Archivio della categoria: Europa

La nuova territorialità delle prestazioni on-line e il M.O.S.S.

Con il regolamento di esecuzione ue n. 1042/2013, come noto la territorialità Iva delle prestazioni B2C è destinata a cambiare. Il provvedimento del Consiglio Europeo ha previsto, infatti, lo spostamento degli obblighi di versamento dell’Iva nel paese del destinatario della prestazione a partire dal 1° gennaio 2015.  Per le prestazioni svolte con mezzi elettronici, cosiddetto Commercio elettronico diretto, il prestatore, sia esso Ue o extra-Ue, dovrà versare l’Iva, nel paese del committente. Così, ad esempio, un piccolo rivenditore di musiche on-line sarà obbligato ad identificarsi, dal punto di vista Iva, in ogni Stato in  cui effettua le sue vendite, a meno che non scelga di adottare il regime opzionale dei Mini One Stop Shop (Mini Sportello Unico IVA). Questo regime facoltativo prevede la possibilità per il piccolo rivenditore Ue di identificarsi nello Stato membro in cui ha la sede e di effettuare i versamenti Iva al solo Stato membro, quest’ultimo provvederà a girare l’Iva agli stati Ue di provenienza del consumatore finale. Anche il piccolo rivenditore extra-Ue sarà tenuto a versare l’Iva in tutti gli Stati in cui eseguirà la sua prestazione, in questo caso il rivenditore extra-ue, se vorrà accedere al regime opzionale dei M.O.S.S., dovrà procedere all’identificazione in un solo stato membro da lui prescelto e tramite questo Stato effettuerà i versamenti dell’Iva. L’ Agenzia delle Entrate ha reso possibile la registrazione al regime Mini One Stop Shop già dal 1 ottobre 2014, anche se sarà valida solo per l’anno d’imposta 2015, in quanto solo dal 1° gennaio 2015 entrerà in vigore la nuova territorialità. L’opzione è facoltativa, ma sarà valida per l’esercizio di opzione e per i due successivi in tutti gli Stati membri Ue.

 

L’Europa applica le linee guida dell’Ocse in materia di commercio elettronico

Nel luglio 2001 l’Ocse ha pubblicato un articolo sul “Oecd Observer” in merito alle conferenze sull’ITC ed il commercio elettronico. In questo articolo si spiegava come il motore del commercio elettronico è la “fiducia del consumatore e degli utilizzatori del commercio elettronico”; e si poneva l’accento sulle seguenti azioni che avrebbero portato all’incremento di tale fiducia:

  • Aumentare gli strumenti di difesa del consumatore, come l’utilizzo della ADR Alternative Dispute Resolution e la tutela della privacy;
  • Revisionare e valutare,  attraverso workshops,  i progressi del primo anno nell’attuazione “Linee guida per la tutela dei consumatori nel contesto del commercio elettronico”  stilate nel Dicembre 1999;
  • Studiare metodi di pagamento elettronici sicuri;
  • Diffusione delle informazioni per favorire processi decisionali dei consumatori consapevoli;     
  •  Un “Codice delle leggi a tutela dei consumatori, delle politiche e degli usi e consuetudini vigenti nei paesi membri dell’OCSE”   Continua a leggere

La Conferenza “Card, internet and mobile payments” ed il futuro del commercio elettronico.

Con la Conferenza per pagamenti con carta, Internet e Mobile tenutasi il 4 Maggio 2012 a Bruxelles, la Commissione Europea ha aperto il dibattito in merito alla proposta del Libro Verde sui pagamenti nella Comunità Europea pubblicato l’ 11 gennaio 2012. Come noto la Green Card è una proposta operativa che una volta esaminata dai paesi membri può diventare proposta legislativa comunitaria. Lo scenario futuro che si prospetta attraverso questa linea guida della Commissione Europea prevede l’avvento di un nuovo sistema di pagamenti integrato in tutti i paesi aderenti, tramite carte di credito e prepagate, internet e smarthphone.

Già dal 2002 il progetto di creazione di un’area per i pagamenti comunitaria, denominato SEPA (Single European PAyment Area), è stato dato in gestione dalle banche centrali,  ma dagli interventi alla Conferenza emerge che oggi trova maggior vigore, in quanto motore per la crescita dei paesi aderenti,  come sostenuto da Joaquin Almunia (Vice Presidente della Commissione europea responsabile per la politica di concorrenza) e da Daniela Russo (Direttore Generale Pagamenti e infrastrutture di mercato della Banca centrale europea) nei loro discorsi alla Conferenza di Bruxelles.

Ma perché una proposta del 2002 dovrebbe oggi trovare maggior appoggio alla sua realizzazione dato che fino ad ora si è parzialmente realizzata? E questo come darà impulso al commercio elettronico? Per rispondere Daniela Russo (BCE) si rifà ad un’intervista a Christine Lagarde (Direttore Generale dell’FMI), quando afferma che la crisi europea non ha altra soluzione che quella di  incrementare l’integrazione e questo vale anche per i pagamenti. Ne deriva che una integrazione dei mezzi di pagamento, servendosi delle nuove tecnologie, determina una maggiore facilità per i cyber-utenti di effettuare i loro acquisti on-line con efficienza e sicurezza.

L’integrazione e la modernizzazione dei pagamenti al dettaglio è una necessità di pubblico interesse, in quanto recenti studi hanno dimostrato che la migrazione ad un efficiente sistema elettronico di pagamenti permette di risparmiare risorse pubbliche, ma soprattutto di incrementare la crescita, il consumo  ed il commercio, in particolare quello elettronico.

Per far si che il SEPA sia portato a termine è necessario, secondo Daniela Russo, che:

  • le banche siamo in grado di trattare larghe masse di dati del SEPA payment, in particolare gli SDD.
  • si diffonda la consapevolezza che il SEPA porta benefici a tutti i livelli, anche quelli più operativi e non solo nelle grandi corporation IT.
  • i produttori di software competano attivamente, in libera concorrenza, per dare un reale supporto alle banche nella gestione del SEPA.

La BCE reputa che la migrazione al SEPA dovrà essere univoca in tutti i paesi, per poter garantire i benefici agli utenti finali e si sta adoperando per individuare gli strumenti più adatti per supportare la trasparenza pan-europea del processo di migrazione SEPA(ad esempio attraverso un sito web che compari in forma tabellare la situazione del SEPA nei diversi stati).

Ma quali sono gli ostacoli che fino ad ora hanno impedito la migrazione al SEPA?

L’unico vero grande ostacolo è dato dalla diffidenza dell’utente nei nuovi strumenti di pagamento, da qui nasce la necessità di contemperare l’efficienza e la sicurezza delle operazioni in internet o tramite servizi mobili. Nel 2010 è stato creato il Secure pay, un forum europeo sulla sicurezza dei pagamenti dal quale sono scaturite una serie di raccomandazioni sulla sicurezza dei pagamenti via Internet ed una consultazione pubblica su queste raccomandazioni è stata lanciata il 20 aprile 2012. Ma qualsiasi altra iniziativa, anche di tipo governativo, è ben accetta. Perché il nodo fondamentale dell’integrazione è la condivisione di tutte le parti coinvolte dei benefici che questa porterà.

Da questi interventi prestigiosi emerge dunque un futuro in crescita per il commercio elettronico, soprattutto in vista della integrazione dei pagamenti nell’area euro, secondo quanto stabilito dalla Green Card: Card, internet and mobile payments e dalla Conferenza di Bruxelles del 4 maggio 2012.

Come redigere nel modo più opportuno un contratto di agenzia in Francia?

Una e-mail inviatami il mese scorso da un cliente del settore calzaturiero- con sede nelle Marche- mi offre lo spunto per la redazione di questo articolo.

Ricevo l’ e-mail, con la quale il cliente, prossimo alla stipula di un contratto di agenzia con un agente francese, mi tempesta di domande : “Cosa prevede la normativa francese sui contratti di agenzia? È possibile, redigere almeno una versione del testo del contratto in inglese …ma che terminologia utilizzare?.. …eppoi… si può far riferimento alla legislazione italiana, pur designando un agente francese….? …Conviene scegliere come foro competente un tribunale francese o quello italiano….o si potrebbe, invece, designare un arbitro..?Continua a leggere

Cambia drasticamene la competenza giurisdizionale dell’ esportatore italiano in ambito UE

E’ dell’ ottobre scorso l’ultima, sorprendente novità in tema di giurisdizione, che trae spunto dalla vicenda di un esportatore italiano che si trovi ad operare in un contesto comunitario.

Essa è contenuta in un’ ordinanza emessa ad opera della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite- che vuole che l’esportatore italiano- al fine di recuperare il proprio credito in caso di insolvenza del debitore-debba rivolgersi al giudice dello Stato del compratore.

E’ quanto ha statuito l’ordinanza n. 21191 del 5 ottobre 2009.

Ma sino ad oggi quale disciplina…?

Facendo un piccolo passo a ritroso, noteremo come la materia sia da sempre regolata dal Regolamento CE 44/01 sulla competenza giurisdizionale. Esso statuisce con chiarezza come, in materia contrattuale, se manchi una clausola di deroga del foro formalmente valida e qualora si voglia agire contro un soggetto comunitario, il giudice competente sia quello dello Stato in cui si trova tale soggetto.

Segue, all’art 5, una deroga a tale principio in forza della quale, qualora si tratti della compravendita di beni, sarà possibile citare un soggetto comunitario anche dinanzi al giudice del luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto.

Tale inciso è stato poi nel tempo oggetto di duplice interpretazione per cui per “luogo di consegna” può intendersi:

1.quello estrapolato seguendo un’accezione giuridica

2.oppure quello che scaturisce da un’interpretazione resa in senso economico e fattuale.

La prima interpretazione trova la sua fonte più autorevole nella Convenzione di Vienna del 1980 che stabilisce che il luogo di consegna coincide con quello in cui i beni sono stati consegnati al primo vettore per il trasporto al compratore, salvo diverso accordo tra le parti

Purtuttavia i Tribunali italiani, all’atto di riempire di significato il termine “luogo di consegna”, si sono ultimamente mossi in senso contrario, preferendo aderire piuttosto alla seconda interpretazione fattuale del concetto di “luogo di consegna”.

E dunque, in conclusione, si fa attualmente riferimento al luogo in cui i beni vengono fatti entrare nella materiale disponibilità del destinatario, a prescindere dal diverso luogo in cui eventualmente il vettore sia stato incaricato della presa in carico delle merci.

Conclusioni certamente opposte rispetto a quelle indicate dalla Convenzione di Vienna: giudice competente a conoscere delle domande fondate su un contratto di compravendita internazionale sarà, perciò, quello ove si trova il luogo finale di destinazione delle merci.

Ma cosa cambia in concreto…?

In buona sostanza, l’imprenditore italiano che esporta, per recuperare il credito vantato si vede oggi costretto ad agire di fronte al giudice straniero, sotto la cui giurisdizione si è perfezionata la consegna delle merci.

Questi, per sintetizzare i punti salienti della fattispecie in esame:

1.un’impresa straniera ordina delle merci ad una ditta italiana per un cospiquo corrispettivo

2.quest’ultima provvede alla consegna delle merci al vettore presso il proprio stabilimento

3.ricevuto la merce, la ditta straniera non paga

4.l’imprenditore italiano avvia allora un’azione giudiziaria in Italia per il recupero del proprio credito

5.la straniera eccepisce in giudizio il difetto di giurisdizione del giudice italiano

6.la Corte di Cassazione conferma l’eccezione, impone al venditore italiano di rivolgersi al giudice straniero per il recupero del proprio credito.

A questo punto che soluzione adottare…?

Ebbene, non resta che consigliare all’ esportatore italiano di agire in via preventiva al fine di “plasmare”i propri contratti in maniera oculata, cercando di inserire all’interno degli stessi e dunque in un ‘apposita clausola, un luogo di consegna o un foro competente che, il più delle volte finirà per esser non gradito alla controparte….