio 2008, laddove si afferma che la fornitura di musica a pagamento, e le altre prestazioni on-line, anche per piccoli importi, è certamente attività di commercio elettronico diretto, inquadrabile dal punto di vista Iva, come prestazione di servizi.
    La risoluzione prosegue, inoltre, specificando che la semplificazione della registrazione mensile del totale giornaliero degli ordini ricevuti prevista all’art. 22 co. 1 p.1 del D.P.R.633/1972, al posto della emissione della fattura, è prevista, attualmente, solo per il commercio elettronico indiretto (cessione di beni on-line, assimilate alle vendite per corrispondenza).
    L’Agenzia delle Entrate ha ribadito, anche recentemente (vedi D.Regionale Lombardia n.39586 del 21/04/2011) come la legge 342 del 2000 all’art. 101 abbia previsto analoga semplificazione anche per le vendite on-line dirette, ma la stessa rimanda l’entrata in vigore alla approvazione dei regolamenti attuativi, che ad oggi non sono ancora stati emanati.
    Le ricordo inoltre che anche per il commercio indiretto è previsto che laddove il cliente, privato, ne faccia espressa richiesta, il gestore e-commerce è obbligato all’emissione della fattura.
    Colgo l’occasione anche per rammentarle che dal 1° gennaio 2015 tutte le prestazioni di servizi on-line, come definite dal regolamento n. 282/2011, se rese nei confronti di privati sono soggette ad iva nel paese del consumatore. Allo scopo di facilitare i prestatori è previsto che fin dal 1° ottobre 2014 è sia possibile optare per il regime dei M.O.S.S. (Mini one stop shop – Mini sportello Unico Iva). Con tale regime il prestatore potrà identificarsi nel paese dove ha fissato la sede, se soggetto ue, o dove ha deciso di identificarsi, se soggetto extra ue, e provvedere a versare l’iva, di sua competenza trasmettendo telematicamente al MOSS le dichiarazioni IVA trimestrali, nel solo stato di identificazione, essendo quest’ultimo poi delegato ad inviare agli Stati membri di consumo, i versamenti di spettanza attraverso una rete di comunicazione sicura. Pur essendo il regime opzionale, la scelta è vincolante per l’anno di scelta e i due successivi ed è valida per tutti gli Stati membri.

    Spero di essere stata d’aiuto.

    Tiziana

  13. marco

    La ringrazio tanto Dott.ssa Capone

    Quindi nel caso che la mia attività dovrebbe essere occasionale(cioè non raggiunge i 5000 euro netti annui e la prestazione presso uno stesso cliente non supera i 30 giorni)non apro partita IVA,ma volevo chiederle:
    -al cliente,che ha fatto l’acquisto on line, devo spedirgli una ricevuta fiscale?(o basta che il cliente riceva nella sua email il resoconto dell’ordine con nome del prodotto,prezzo,e data di vendita?,il quale gli arriva automaticamente)

    Volevo anche correggere(rispetto alla mia precedente domanda),che sono in possesso,sì, di una partita IVA,ma di una attività completamente diversa, e quindi (da come ho letto su internet,facendo una ricerca generale) non posso utilizzarla per questa prestazione occasionale

    Mi scuso ancora per il disturbo,e la ringrazio per la sua gentile disponibilità nei nostri confronti

    Marco

  14. Tiziana C. Autore articolo

    L’occasionalità non dipende esclusivamente dal limite dei 5.000,00, ma dallo svolgimento della attività in maniera professionale. Comunque, assumendo che la sua attività non superi i limiti specificati, dovrà provvedere a rilasciare ricevuta, che nel caso di cliente soggetto passivo dovrà prevedere la ritenuta d’acconto(in genere del 20%). L’attività andrà denunciata come Reddito diverso ai fini Irpef, sotto soglia 5.000,00 potrebbe non effettuare dichiarazione, ma in questo modo non potrebbe recuperare le ritenute subite. Sempre sotto i 5.000,00 non avrà obblighi contributivi, ma se li supererà occorrerà iscriversi alla Gestione Separata Inps. Come vede la materia è abbastanza complessa, per cui il mio consiglio è di rivolgersi ad un buon commercialista, il quale oltre ad aiutarla nelle questioni fiscali ed amministrative, potrà anche indicarle tramite la redazione di un business plan, quali sarebbero i suoi flussi di cassa attesi in entrata e in uscita, così da valutare l’opportunità dell’apertura della partita iva o della richiesta di un finanziamento.
    La saluto cordialmente.
    Tiziana.

  15. Alessandro

    Gentile Dott.ssa Capone Tiziana,
    volevo chiederLe un aiuto in merito ad un servizio che io ed alcuni miei amici vogliamo lanciare su Internet.
    Essendo esperti informatici, stiamo realizzando un sito web per automatizzare l’ordine delle pizze. In pratica, le persone che vogliono ordinare le pizze e farsele consegnare a domicilio possono collegarsi al sito, scegliere la pizzeria mediante opportuni metodi di ricerca, consultare il menù direttamente online ed inviare la richiesta direttamente alla pizzeria in questione e che ha deciso di sfruttare il nostro servizio. Il pagamento avviene nel modo tradizionale ovvero il cliente paga direttamente la pizzeria mentre, per quanto ci riguarda, chiediamo una percentuale su ogni ordine che la pizzeria riceve ed evade tramite il nostro sito. La domanda che Le voglio porre è la seguente: la nostra idea è da considerare come una forma di commercio elettronico indiretto anche se noi ci limitiamo solo ad offire il servizio per effettuare gli ordini? Secondo Lei, qual è la forma giuridica più adatta e più vantaggiosa per questa attività? Si può considerare come attività occasionale in quanto il nostro intervento nel sistema è limitato alla manutenzione del sito stesso?
    La ringrazio per la disponibilità
    Alessandro

  16. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Alessandro,
    Il vostro caso rientra nel commercio elettronico diretto, in quanto non siete voi i fornitori diretti della pizza, voi siete solo venditori di uno spazio virtuale, come Ebay e ad altri. Per ciò che concerne invece l’occasionalità occorre sottolineare che per essere definita occasionale un’attività di lavoro autonomo deve essere non ripetitiva, non regolare nel tempo nè sistematica, anche in presenza di redditi netti che non superano i 5000 euro e non superano i 30 gg lavorati con lo stesso cliente in un anno, come ad esempio la vendita di un auto usata da parte di un privato.
    In merito alla forma giuridica da adottare, non posso aiutarla in quanto le valutazioni da effettuare non riguardano semplicemente l’attività economica realizzata, ma anche altri fattori, come l’autonomia patrimoniale, i rapporti sociali, ecc. Quindi le consiglio di rivolgersi ad un bravo commercialista, magari in grado di redigere un business plan con il quale calibrare ad esempio anche il raggio di azione del sito, es. italia, ue, mondo, anche alla luce del fatto che anche nel caso di attività esercitate online, il principio del buon padre di famiglia vuole che si calcoli prima quali saranno i costi ed i ricavi che si matureranno, per non avere brutte sorprese. La saluto cordialmente. A sua disposizione. Tiziana

  17. Monia

    Gentile Tiziana,

    volevo chiederle una informazione. Ho acquistato un dvdset dall’ India, pagandolo con carta di credito, dopo due giorni ho inviato richiesta di cancellazione ordine tramite email (che chiaramente conservo), il venditore nel sito garantiva rimborso e chiaramente diritto di recesso.

    Il venditore me lo ha comunque spedito, io non lo ho accettato e il pacco è tornato indietro, ma la persona non risponde alle mie email e non sembra quindi volermi ridare i soldi. Ho chiesto all’ambasciata d’India ma loro si occupano solo di commercio tra aziende e non tra privati.

    Come posso fare e a chi posso rivolgermi per essere tutelata?
    Grazie

  18. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Monia,
    premetto che il mio ambito di indagine in merito al commercio elettronico è strettamente fiscale e che perciò la mia risposta in ambito di tutela del consumatore potrebbe essere maggiormente esaustiva da parte di chi si occupa di tale materia.
    Dal punto di vista fiscale, le posso dire che lei ha posto in essere un’importazione di beni da paese extra-ue. Siamo nell’ambito del commercio elettronico indiretto, governato perciò dalle regole delle vendite a distanza, con l’assoggettamento dell’operazione ai dazi doganali ed all’Iva (art.67 dpr 633/72).
    Dal punto di vista contrattuale, questa è sicuramente una vendita a distanza soggetta al D.Lgs. 206 del 2005 cosiddetto “Codice del Consumo”. L’art. 78 del Codice richiamato stabilisce infatti che:
    1- sono nulle le clausole contrattuali o i patti aggiunti di rinuncia del consumatore ai diritti previsti dal Codice del Consumo o di limitazione delle responsabilità previste a carico dell’operatore.
    2- per le controversie derivanti dall’applicazione del Codice, la competenza territoriale inderogabile è del giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore, se ubicati nel territorio dello Stato;
    3- Ove le parti abbiano scelto di applicare al contratto, una legislazione diversa da quella italiana, al consumatore devono comunque essere riconosciute le condizioni di tutela del Codice del Consumatore;
    4- Ove la legge applicabile sia quella di un paese extracomunitario, i consumatori non possono essere privati della tutela garantita dal presente codice, nel caso di:
    a) uno qualsiasi dei beni immobili interessati è situato sul territorio nazionale o di uno Stato dell’Unione europea;
    b) nel caso di un contratto non direttamente collegato a beni immobili, nel quale l’operatore svolga attività commerciali o professionali in Italia o in uno Stato dell’Unione europea o diriga tali attività, con qualsiasi mezzo, verso l’Italia o uno Stato dell’Unione europea e il contratto rientri nell’ambito di dette attività.
    Per tornare al suo quesito, occorre innanzitutto stabilire se:
    1 il pacco del dvdset è stato aperto, in quanto in questo caso la tutela del Codice del Consumo viene meno e non è più possibile agire in alcun modo, in quanto non sono rimborsabili i dvd aperti (privi cioè della pellicola protettiva);
    2 se l’acquisto è di valore inferiore ai € 50,00, perché anche in questo caso l’acquisto non è rimborsabile secondo il Codice del Consumo;
    3 se non siano ancora trascorsi 14 giorni da quando ha restituito il pacco, in quanto il venditore ha tale lasso di tempo per ottemperare all’art. 56 del Codice del Consumo (rimborso all’acquirente).
    4 se il dvdset è stato personalizzato.
    Qualora le ipotesi sopra non si sono verificate, le opzioni per tutelare i propri interessi nel suo caso sono perciò:
    1 agire tramite la giustizia ordinaria, chiedendo la restituzione di quanto pagato in applicazione del Codice di Consumo, sostenendo tutti i costi del caso, opzione realmente attuabile solo per acquisti che superino il valore dell’instaurazione di una controversia civile internazionale;
    2 tentare una conciliazione tramite la procedura dell’Odr (Online dispute resolution), sempre che il valore della controversia sia almeno superiore ad Euro 100,00.
    La seconda ipotesi è sicuramente la più veloce ed economica, infatti con l’aiuto di avvocati esperti in mediazione, potrà finalmente contattare il venditore e chiedere il rimborso senza dover affrontare spese processuali costose e discutendo la controversia comodamente dal pc del suo legale, laddove sia possibile attuare una Online Dispute Resolution. In merito a tale procedure la rimando ai post del nostro sito scritti sull’Odr e sulle mediazione in generale.
    Spero di esserle stata di aiuto.
    Saluti.
    Tiziana.

  19. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Monia,
    dal punto di vista contrattuale, questa è sicuramente una vendita a distanza soggetta al D.Lgs. 206 del 2005 cosiddetto “Codice del Consumo”, per cui ha diritto a vedersi riconosciuta la tutela del Codice (foro competente del consumatore, diritto di recesso e rimborso) se ha acquistato il dvdset come persona fisica. L’art. 78 del Codice anche in ambito internazionale i diritti e le tutele del consumatore devono essere rispettate inderogabilmente, chiedendo la nullità delle clausole contrattuali contrarie o limitanti e l’attuazione del diritto di recesso e di rimborso in sede di giustizia civile, ad eccezione di quando si è in presenza:
    1 di un dvdset è aperto, in quanto in questo caso la tutela del Codice del Consumo viene meno e non è più possibile agire in alcun modo, in quanto non sono rimborsabili i dvd aperti (privi cioè della pellicola protettiva);
    2 se l’acquisto è di valore inferiore ai € 50,00, perché anche in questo caso l’acquisto non è rimborsabile secondo il Codice del Consumo;
    3 se non siano ancora trascorsi 14 giorni da quando ha restituito il pacco, in quanto il venditore ha tale lasso di tempo per ottemperare all’art. 56 del Codice del Consumo (rimborso all’acquirente).
    4 se il dvdset è stato personalizzato.
    Qualora le ipotesi sopra non si sono verificate, le opzioni per tutelare i propri interessi saranno:
    1 agire tramite la giustizia ordinaria, chiedendo la restituzione di quanto pagato in applicazione del Codice di Consumo, sostenendo tutti i costi del caso, opzione realmente attuabile solo per acquisti che superino il valore dell’instaurazione di una controversia civile internazionale;
    2 tentare una conciliazione tramite la procedura dell’Odr (Online dispute resolution), sempre che il valore della controversia sia almeno superiore ad Euro 100,00.
    La seconda ipotesi è sicuramente la più veloce ed economica, infatti con l’aiuto di avvocati esperti in mediazione, potrà finalmente contattare il venditore e chiedere il rimborso senza dover affrontare spese processuali costose e discutendo la controversia comodamente dal pc del suo legale, laddove sia possibile attuare una Online Dispute Resolution. In merito a tale procedure la rimando ai post del nostro sito scritti sull’Odr e sulle mediazione in generale.
    Spero di esserle stata di aiuto.
    Saluti.
    Tiziana.

  20. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Monia, sono contenta che abbia ricevuto il rimborso richiesto e mi scuso per il disguido della doppia risposta. La prima risposta mi ha generato un errore nel caricamento, così ho creato la seconda, analoga ma più sintetica.
    La saluto cordialmente.
    Tiziana.

  21. Cristina Maino

    Buongiorno D.ssa Capone
    vedo che fa riferimento al commercio C2C ma non è chiaro se anche per le vendite tra consumatori finali deve essere applicato il diritto di recesso di 10 giorni (ora peraltro portato a 14 ?) , trattandosi di articoli di seconda mano ? Si corre in qs caso il rischio che l’art usato venga utilizzato e poi rinviato al venditore ?
    Grazie
    Cordiali Saluti
    Cristina Maino

  22. Tiziana C.

    L’art. 3 del Codice del Consumo ci fornisce le due definizioni fondamentali di consumatore e professionista; in definitiva il consumatore è un soggetto ( solo persona fisica) che usa i beni o i servizi offerti dal professionista. Le due definizioni ci fanno intendere che il codice non si applica nei rapporti tra ” professionisti” cioè tra soggetti che operano entrambi per scopi relativi alla loro attività professionale o imprenditoriale, né nel caso di vendite tra privati.
    Ciò non vuol dire che questi contraenti siano sfornirti di tutela; a loro si applicherà l’ordinaria disciplina del codice civile che, quindi, assume carattere residuale per le materie non regolate dal codice, anche per quanto riguarda le regole del codice civile che tutelano i consumatori. Gli articoli della disciplina civilistica (’articolo 1519 – quinquies e seguenti) prevede il diritto di regresso a favore del venditore finale, responsabile nei confronti del consumatore, qualora il difetto di conformità del bene sia imputabile ad uno o più altri soggetti della catena distributiva (il canale commerciale) o produttiva del bene (per esempio, il grossista, l’importatore od il produttore) entro un anno dal’l’esecuzione della prestazione dovuta per la garanzia a favore del consumatore – acquirente del bene difettoso.
    La garanzia prevista dalla legge vale solo se il difetto di conformità del bene si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna di esso (articolo 1519 – sexies).
    Il consumatore ha l’’obbligo di denunciare al venditore finale il difetto entro due mesi dalla sua scoperta, pena la decadenza della garanzia. La prescrizione dell’’azione di garanzia è, pertanto, di ventisei mesi dalla consegna del bene. Nel caso di beni usati, le parti possono limitare la durata della garanzia per un periodo di tempo non inferiore ad un anno (articolo 1519 – octies).
    Quindi il diritto di recesso previsto per le vendite a distanza 14 g.g. dal ricevimento della merce, non è applicabile al rapporto paritario tra consumatori, anche se uno dei due è un venditore, in quanto manca il carattere professionale e abituale del prestatore.
    Il Codice del Consumo stabilisce una serie di maggiori tutele alle vendite B 2 C, in quanto la motivazione che spinge all’acquisto il consumatore è determinata da fattori emotivi, da suggestioni spesso create ad arte dal professionista attraverso la pubblicità o approfittando di particolari luoghi (come le fiere) che lo spingono emotivamente alla spesa; può poi accadere che cessata la suggestione ci si accorga che il bene non risponde a quello che si pensava, che ci si penta dell’acquisto, specie nelle vendite a distanza.
    Il professionista, invece, quando esegue un acquisto è spinto da motivazioni razionali. Se si determina a comprare un computer non lo farà per il colore del case o per le suggestioni pubblicitarie, ma per la sua utilità in relazione alla sua attività d’impresa o professionale. Essendo, quindi, meno” suggestionabile” è anche meno protetto rispetto al consumatore; è certo, però, che considerare i ” professionisti” sullo stesso piano nei loro reciproci rapporti non è sempre giusto, ma la logica di fondo è che se dobbiamo individuare un contraente “forte” ed uno “debole, indubbiamente tra tutti i contraenti “deboli”, il consumatore lo è più di tutti.

  23. Claudio

    Buongiorno D.ssa Capone
    Vorrei porgerLe un quesito per una situazione che si è venuta a creare.
    Premetto di essere un lavoratore dipendente di una azienda privata , di non aver mai aperto partite iva e di avere una passione per l’e-commerce.
    Attualmente una persona di mia conoscenza ha la possibilità di acquistare direttamente dal fornitore stock di prodotti nuovi di vari settori merceologici a prezzi concorrenziali e mi ha proposto di venderli on line.

    Io ho preso in considerazione la proposta vagliando 2 possibili alternative di collaborazione:

    1) Il mio conoscente acquista dalla casa madre lo stock, lo vende a me come privato ed io lo vendo on line al dettaglio.
    2) Il mio conoscente acquista dalla casa madre lo stock ed io fungo da intermediario tra lui e il potenziale acquirente on line.

    Per essere in regola con il fisco e per non incorrere in sanzioni di nessun tipo vi chiedo quale sia la soluzione migliore da adottare e cosa dovrei fare per iniziare questa sorta di collaborazione.
    Faccio notare che in entrambi i casi si tratterebbe di compravendita tra privati in quanto al cliente finale la merce al dettaglio viene venduta da me oppure dal mio conoscente tramite me.

    Spero di aver esposto il tutto in maniera chiara.
    Grazie
    cordiali saluti

  24. Tiziana C. Autore articolo

    Salve Claudio,
    le due soluzioni prospettate, per non incorrere in rischi ed essere in regola, devono per forza passare attraverso l’apertura di una partita iva, in quanto da quanto esposto, si tratta di attività svolte in maniera professionale e abituale. Il limite dei famosi €5.000,00 di fatturato, non è il solo limite da rispettare. Qualora l’Agenzia delle Entrate ravvisi un comportamento professionale e abituale negli scambi posti in essere, il soggetto privato dovrà per forza di cose rispondere della mancata denuncia dei profitti e della mancata apertura della partita iva come fornitore al dettaglio o come commerciante all’ingrosso.
    Le consiglio perciò di valutare l’opportunità di intraprendere tale attività, anche sotto il profilo dei costi fiscali e contabili da sostenere.
    Spero di esserle stata utile.
    Tiziana.

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