Caso Vivi Down, condanna Google; responsabilità intermediari. Ma di cosa parliamo?

Nessuno lo sa.
Le motivazioni della sentenza non si conoscono, eppure in tanti si affannano a schierarsi: chi contro e chi a favore..
E io mi chiedo: ma come è possibile schierarsi, in questo momento?
Non si potrebbe attendere di leggere le motivazioni? Da che cosa nasce questo bisogno di (s)parlare subito di qualsiasi notizia? Commentare..tanto per commentare…!?
Non sto dicendo che la notizia non va data, né che potenzialmente potrebbe trattarsi di una decisione assai pericolosa..dico solo che le possibilità che la sentenza lo sia davvero – allo stato – sono pari a quelle di predire un temporale in un certo luogo..tra un mese. Certo potrei azzeccarci, ma sarebbe un puro caso.. E potrei pure dire, a temporale avvenuto, che sono stato bravissimo a fare la previsione..

Non potendo parlare del merito della vicenda..per mancanza di materia prima..mi viene però da svolgere una considerazione : scorrendo qua e la un po’ di commenti sull’argomento, si nota subito come il conflitto sia una componente naturale delle relazioni umane. Anche quando non c’è nulla di cui parlare (o forse proprio per questo) si scatena una certa violenza verbale che pur senza scendere nell’offesa o nell’ingiuria, conduce comunque all’attacco personale. C’è chi vuole imporre il proprio punto di vista criticando non tanto le argomentazioni dell’altro, quanto invece denigrando l’autore di idee diverse dalle proprie. Analizziamo al frase:

Cerca di ragionare prima di scrivere certe castronerie!

Non cito volutamente quanto precede, poiché ..potrebbe esserci scritto qualsiasi cosa..e non farebbe comunque differenza: è il modo di comunicare che mi interessa analizzare..non il contesto.

In una sola riga 2 attacchi:

1) cerca di ragionare

2) scrivi castronerie

A livello di meta-comunicazione risulta: “non sei capace di ragionare né di scrivere cose sensate“.

L’assurdo di tale modo di comunicare è che l’autore dell’attacco fa la stessa cosa che ha fatto l’attaccato: ha espresso una personale opinione basata su ipotesi (non un’analisi di fatti) che in quanto tale non può che essere soggettiva. Ed allora perché una dovrebbe essere giusta e l’altra sbagliata? Quale metro si dovrebbe utilizzare per misurare una siffatta (presunta)  “correttezza”?

Perchè dipingere il diverso come uno stupido? E’ forse un esempio di “razzismo intelletuale” ?

Tutto molto coerente: in un paese in cui parecchi si sentono “il miglior allenatore” di una squadra di pallone, non deve meravigliare che in tanti si sentano  “il miglior giudice”…

Come allenatore nn so..ma come giurista mi dovrei sentire un fallito: 4 anni di giurisprudenza, 3 di specializzazione..quasi 17 di professione…e non sono in grado di commentare una sentenza che tutti commentano..

E invece mi sento stranamente sereno, ma..dispiaciuto: per quanto poco ci voglia a litigare e per come sia, invece, difficile capire come esporre le proprie idee senza “aggredire” chi non la pensa come noi..

Credo che questa mancanza di tolleranza sia un fenomeno assai preoccupante  e mi chiedo come si potrebbe ovviarvi..

Mi consolo, pensando, che, almeno, capire dove sia il problema, possa essere un primo passo per capire come risolverlo..

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