Avvocatura: mediation divide?

Pare proprio che quello tra la mediazione e l’avvocatura sia un matrimonio da non celebrare. Anche se fortunatamente c’è una piccola (piccolissima..?) minoranza che non la pensa così. Dunque siamo di fronte al classico “divario”: chi la ama e chi la odia..Un po’ come la banda larga.. o le tecnologie chi ce l’ha.. e chi non ce l’ha..

Ricevo, come molti colleghi, una newsletter dal CNF (Consiglio Nazionale Forense, la nostra massima istituzione)  e leggo con grande stupore due notizie che la dicono abbastanza lunga sulla posizione attuale dei vertici dell’avvocatura (e forse di gran parte dei professionisti forensi..). La prima è che:

1) Il Consiglio nazionale forense, nella seduta amministrativa del 10 dicembre, dopo ampia discussione, ha deliberato di non riconoscere crediti ai fini della formazione continua (regolamento sulla formazione continua, luglio 2007) ai corsi per l’acquisizione della qualifica di “mediatore”.

La seconda è relativa ad un modello di regolamento inviato ai diversi Consigli dell’Ordine dislocati sul territorio:

2) Nell’ipotesi in cui è prescritta l’assistenza tecnica in sede giurisdizionale, le parti non possono partecipare al procedimento se non con il ministero di un difensore

Quanto sub 1) rispecchia la “politica”, ma mi sembra abbastanza illegittimo: davvero si può sostenere che in 50 ore un avvocato non impara un tubo?

Una cosa, una.. la vorrà imparare ??

Boh..? Non mi posso definire basito solo perché è arcinoto che la realtà supera sempre la fantasia e poi perché sono mediatore: rispetto sempre le opinioni degli altri, senza sindacare. Ma stavolta.. faccio davvero una gran fatica e francamente non riesco a capire un atteggiamento “a priori” come questo!

Dubito anche che la previsione possa avere l’efficacia “dissuasiva” che persegue: i corsi continuano ad esser molto frequentati, chi è interessato davvero, non lo fa certo per i crediti e gli stessi ordini hanno problemi di “organico” poiché non hanno mediatori a sufficienza. Il tutto è inoltre abbastanza contraddittorio: da un lato si approva il regolamento… e dall’altro si fa ostruzionismo…? E questo si ricollega al punto 2)

Quanto sub 2) infatti potrebbe rivelarsi un autentico boomerang: se le parti non possono rivolgersi agli Organismi di mediazione presso i Consigli dell’Ordine se non con il ministero di un avvocato.. cosa dovrebbero fare coloro che vogliono andare in mediazione senza avvocato… se non rivolgersi a qualcun altro?

I Consigli dell’Ordine non hanno mica l’esclusiva.. Anche se avevano una corsia preferenziale: l’iscrizione al Registro facilitata ai sensi dell’art. 18 del d. lgs. 28/2010 (“I consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale, avvalendosi di proprio personale e utilizzando i locali loro messi a disposizione dal presidente del tribunale. Gli organismi presso i tribunali sono iscritti al registro a semplice domanda, nel rispetto dei criteri stabiliti dai decreti di cui all’articolo 16“) .Ma tant’è…

Vorrei infatti segnalare che i corsi per mediatori sono sempre più frequentati da notai, commercialisti, tecnici, medici legali e semplici laureati: se l’avvocatura chiude le porte.. qualcun altro le aprirà; anzi si creeranno nuove porte. Non è poi troppo complicato creare un organismo.. Ad oggi nel Registro risultano iscritti 141 organismi e da quando la legge è stata pubblicata il loro numero  è praticamente raddoppiato.. Pochissimi quelli forensi: Roma, Pescara, Ancona, Bari, S. Maria Capua Vetere, Pesaro, Brescia, Perugia, Nola, Nocera Inferiore, Monza.

Tutto questo rinchiudersi dell’avvocatura su se stessa, temo che porterà solo ad un ulteriore allontanamento/perdita di clienti: un effetto che certamente non dovrebbe essere perseguito…in un’ottica di protezione della categoria (volendo mettersi – senza necessariamente condividerla – in prospettiva corporativistica…)

Tra poco più di 3 mesi (salvo proroghe che non si vedono ed escluso che possa essere usato il milleproroghe..come ha dichiarato la Dr.sa Iannini – Capo Ufficio Legislativo Ministero della Giustizia – recentemente) la mediazione obbligatoria dovrebbe partire.. e le parti litiganti a chi si rivolgeranno?

Talvolta una tentata soluzione al problema crea un altro problema o aggrava notevolmente quello iniziale: ma queste considerazioni sono appannaggio di studiosi che non si occupano di diritto e quindi il semplice parlarne è irrilevante..per il CNF.. :-(

Auguri a tutti di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Un pensiero su “Avvocatura: mediation divide?

  1. Gian Marco Boccanera

    Caro Andrea,
    secondo me ogni professionista del diritto dovrebbe dare il proprio contributo all’istituto della conciliazione. E in primo luogo gli avvocati che non devono chiudere le porte a quella che per la loro categoria rapresenta una grande opportunità professionale. Prima di capirlo però, bisogna “vederlo” con una buona dose di lungimiranza.

    Potremmo discuterne insieme anche sul Gruppo LinkedIn: “Conciliazione e Creatività: Professionisti negoziatori di parte” (http://www.linkedin.com/groups?mostPopular=&gid=3529892). Il gruppo è aperto al contributo di chiunque e i Vs commenti saranno preziosi.
    Gian Marco Boccanera, dottore commercialista in Roma.

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