Archivio della categoria: Non solo diritto

La dignitá perduta

Si é svolto nel pomeriggio l’incontro di studio su “La deontologia dell’avvocato matrimonialista” organizzato dall’AMI in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Ancona.
Il dibattito si é incentrato sulla esigenza di un codice etico per gli avvocati, ed in particolare per gli avvocati che si occupano della delicata materia familiare e minorile.
Le statistiche ci confermano che oggi la famiglia uccide più della mafia.

L’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani precorre i tempi adottando un codice etico che racchiude le norme comportamentali che devono ispirare ogni azione dei suoi soci.
In particolare l’avvocato é tenuto ad agire prioritariamente per la tutela dei diritti e degli interessi dei minorenni, indipendentemente dalla parte che assiste in giudizio, nella piena autonomia e libertà, e deve individuare caso per caso le soluzioni meno traumatiche e penalizzanti per i figli e genitori.
Ogni avvocato deve prevenire ogni strumentalizzazione o manipolazione in danno del minore al fine di estromettere ingiustamente l’altro genitore dalla vita dei figli e viceversa.
L’avvocato non deve avallare acriticamente le tesi del proprio assistito specie se esse risultano palesemente in contrasto con i diritti dei minori coinvolti in qualsivoglia giudizio che li riguarda.
Il rapporto fiduciario difensore/assistito non può prescindere dall’ autorevolezza ed autonomia dell’avvocato.
L’avvocato non deve sottostare alle strategie del proprio assistito specie quando esse appaiono palesemente finalizzate alla ingiusta compressione dei diritti ed interessi della controparte.
Negli atti difensivi, pur nella concitazione di un procedimento altamente conflittuale, dovrà evitare l’eccessiva enfatizzazione dei fatti e ragioni del proprio assistito e l’utilizzo di espressioni gratuitamente offensive nei confronti della controparte o irriguardose in danno del collega avversario, al quale dovrà, invece, dimostrare il massimo rispetto, salvo che la condotta di quest’ultimo non sia palesemente violativa di norme che invocano la lealtà e il decoro di chi esercita la professione forense.

Non c’é dubbio sulla condivisione dei principi espressi dall’AMI, che debbono valere indistintamente per tutti gli avvocati e non soltanto per i soci; sebbene maggiore sia l’accortezza richiesta a professionisti che si occupano di materie delicate che hanno ad oggetto diritti inviolabili della persona.
L’esigenza di adottare un codice per riassumere detti principi -fondamentali da sempre nella professione forense- ci deve far riflettere sulla perdita di autorevolezza subita dall’avvocatura.
Forse i troppi processi in tv, i troppi post e tweet ..spesso solo finalizzati ad enfatizzare singoli successi professionali.. hanno allontanato i cittadini dal buon Azzecca-garbugli di manzoniana memoria?
La ricetta per salvare la dignitá della nostra professione deve passare attraverso competenze multidisciplinari, libertá ed autonomia.

La tutela del minore: convegno a Civitanova Marche

La neonata Camera Minorile e Famiglia della Marca, di cui io stessa mi onoro di far parte (per informazioni su iscrizioni ed eventi contattare monia@studiofabiani.pro o alberto@avvpepe.it), organizza per venerdì 30 novembre e sabato 1 dicembre l’evento su La tutela ed il rispetto del minore nell’esecuzione dei provvedimenti giudiziali. Da una proposta di legge ad un repertorio di best practice (commenti in diretta via twitter @mofabia)

Prendendo spunto dagli ultimi fatti di cronaca, si è deciso insieme ad un pool di esperti psico-forensi di realizzare una giornata di studi sull’esecuzione dei provvedimenti giudiziali ad oggetto minori.
Siamo riusciti a riunire a vario titolo tutte le professionalità che interagiscono o possono interagire in simili circostanze (assistenti sociali, giuristi, psicologi, neuropsichiatri infantili, etc.) per un confronto sereno sulle varie problematiche pratiche del tema.

L’evento è accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Macerata e rilascia un totale di 10 crediti formativi (suddivisi in tre sessioni).
Vi aspetto… 😉

Terremoto, bombe e …diritto: un mondo ingiusto (?)

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

I tragici fatti di questi giorni, mi hanno riportato alla mente i famosi  versi di Quasimodo che vorrei prendere a prestito per riflettere non tanto sul senso di solitudine (che pure è l’amaro prezzo che  talvolta paghiamo ad una società sopraffatta dai mezzi di comunicazione che paradossalmente finiscono per distruggere relazioni autentiche in favore di contatti solo virtuali…) quanto sul senso di estrema precarietà della nostra condizione di esseri umani.

Ormai non ci fermiamo più a riflettere sul fatto che la nostra vita è sempre attaccata ad un sottilissimo filo: ci auto-inganniamo continuamente pensando o dando per scontato che siamo noi i padroni, controllori o driver della nostra vita.

Non è così.

Ci ricordiamo di come funzionano davvero le cose solo quando si verifica un evento tragico che, immediatamente scatena i nostri moti interni di giustizia.

Non è giusto morire per una bomba, né sul posto di lavoro. E d’altronde è giusto cercare e punire i responsabili. Sia le scuole che le fabbriche dovrebbero essere posti sicuri: il condizionale purtroppo è d’obbligo e mentre per i luoghi di lavoro come nota Gabrielli bisognerà chiedersi come possano crollare opifici costruiti negli anni 2000, per gli attentati ci sentiamo impotenti.

Ci sentiamo impotenti, perché lo siamo.

Non abbiamo noi il controllo degli eventi e seppure è ovvio che le norme siano indispensabili per una società civile, non possono avere il monopolio della nostra vita; ed invece il sentimento di (in)giustizia pervade – oggi – completamente la nostra esistenza. Siamo diventati la società dei diritti, anche se per ogni diritto che si rivendica, deve esistere un corrispettivo dovere e di persone che si sentono in dovere non se ne vedono molte in giro. Almeno non tante quante quelle che si sentono dalla parte del giusto…

Piangiamo, soffriamo o diventiamo tristi quando qualcosa di improvviso e terrificante sconvolge, direttamente o indirettamente le nostre vite apparentemente calme e tranquille e… poi ricominciamo daccapo.. però senza quasi fare tesoro dell’esperienza.

Certo, si potrebbe obiettare che non sta a noi –  e qui intendo tutti i non tecnici del settore – dettare le regole per costruire case antisismiche o farle rispettare in sede di realizzazione; si potrebbe obiettare che chi mette la bomba è un folle o un criminale.

I mezzi d’informazione non ci aiutano, anzi tendono ad urlare ed esaltare le notizie creando in noi l’effetto opposto: il desiderio di cambiare canale, di voltare pagina o di arrendersi…sospirando che n0n ci possiamo fare nulla.

Il che è vero in molti casi, ma falso in altri.

Il fatto è che usiamo la parola magica “ingiustizia” in casi troppo diversi, per intensità emotiva, conseguenze economiche, fisiche o psicologiche. E soprattutto che usiamo la stessa macchina della giustizia per fare tutto questo.

Qualche giorno fa  nel programma di Rai 3 la vedova di Vito Schifani constatava disincantata i risultati di 20 anni di percorsi giudiziari ed i loro effetti.

Ci sono battaglie che devono essere combattute ed altre che, invece, non dovrebbero nemmeno essere iniziate. Eppure molte di queste ultime affollano  i nostri tribunali: mi chiedo spesso se il moto d’ingiustizia, la voglia di “vendetta” – assolutamente legale, beninteso – sottostanti – hanno mai fatto i conti con la poesia di Quasimodo.

E’ giusto impiegare la macchina della giustizia per conflitti assolutamente normali nella società umana, investendoci del tempo e risorse che crediamo di controllare?  Il filosofo Eligio Resta parla di tribunalizzazione del conflitto.

Non voglio fare il qualunquista né il dissacratore, ma riflettere seriamente sul fatto che di vita ne abbiamo una sola e che forse ogni singola azione quotidiana andrebbe davvero soppesata perché potrebbe essere l’ultima per noi, per il nostro vicino che odiamo tanto, per il coniuge o il collega che ci fa infuriare.

Nessun giudice ci potrà mai restituire il tempo che passa. Ed è poco, davvero poco.

E’ difficile e doloroso pensare che quando prendiamo la macchina la mattina, potremmo non tornare a casa la sera,  poiché ogni anno sono coinvolte migliaia di persone in incidenti sulle strade. Questo però, purtroppo, fa meno notizia, ci siamo.. abituati: oltre 200.000 incidenti, 60.000 feriti, oltre 4.000 decessi. Ogni anno.

Cambiare è difficile, ma non impossibile.

Lungi da me l’intenzione di fare spot per qualcosa in particolare: vorrei  solo fornire un’occasione di riflessione sui costi indiretti del diritto. Le soluzioni possono essere le più disparate a partire da quel “disarmo unilaterale” che funziona così bene nel mondo animale e che, invece, con sempre maggior difficoltà viene applicato in quello umano. C’è sempre un motivo per lottare, ma nessuno per far la pace…

La prossima volta che saremo coinvolti in un conflitto che è assolutamente normale (non parlo ovviamente di morti per cataclismi o omicidi) guardando in fondo a noi stessi, non potremmo trovare qualcosa… da farci perdonare…?

 

 

25 aprile: per non dimenticare…

E’ stato veramente emozionante poter osservare, sentir parlare e stringere la mano ai protagonisti di vicende drammatiche che si spera di non dover più rivivere e che talvolta sembrano così lontane che… quasi spariscono.

Sarebbe un gravissimo errore: come si dice “chi non ricorda la storia è condannato a riviverla…“.

In realtà parliamo del nostro passato prossimo che pare remoto solo perché il benessere sembra scontato, la democrazia sembra scontata,  la libertà sembra scontata.

E invece non è scontato nulla e per fortuna ci sono ancora qui Bruno e Domenico a ricordarcelo: quando gli ho dato la mano ringraziandoli sul viso è comparsa un espressione quasi di scherno, come se fosse stato tutto normale. Ed invece erano persone eccezionali: chissà oggi quante ce ne sarebbero così…

Alla manifestazione, organizzata dalla sezione intercomunale 24 marzo dell’A.N.P.I.  per commemorare il 68° Anniversario dell’eccidio di Braccano del 24 marzo 1944  hanno partecipato anche molti giovani che hanno tenuto anche un piccolo concerto: fa davvero piacere trovare persone che consolidano la memoria. Certo non c’erano centinaia di persone….eppure tutti godiamo di quella generosità. Credo sia nostro obbligo non dimenticare per onorare la memoria di quanti si sono sacrificati e per il bene delle prossime generazioni.

Grazie.

Francesca non c’è più

Mai avrei immaginato di poter scrivere un post come questo, ma purtroppo la realtà supera sempre la fantasia.Per tutto ieri sono stato combattuto sull’opportunità di farlo, poi, stamattina, controllando le statistiche del sito ho trovato che centinaia di persone hanno cercato  “Francesca Scardaoni” e Google le ha portate anche qui: non posso lasciare, allora, che sia la fredda cronaca giornalistica e l’immagine del terribile incidente a ricordare Francesca.

Prendo questo fardello con incertezza e tanto, tanto dolore, pensando a quanto debbano provarne tutti quelli che l’amavano.

Nell’immediatezza della notizia ci siamo sentiti con Monia ed abbiamo mestamente constatato l’immensa verità che spesso dimentichiamo: la nostra presenza su questa terra è davvero un battito di ciglia. Un battito durato 35 anni: niente in confronto a quello che Francesca poteva ancora dare ai suoi cari, agli amici ed a tutti noi.

Abbiamo avuto il piacere – un vero piacere – di poter collaborare con una persona splendida, piena di entusiasmo, disponibile, scrupolosa e professionale, umile ed amante della vita.

Un avvocato, conciliatore nella professione e nella vita; credo che a lei piacerebbe essere ricordata così.

Nella mia mente si affollano tanti bei ricordi ed un paio li vorrei condividere: una simulazione di mediazione in cui interpretò alla grande il ruolo di una persona coinvolta in un litigio catturando l’attenzione di tutto l’uditorio e la sua appassionata spiegazione di alcuni vini a Fermo.

Avevamo tanti progetti in testa e tante idee da realizzare.

Ci manchi e ci mancherai.