(Certa) Avvocatura e mediazione: la cosa si fa ideologica…

L’O.U.A. non perde occasione per mostrare la sua contrarietà alla mediazione e, fin qui, non ci sarebbe nulla di male: il bello della democrazia.

Ma quando si invitano gli avvocati ad abdicare al loro dovere di elaborare la migliore strategia per il cliente, la cosa si fa seria.

E’ un po’ come se qualcuno dicesse al chirurgo: hanno inventato un nuovo bisturi, ma tu continua ad usare quello vecchio.

Visto che l’operazione la fa il chirurgo, dovrebbe essere costui a scegliere quale bisturi usare, magari dopo essersi documentato sulle caratteristiche, sui i pro ed i contro in relazione alla singola operazione: in alcuni casi potrebbe andar bene il vecchio, in altri il nuovo.

Ma così, a priori ed in termini generali è un po’ difficile stabilirlo. E ha un sapore un po’ ideologico…

I paragoni sono senz’altro sovradimensionati, ma ridotti a scala dovrebbero andare abbastanza bene.

A proposito del sole: chi è che girava introno a chi?

Ed a proposito della gravità? C’è voluto Einstein per sorpassare Newton e.. non è stato facile

Cos’hanno in comune questi due esempi ?  L’abitudine radicata a ragionare in un certo modo. E la resistenza quasi naturale di qualcuno (molti in questi caso) al cambiamento.

Scriveva Nietzsche:

Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione, il primo istinto è quello di abolire queste spiacevoli situazioni. Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione. Poiché fondamentalmente si tratta di una volontà di liberarsi da idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega ‘ignoto come conosciuto fa tanto bene ce la “crede vera”  […] L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura.

La psicologia e le neuroscienze ci spiegano nel dettaglio questa straordinaria intuizione e l’avvocatura ce ne offre un esempio:

  • la mediazione è come la conciliazione: dall’ignoto al noto= sto tranquillo
  • la mediazione mi farà perdere soldi: paura= avversione al cambiamento

Io non mi faccio dire da nessuno che strumenti usare nel mio lavoro. Sono io il professionista

Ancora meno seguo quei consigli basati su una più o meno evidente elusione della norma (forse sarebbe meglio dire violazione).

Ed ancora l’O.U.A. , indirettamente, ad offrire l’occasione per riflettere: cari colleghi attenzione,  fate una ficta mediazione per 40 euro.

Come? Sogno o son desto?

Fino a ieri un gran casotto sui costi della mediazione..? E ora con 40 euro tutto fatto..?

Beh se fosse vero questo, allora sarebbero false tutte le critiche sui costi..

Se non fosse vero..?

Per dare ad ognuno il diritto di scegliere offro qualche dato.

Con 40 euro (tralasciando per un momento tutto il resto che vene dopo..) si dovrebbe

  1. creare una “pratica” a mano o usando un software..
  2. nominare il mediatore (a meno che non sia una nomina fittizia.. o solo formale..)
  3. organizzare un minimo l’agenda dell’organismo e del mediatore
  4. scrivere (foss’anche utilizzando un word pre-complilato, ci vorrà un minimo di tempo..) la convocazione
  5. inbustare il tutto (o faro telematicamente…) sopportando anche i relativi costi (senza considerare errori o difetti di “notifica”)
  6. verificare se l’altra parte  riceve il tutto
  7. creare un avviso/scadenza per verificare se l’altra parte aderisce
  8. scrivere un verbale negativo (foss’anche utilizzando un word pre-complilato, ci vorrà un minimo di tempo..)

Mmhh.. quando le procedure saranno decine o centinaia, questi “organismi a 40 euro”  cominceranno – forse – a capire che questo modo di fare è anti-economico. Ci si rimette, insomma.. basta vedere l’esperienza delle CCIAA che incameravano(nel previgente sistema delle conciliazioni)  30 euro e non ci stavano con i costi (non con i guadagni….).

A questo punto  farei attenzione all’attività sub 2). L’art. 8, comma 1,  D. lgs. 28/2010 prevede che

All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda”.

Se il mediatore non viene nominato, come può essere rilasciato, poi, il verbale negativo?

Lo fa la segreteria? Non lo so, davvero, non conosco il regolamenti in questione.. O la ricevuta tiene luogo del verbale negativo? Accidenti più pragmatici di così… quando “serve”.. sappiamo esserlo…veramente :-)

Torniamo al tema.

L’art. 16 comma 9 dl D.M. 180/2010 prevede che:

Le spese di mediazione sono corrisposte prima dell’inizio del primo incontro di mediazione in misura non inferiore alla metà”.

Come si deve intendere questa previsione?

A) non si ha mediazione se non si versa almeno la metà dell’indennità

B) si ha mediazione anche se nessuno versa la metà dell’indennità

Se è vero quanto sub A) il verbale non potrebbe essere rilasciato perché nessuno ha versato la metà dell’indennità (la mediazione non ha neanche avuto inizio)

Se è vero quanto sub B), tutte le attività da 1 a 8 (lasciamo stare per un momento la questione della nomina..) che precedono dovrebbero essere  remunerate con 40 euro (lorde?).

Oppure questa storia dei 40 euro è una “forzatura”.. non ben definita..?

A voi la palla 😉

27 pensieri su “(Certa) Avvocatura e mediazione: la cosa si fa ideologica…

  1. Andrea B. Autore articolo

    Mi risulta difficile comprendere il tuo punto di vista …un po’ “sintetico”.. In particolare quale relazione tra mediazione e imparzialità del giudicante?
    Vorrei solo segnalare che quasi 6.000.000 di cause affossano da sole la giustizia e che questo, di certo è il risultato della tribunalizzazione dei conflitti. Se le persone non si precipitassero in tribunale per ogni questione, molto probabilmente non saremmo in questa situazione 😕

  2. Benedetta Bertellini

    Mi sto convincendo che tutta questa indignazione per l’obbligatorietà della mediazione perchè viola il principio di autodeterminazione delle parti nasconda in realtà una grande preoccupazione per chi la osteggia: e se la mediazione funzionasse, potrebbe rendere CONSAPEVOLI le parti che, in quanto aiutate dal mediatore, potrebbero trovare un accordo?
    La consapevolezza di “potere” per le parti è la vera minaccia per chi svolge l’attività di avvocato/consulente, perchè condurrebbe a sentirsi “quasi inutili”. Alzare il livello di consapevolezza è sempre stato un problema per chi detiene un potere, che vorrebbe inattaccabile, immodificabile! Eppure l’avvocato, mi ricordava il Prof. Francesco Luiso, ha l’altissimo compito di “cavere, consulere e agere”: è un lavoro al servizio degli interessi del cliente, più ampi e più vasti dei suoi diritti!

    Mi rallegro con l’Avv. Buti che ha citato le neuroscienze nel suo auto-link! Così come mi rallegro con i giovani commercialisti del convegno di Matera che hanno deciso di inaugurare il tema della mediazione con Paolo Vergnani, Yoga Patti di professione couselor/psicoterapeuti. Per fortuna qualcuno si ricorda che la vera forza della mediazione è di esplorare al di là della cornice giuridica perchè la razionalità è povera e altri interessi/emozioni sono spesso alla base dei conflitti. E allora altre conoscenze possono affinare la capacità di “far affiorare” ciò che non è leggibile nella sola prospettazione della pretesa giuridica: la programmazione neurolinguistica, per esempio. Ho l’ardire di voler fare il mestiere di mediatore. Ma vedo tanti sabotatori in giro!!

  3. Benedetta Bertellini

    Ciao Andrea!
    Dopo il convegno di Frascati e qualche riflessione sulle retrovie di quella platea mi sono chiesta perchè gli organismi di mediazione, a causa del boicottaggio sofisticato di gran parte dell’avvocatura non decidano azioni promozionali (sportelli legali, magari nei luoghi aperti al pubblico, per spiegare al cittadino che cosa è questa mediazione. Le uniche voci altisonanti in questo momento sono solo quelle degli avvocati e con quale “mala fede”!!
    L’idea mi è venuta combinando un’altra notizia letta sul Sole24ore del 9 aprile, pag. 36.

    “Fare testamento al supermercato, vendere un immobile in cartoleria o presentare istanza di divorzio nel negozio all’angolo: a breve tutto questo sarà possibile per gli inglesi. Mentre in Italia si discute sulla mediazione civile obbligatoria, in Gran Bretagna banche, negozi e supermercati potranno presto offrire servizi legali e consulenze da parte di avvocati.

    Il primo gruppo a offrire questo servizio sarà WHSmith, la maggiore catena di cartolerie in Gran Bretagna, che già a partire da quest’estate punta a battere la concorrenza lanciando un servizio di “sportelli legali”. Dopo avere condotto un progetto-pilota nella città di Bristol, che ha ottenuto l’approvazione dei clienti, il gruppo ha avuto l’autorizzazione di ampliare il servizio a oltre 150 dei suoi negozi e, in futuro, di estenderlo a 500. WHSmith ha oltre mille punti vendita in ogni cittadina della Gran Bretagna ed è presente in tutte le maggiori stazioni ferroviarie e aeroporti del Paese. Secondo il gruppo, il 70% della popolazione britannica entra in uno dei loro negozi – che vendono giornali, articoli di cartoleria e libri – almeno una volta all’anno.

    WHSmith non gestirà direttamente gli sportelli legali ma ha dato il servizio in concessione a QualitySolicitors, un consorzio del quale fanno parte circa 150 studi legali in Gran Bretagna e che è andato crescendo negli ultimi anni.”

    Ho pensato, Andrea, che se si aprissero sportelli legali, rimanendo, come me, al di fuori dell’ordine forense, per evitare censure o altro, si riuscirebbe a accorciare la distanza che separa la mediazione dalla cultura di questo Paese. In fondo se la rivoluzione culturale deve prendere piede, bisogna accelerare la diffusione tra le persone “della strada”.
    Cosa ne pensi?
    Benedetta

  4. Andrea B. Autore articolo

    Bellissima idea. Penso solo che gli Organismi si vedono un po’ come competitor tra di loro e non mi sembrano in grado di cooperare per fare una massa critica a favore.. Ciò non togli che in futuro, tramite un’associazione o un movimento…
    Inoltre gli avvocati sarebbero ancora più contro: ahhhh la giustizia al supermercato! Me li immagino.. sai strumentalizzare o distorcere.. è questione di secondi… 😯

  5. gino felino

    Perchè io cittadino per far valere un mio sacrosanto diritto dovrei versare tanti soldi ad un ente privato per vederlo riconosciuto? Che me frega che la giustizia è ingolfata? E’ come stabilire per legge che per andare al mare dato che le autostrade sono ingolfato devo prima provare ad arrivarci per strade private pagando una tassa di passaggio salatissima. Imn quale nazione del mondop civile esiste l’obbligo di dover andare d’accordo?

  6. Andrea B. Autore articolo

    Chi stabilisce quando è “sacrosanto” o quando è confuso con un conflitto relazionale o un difetto di comunicazione..o quando è strumentalizzato..?
    E’ proprio questo il problema: se tutti ce ne freghiamo della giustizia, essa si ingolfa..

    Visione poco ecologica o egoistica..?

    Esiste in diversi paesi: da 15 anni in Argentina con 3 leggi diverse e buoni risultati (intercetta e risolve oltre il 60% del contenzioso)….
    In Inghilterra è obbligatoria una sessione informativa (a pagamento) prima dei divorzi…
    Andare d’accordo ed essere in conflitto sono due fenomeni assai diversi: già questa commistione crea dei problemi..
    Liquidare in 5 righe un problema complesso.. è purtroppo una concausa della mancata soluzione del problema (Watzlawick e Nardone)…
    Saluti, Andrea

  7. gino felino

    …eh si il nobile e diritto argentino ispirerà tutto il contenzioso civile della nazione culla del diritto privato. La verità è che nessun soggetto che non abbia consistenti interessi economici nel bussiness della mediaconciliazione difende questo pasticcio all’italiana che per fortuna la Consulta raderà al suolo, poi voglio vedere le class action degli O.M. contro il Angelino

  8. Andrea B. Autore articolo

    Parliamo della mediazione o della legge sulla mediazione?
    La legge potrà essere pure migliorata o modificata: nel frattempo vogliamo “dormire sugli allori”.. culla del diritto, no problem..
    L’ironia sugli argentini non aiuta: dal mio punto di vista abbiamo solo da imparare…
    I rapporti tra Organismi e Ministero, non erano oggetto del pezzo..

    P.S. 90% degli avvocati: Nel pezzo – non a caso – parlavo di “rivoluzioni” scientifiche … e culturali…
    😉

  9. gino felino

    scusa ma che ragionamento sarebbe?
    Ovviamente il carico giudiziario è ipertrofico e in situazione di semicolasso e chiunque sano di mente auspicherebbe strumenti idonei a smaltirlo. Ma secondo il tuo ragionamento anche una legge che congelasse tutte le nuove cause civili per 2 anni sarebbe da convidere perchè il fondo lo scopo è nobile. La legge sulla mediazione obbligatoria è prima ancora che incostituzionale e sbagliata è inapplicabile così come scritta, infatti i rilievi del T.A.R. sono una pietra tombale sul suo futuro

  10. Andrea B. Autore articolo

    Non mi sembra di aver parlato di congelamento: mi permetto di segnalare queste considerazioni, che forse possono chiarire la mia idea.

    Non amo particolarmente la legge, cmq il T.A.R. parla di eccesso di delega.. una questione formale, mi sembra.. Non ha parlato di art. 24 Cost., ad esempio
    E facilmente emendabile..

  11. Gianni

    Per essere un semplice cittadino, il caro Gino Felino (di “StevenSeagaliana” memoria) sembra parlare con parecchia cognizione di causa… e di diritto… 😉

    Perchè certa avvocatura (perchè soltanto di “certa” si tratta) continua a remare contro una riforma che potrebbe vederla protagonista, se soltanto lo volesse?

    Come non essere totalmente d’accordo con le affermazioni di Andrea?
    La legge sulla mediazione civile può sicuramente essere migliorata.
    Servono idee e proposte serie. Anche perchè continuare a dire che il 90% degli avvocati è contrario all’istituto, ogni giorno che passa sembra essere più una speranza dei critici che un dato che corrisponde alla realtà.

  12. gino felino

    Non sono un “semplice cittadino”, se lo fossi sarei probabilmente disinformato e plauderei a questa scellerata legge di cui sarei la vera unica vittima. Sono un cittadino che vede nella raffazzonata soluzione all’italiana di snellimento contenziozo pendente un mostro giuridico che in attesa di aggiustamenti che la rendano sostanzialmente inadatta al presunto scopo, ha alimentato solo un volgare bussiness di corsi di formazione. Poi certo se vogliamo continuare a scrivere letteratura macchiettistica dell’azzeccagarburgli che tarfufescamente osteggia la mediazione civile per interessi di bottega fare pure ma è appunto solo una chiacchiera da bar, tanto più che nel bussiness di cui sopra i primi a gettarsi a pesce sono stati proprio gli avvocati.
    Quanto poi al rinvio del Tar che avrebbe ravvisato solo nell’eccesso di delega e sulla formazione dei mediatori i punti di deficienza costituzionale è inesatto. Il punto nodale ravvisato dal Tar è “una cosa è la costruzione della mediazione come strumento cui lo Stato in un vasto ambito di materie obbligatoriamente e preventivamente rimandi per l’esercizio del diritto di difesa in giudizio;
    – altra cosa è la costruzione della mediazione come strumento generale normativamente predisposto, di cui lo Stato incoraggi o favorisca l’utilizzo, lasciando purtuttavia impregiudicata la libertà nell’apprezzamento dell’interesse del privato ad adirla ed a sopportarne i relativi effetti e costi.”

  13. Andrea B. Autore articolo

    Che dire? Solo la mia cultura, educazione e formazione in Mediazione, mi consente e mi consiglia di non replicare, come farebbe chiunque altro, all’accusa di far parte di un “volgare business di formazione”.
    Lo stesso dicasi per l’accusa di “letteratura ..”etc
    Se poi la parola “tarfufescamente” dovesse significare “truffescamente”, consiglierei di riflettere sulle conseguenze legali di tale espressione. Anche “chiacchiera da bar” è un opinione che non aggiunge o individua argomenti.
    Tutti attacchi personali, ai quali ovviamente non replico: semplicemente mi disarmo unilateralmente per non alimentare il conflitto di commenti (strategia-base che si impara ai corsi “volgari”.. dove si parla di rispetto dell’altro, del diverso, di chi non la pensa come noi….)
    Saluti, Andrea
    Discutere sull’ordinanza del TAR è molto lontano dal post e richiederebbe altro spazio

  14. gino felino

    la sua cultura, educazione e formazione dovrebbe spronarla ad aprire un buon dizionario prima di ventilare conseguenze legali, magari mediaconciliamo per diffamazione a mezzo stampa ahhaha

    tartufésco agg. [der. di tartufo2] (pl. m. -chi). – Da tartufo, da persona ipocrita, che ostenta una devozione religiosa e una moralità non sincera: comportamento t.; un t. perbenismo. ◆ Avv.

  15. Andrea B. Autore articolo

    Insiste con gli attacchi personali: forse non ha letto il “SE” all’inizio della frase…
    Era una provocazione…abbastanza efficace, vedo 😉
    Accusarmi di essere ignorante aggiunge forse qualcosa a questa discussione?
    Saluti, AB

  16. Daniela

    Discussione molto interessante, direi istruttiva, quella tra Andrea e Gino Felino. Inviterei il secondo a non essere così certo della radicale demolizione dell’impianto normativo che auspica per mano della Corte Costituzionale, e non solo perché l’eccesso di delega e’ un motivo di incostituzionalità probabilmente mal posto in questo caso, visto che il caveat relativo all’effetto preclusivo dell’accesso alla giustizia richiamato dall’art. 60 l. N. 69/2009 che reca la delega sulla mediaconciliazione viene superato dalle precedenti pronunce della Corte: la condizione di procedibilità non e’ preclusiva dell’accesso alla giustizia e non determina sul cittadino costi o ritardi intollerabili.
    Fin qui, il diritto. Ma la contesa si svolge su ben altro livello: chi vive la trincea della formazione alla mediaconciliazione, soprattutto della formazione degli avvocati, sa che i problemi posti dal testo legislativo sono enormi, che sicuramente la disciplina nasce da un retropensiero deflativo della giustizia civile che la mortifica e ne rende difficoltosa l’applicazione; ma sa anche che il compito primo, alto dell’interprete e dell’operatore del diritto e’ quello di ricostruire gli istituti, le regole, i procedimenti ut valeant quam ut pereant. A mio avviso, l’unico vero vulnus che rende la disciplina incoerente e la espone alla sanzione di incostituzionalità e’ il meccanismo proposta/metus della condanna alle spese e spero vivamente che venga eliminato, così da ricondurre l’attività del mediatore a quella funzione esclusivamente facilitativa che e’ la vera essenza della mediazione nella tradizione giuridica e applicativa internazionale. Intanto, noi che siamo in trincea risolviamo il problema dicendo ai nostri allievi aspiranti mediatori di non formulare mai proposte che abbiano un contenuto di “ius dicere”, distributivo di torti e ragioni, e di non prospettare nemmeno alle parti presenti in mediazione la possibilità che il mediatore formuli la proposta. Saluti.

  17. Daniela

    Ovviamente, non so se ad Angelino Alfano piace il nostro modus operandi….ho avuto modo di parlare con il magistrato responsabile del registro degli organismi, che ha partecipato direttamente all’elaborazione del testo, e ne ho ricavato l’impressione che gli uffici nel drafting non si siano resi conto di moltissime sbavature del testo, anzi che in alcuni casi siano, come dire, in buona fede convinti di aver scritto qualcosa di diverso da quello che in realtà e’ scritto…ancora saluti e complimenti per il vostro sito e la vostra attività.

  18. gino felino

    Ringrazio Daniela per l’invito a smorzare l’ottimismo, e mi permetto di controinvitarla a non confondere i propri “desiderata” con oggettive previsioni sulla pronuncia della Corte. La precedente pronuncia (immagino 276 del 2000) a cui fa rifermimento, e a cui da un anno fanno riferimento come un mantra tutti i fautori della mediazione civile obbligatoria, non sono state nemmeno citate nell’ordinanza di remissione del TAR LAZIO, mentre “- una cosa è la costruzione della mediazione come strumento cui lo Stato in un
    vasto ambito di materie obbligatoriamente e preventivamente rimandi per
    l’esercizio del diritto di difesa in giudizio;
    – altra cosa è la costruzione della mediazione come strumento generale
    normativamente predisposto, di cui lo Stato incoraggi o favorisca l’utilizzo,
    lasciando purtuttavia impregiudicata la libertà nell’apprezzamento dell’interesse del
    privato ad adirla ed a sopportarne i relativi effetti e costi.” .
    Ad majora

  19. Daniela

    Sono consapevole che il modo di introdurre la mediazione civile nel nostro Paese grida vendetta già per la sua antinomia logica con la volontarietà che dovrebbe permeare tutto il fenomeno. Mi pare che il detto Cherokee “puoi portare un cavallo alla fonte, non puoi costringerlo a bere” si attagli alla questione. Bisogna però anche essere consapevoli che in assenza di questi…strumenti coercitivi le resistenze corporative e le diffidenze da ignoranza avrebbero probabilmente impedito a monte qualsiasi sviluppo applicativo dell’istituto. La verità è che gli utenti evoluti già usano lo strumento (contratti del commercio internazionale, in primis) e questo non preoccupa gli avvocati “piccoli” perchè tanto sono comunque clienti fuori della loro portata e non preoccupa gli avvocati “grossi” perchè da quei clienti già guadagnano a prescindere dalla litigation. Ma quando lo strumento dell’ADR non è più elitario, ma diventa utilizzabile dall’uomo della strada per risolvere la lite di pianerottolo senza aspettare dieci anni, allora il gioco si fa duro perchè su quella lite di dieci anni il suo avvocaticchio ci campa. E’ brutto dirlo, ma le critiche che vengono dall’avvocatura non avranno mai una parvenza di serietà fino a quando non si eliminerà il dubbio che siano animate da un esclusivo interesse alla salvaguardia di rendite di posizione. Personalmente ritengo che, depurato il tutto da questa componente “di pancia” e “di tasca”, esistano numerosi fondati profili di inadeguatezza della legge e credo che uno degli aspetti più rilevanti da considerare e disciplinare nei regolamenti degli organismi sia quello della sorte delle spese anticipate dall’attore in caso di mancata comparizione del “convenuto” in mediazione. Alcuni organismi chiedono il versamento immediato dell’intero ammontare, e questo naturalmente porterà a giochetti sulla iniziale definizione del valore della controversia (tanto poi si conguaglia se il valore cambia per un ampliamento della materia, sempre possibile in mediazione); sarebbe più serio far versare solo le spese iniziali, che hanno una loro causa nelle spese di segreteria sostenute dall’organismo, e rinviare alla prima riunione il versamento delle spese di mediazione. Saluti

  20. Daniela

    Ah dimenticavo…il sarcasmo sul diritto argentino lo lascerei da parte. In questo momento mi trovo a Buenos Aires e ieri ho ascoltato un giudice di Corte Suprema che ha dato una illuminata e illuminante interpretazione del concetto di “diritto penale del nemico”. Roba che qui da me ci sogniamo la notte. E la legge argentina sulla conciliazione è eccellente. Oltre il 60% delle controversie viene definito in questo modo, e ci sono un sacco di avvocati! Il punto è secondo me la riconversione dalla litigation alla assistenza stragiudiziale, che andrebbe valorizzata in primis partendo dalla tariffa professionale.. Ancora saluti

  21. Andrea B. Autore articolo

    @Daniela: mi hai veramente letto nel pensiero. Si fa presto a ridere degli altri..: avevo assegnato l’argomento in tesi ad uno studente e quando mi ha riportato il capitolo sull’Argentina, a me – a dirla tutta – veniva da piangere.. pensando all’Italia…
    Complimenti anche per il tuo stile: mi piace davvero molto la tua perfetta sintesi “riconversione dalla litigation…” sarà un processo lungo, come tutti i fenomeni “rivoluzionari”.. ed a matrice culturale, oltre che di imprinting. Credo infatti, che se si parlasse di risoluzione pacifica dei conflitti sin dalle scuole (si proprio dalle scuole, e dalle elementari: è li che si formano le prime e fondamentali strutture cognitive – o “gabbie mentali” , per usare un termine meno neutro… – ) non ci sarebbe da meravigliarsi a pensare che le persone possano risolvere i loro problemi relazionali e di convivenza senza giudici (che non significa necessariamente senza avvocati….)
    Buona serata

  22. Daniela

    Grazie Andrea per i tuoi complimenti. Per me il mondo ADR e’ una scoperta relativamente recente, ma devo dire che ho avuto la fortuna di conoscere le persone giuste e riporto la mia esperienza: l’ordine professionale forense per il quale ho la fortuna di svolgere formazione alla mediaconciliazione ha una posizione e un conseguente comportamento assolutamente illuminato, e – non ci crederai – tutto questo accade nel quasi profondo Sud! L’ulteriore fortuna e’ quella di rivestire una posizione di un certo rilievo all’interno di un corpo accademico molto giovane, nella Facoltà di Giurisprudenza dove insegno; questo mi consente di sperimentare, e così ho fatto attivare una materia opzionale che si chiama Diritto commerciale internazionale che e’ interdisciplinare, ha un modulo da 6 cfu che impartisco io sul diritto positivo – o meglio, sulle regole – dei contratti internazionali e un modulo sulla risoluzione alternativa delle controversie nei contratti internazionali retto da un giovane e bravo collega internazionalista. Purtroppo pochi studenti lo seguono, ma se non semini non raccogli. Keep in touch!

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