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L’importanza della lingua del contratto internazionale

L’aspetto linguistico, ovvero la scelta in merito alla lingua da utilizzare nella redazione/stesura di un contratto internazionale, è troppo sovente trascurato o in taluni casi addirittura del tutto ignorato dall’impresa che si avvicini ad un nuovo mercato estero.

Bisogna, infatti, tenere presente un dato fondamentale: nella più parte dei casi i 2 venturers commerciali si accingono a redigere il contratto internazionale in una lingua che non è la propria e in questa ipotesi è chiaro come il rischio maggiore possa derivare dal pericolo che insorgano incomprensioni dovute al fatto che le due Parti parlino, appunto, due linguaggi diversi.

Ma vi è più: allorquando, come è sempre auspicabile, la lingua utilizzata sia l’inglese essa sarà -con grossa probabilità-la lingua madre solo di uno dei due contraenti (es: impresa inglese e impresa italiana) il quale, inevitabilmente, finirebbe con l’esser avvantaggiato sull’altro.

Orbene, spesso nella pratica viene chiesto all’operatore/avvocato,consulente/giurista da parte dell’ azienda- se sia possibile redigere il contratto facendo ricorso a due lingue diverse.

Ciò può dar luogo a seri problemi interpretativi e perciò stesso è- in linea teorica- assolutamente sconsigliabile poiché per citare un esempio, l’ignoranza della lingua utilizzata nella redazione del testo contrattuale potrebbe comportare l’annullabilità dello stesso per errore (in tal senso valgano: Pretura di Torino 16 gennaio 1995, in I Contratti-1995, p. 479-Tribunale di Vallo della Lucania 21 ottobre 1987, in rassegna Diritto Civile, 1989, 454). Purtuttavia se, nonostante tali considerazioni, le parti decidessero comunque di redigere il contratto utilizzando diverse versioni linguistiche sarà necessario, allora, stabilire innanzitutto quale sia la versione che “farà fede”, ossia quella che prevale. Ciò risulta fondamentale al fine di sapere con sicurezza a quale testo ricorrere in caso di dubbi circa l’interpretazione del contratto (meglio se la lingua è l’italiano o, in ogni caso, una lingua di cui comunque l’imprenditore locale abbia un buon livello di conoscenza).

Dunque, in conclusione, un contratto potrà essere bilingue, come nell’esempio sotto riportato, ma in tal caso sarà d’ obbligo chiarire che la controparte è consapevole del fatto e dichiari espressamente di avere buona conoscenza dei contenuti del contratto stesso.

Esempio n. 1: “Le parti sono consapevoli e prendono atto di aver richiesto che il presente contratto venisse redatto unicamente nella lingua inglese.”

English Version: “The Parties herein after acknowledge that they have requested that this agreement between them should be drawn up in the english language only.”

Esempio n. 2: “Il presente contratto viene sottoscritto in 4 esemplari: 2 in inglese e 2 in italiano, ciascuno dei quali costituisce un originale del medesimo contratto.”

Simona P.

Brevetti italiani e priorità “interna”

La Legge n. 99 del 23 luglio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009 supplemento ordinario n. 136, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” ha introdotto rilevanti novità in materia di Proprietà Industriale e di lotta alla contraffazione, inclusa l’istituzione, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, del Consiglio Nazionale Anticontraffazione.
Già al momento dell’entrata in vigore del Codice della Proprietà Industriale, era prevista una delega al Governo per adottare, entro un anno, disposizioni correttive e integrative.
Tale delega è stata più volte prorogata e la Legge 99/2009 la estende fino al luglio 2010.
Passando ad analizzare il testo normativo, si può notare come l’art. 19, commi 1-8, apporti delle novità, di carattere sostanziale e procedurale, al d. lgs. n. 30 del 10.02.2005 (c.d. Codice di Proprietà Industriale).
In particolare, il comma 1 dell’art. 19 introduce:
un comma 3-bis all’art. 47 del Codice della Proprietà Industriale, in virtù del quale il deposito nazionale in Italia di domande per brevetti di invenzione e modelli di utilità “dà luogo al diritto di priorità anche rispetto ad una successiva domanda nazionale depositata in Italia, in relazione a elementi già contenuti nella domanda di cui si rivendica la priorità”. La norma sulla “priorità interna” va ad integrare l’istituto delle priorità in modo simile a quanto previsto dalle legislazioni più avanzate di molti Paesi tra cui la Francia (come risulta dal libro VI del Code de la proprieté intellectuelle) la Germania (legge 16 dicembre 1980, e successive modifiche), l’Inghilterra  (Patents Act del 1977, e successive modifiche) e gli Stati Uniti d’America la cui legge brevettuale prevede la continuation-in part, ovvero la norma che porta alla rivendicazione interna. La possibilità di utilizzare la “priorità interna” è riconosciuta solamente alle domande di brevetto per invenzione industriale ed alle domande di brevetto per modello di utilità;
una nuova versione dell’art. 134 del C.P.I. (norme in materia id competenza) che disciplina in maniera più organica a devoluzione delle controversie alla cognizione delle Sezioni Specializzate;
un nuovo art. 239 del C.P.I. (limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore) che specifica ulteriormente i limiti in relazione a quanto divenuto di  dominio pubblico.
Il comma 2 dello stesso art. 19 modifica l’art. 120 del Codice della Proprietà Industriale prevedendo che, anche nei casi di azioni per contraffazione, la sentenza possa essere emessa solo dopo che l’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) si sia pronunciato, esaminandola con precedenza, sulla domanda di concessione del titolo (precedentemente era previsto solo nei casi di azione per nullità).
E’ previsto, inoltre, che in tali casi, il giudice disponga la sospensione del processo.
I commi dal 10 al 13 contemplano l’istituzione del Consiglio Nazionale Anticontraffazione “con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni strategiche intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’insieme delle azioni di contrasto a livello nazionale”.
Le attività di segreteria del Consiglio sono affidate all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.
Il comma 15, infine, conferisce una delega al Governo per adottare, entro un anno dalla data in vigore della legge n. 99/2009, disposizioni correttive o integrative del Codice di Proprietà Industriale

ADR e ODR a Barcellona: UNICAM e UOC

Prof. L. Ruggeri (UNICAM), Prof. Aura Esther Vilalta Nicuesa (UOC) e..io

Si è tenuto nei giorni scorsi a Barcellona il workshop dal titolo “Building bridges: legal framework and principles“, organizzato dall’Universitat Oberta de Catalunya.

Ho avuto l’onere di poter illustrare la mia relazione ed il piacere di parlare a fianco di Colin Rule (Director of Online Dispute Resolution for eBay and PayPal) ed Ethan Katsh PhD. Full University Profesor. University of Massachusetts, Amherst. Director of the National Center for Technology and Dispute Resolution (NCTDR).

Il “mio”tavolo:

10.45 am.    First Working Session. ADR/ODRs: taxonomies and standards
Chaired and concluded by: Ramón Herrera Campos. Full University Professor of Civil Law, University of Almeria.

Lucia Ruggeri. Doctor. Professor of Civil Law, University of Camerino (UNICAM), Italy.
ADRs and ODRs and their taxonomy. Identifying traits.

Pablo Cortés. Doctor. Lecturer, University of Leicester, UK.
Standards for the accreditation of suppliers of ODR in the EU.

Andrea Buti. Attorney and facilitator. Specialist in Civil Law and University Lecturer, University of Camerino.
Identification of parties, verification and liability for actions in ODR systems

Graham Ross. Founder and Director of TheMediationRoom. Member of the United Nations ODR panel of experts.
Building trust online: How to adapt mediation and negotiation techniques to the virtual environment.

Professione Manager

Insieme all’amica Simona Piccioni, da tempo pensavamo ad una pubblicazione  che potesse essere una sorta di bussola operativa per Program Manager  o Contract Manager (ma anche all’imprenditore che muove i primi passi nell’internazionalizzazione dell’azienda), tesaurizzando le nostre esperienze d’aula: io mi sono occupato la parte riguardante la parte “relazionale” della contrattazione e dunque la comunicazione, le negoziazione ed il conflitto (sempre in agguato…), mentre la collega si è occupata della parte “contenutistica” e dunque delle difficoltà di inquadrare/collocare negli schemi giuridici italiani, le principali vicende di un contratto internazionale.

Beninteso: un punto d’inizio, non un punto d’arrivo..

Abbiamo cercato di semplificare sia il linguaggio che i riferimenti  tecnici, proprio per consentire un orientamento in questioni o materie che talvolta sono demandati ad altri (team legale?) con inevitabile perdita di controllo e decremento dell’efficienza.

Il testo vuol consentire a chi opera nel mercato globale di iniziare a familiarizzare in quelle competenze non tecniche, ossia non riferite alla sua preparazione specifica (magari di economista o ingegnere), che oggi è chiamato ad avere.

Puoi scaricare qui l’ebook   gratuitamente. Il libro è in vendita su Lulu: se dopo averlo letto vorrai lasciare il tuo feedback, avrai il ringraziamento anticipato degli autori 😉

Buona lettura.